Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Risarcimento per femminicidio? Non ce ne frega niente!

Dell’elemosina di stato ce ne freghiamo, l’abbiamo sempre detto. Quello che però torna ad essere chiaro è quanto sia inutile e normativa la legge contro il femminicidio. Le somme spettanti sono descritte QUI, con un appunto:

qualche migliaio di euro in più spetterebbero alle vittime di femminicidio così come il termine viene usato nella legge, ovvero per le vittime uccise da un coniuge o da persona con la quale aveva un legame affettivo. Si intende che se una donna viene uccisa da uno sconosciuto o da un semplice collega, un amico, un cliente, non è egualmente risarcita o per lo meno non lo sarà la sua famiglia.Una sex worker uccisa dal cliente non sarà definita vittima di femminicidio e così neppure una trans vittima di violenza di genere.

Ma esiste un motivo per cui il grumo catto fascio che ha voluto e votato quella legge ha ristretto la questione della violenza di genere al “femminicidio” usandolo come brand e intendendolo solo come omicidio della femmina. Violenza di genere alle persone destrorse e anche a quelle catto comuniste non è sembrata una definizione adeguata. Perché? Perché violenza di genere è quella violenza che viene realizzata contro persone costrette nel proprio ruolo di genere. Incluse le vittime gay, lesbiche, trans, uomini, donne altre che non sono state definite risorsa (giuro che è così) da chi aveva il potere di delineare il quadro del “danno economico” che la morte di una madre e/o moglie rappresenta per lo Stato. Non perché dunque è stata uccisa una donna ma perché morta quella viene a mancare una persona che altrimenti avrebbe svolto il ruolo di cura, di badante, di madre, di moglie, gratuitamente in sostituzione di uno Stato che non fornisce servizi.

Che dire poi della cifra dedicata al risarcimento per lo stupro. Il fatto è che a quanto pare se sei vittima di stupro e disgraziatamente non crepi allora non vali un risarcimento adeguato. Inoltre quei soldi mi chiedo perché non li attribuiscano alle vittime di violenza ancora vive, giacché uno dei problemi e degli ostacoli più grandi per le donne vittime è quella di poter lasciare casa e rifarsi una vita. Niente lavoro, niente casa, niente di niente salvo una pacca sulle spalle o un rimprovero se non denuncia e non si trascina per anni in processi inconcludenti e allora come potrebbe una donna dipendente economicamente, per esempio, dal marito, andare via e rifarsi una vita altrove? Come potrà una donna, che deve ricominciare da zero, come avesse subito uno tsunami, un terremoto a spazzare via ogni cosa dalla sua vita, sopravvivere a tutto se non si ritiene di dare più attenzione al reddito che ad altra fuffa di Stato?

Uno dei punti osceni della legge è quello che dovrebbe riguardare la prevenzione, educazione al rispetto dei generi, campagne informative, possibilità di attingere a fondi per garantire un servizio di assistenza laica realizzata da altre donne. Nulla di tutto ciò viene preso in considerazione e nulla, ancor di più, è stato o viene fatto incrociando i numeri delle violenze con le cifre delle persone a basso o a nessun reddito. Prima il reddito e la casa, per una maggiore autonomia, per fare in modo che la donna sia libera di scegliere di andare via, lontano dal proprio carnefice. Inutile lavarsi la coscienza usando il pinkwashing, la violenza sulle donne come brand per fare gonfiare l’ego di uno stato paternalista e repressivo. No securitarismi e repressione, l’abbiamo sempre detto, perché quel che serve è che le donne siano svincolate dalla dipendenza economica, che possano mantenersi da sole. Perciò nelle assemblee di NON UNA DI MENO si parla di reddito di esistenza, indispensabile se vuoi salvare qualcun@. Diversamente si continua a fare marketing istituzionale e a finanziare l’industria di salvataggio, più risorse per lo schema repressivo, più tutori, più controllo.

Non ci servono i protettori di stato. Non ci serve l’elemosina e non si capisce chi abbia chiesto e a quanto pare ottenuto questa ulteriore decisione realizzata senza che abbiano consultato le donne che si occupano di questo.

Quando si smetterà, dico, di legiferare sulla pelle delle donne, sulla pelle delle vittime, senza che ad esse sia mai data voce e attenzione? Fate un po’ voi.

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