Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze, Ricerche&Analisi, Violenza

Non basta parlare di appropriazione culturale

Immagine di: Alannah Giannino

 

By Ijeoma Oluo Tradotto da Sara Elena

(Articolo in lingua originale QUI.)

Qualche settimana fa, mi sono ritrovata con un gruppo a discutere di uno spettacolo che avevo visto la settimana prima. Lo spettacolo, Disgraced, è un’opera molto interessante e estremamente complessa che parla di razza, religione e genere. Di quello che era successo sul palco davanti ad un pubblico a maggioranza bianca a Seattle, ci sarebbe stato moltissimo di cui parlare tra di noi.

E invece stavamo parlando di appropriazione culturale. Solo ed esclusivamente appropriazione culturale.

Questo perché, oltre a tutto quello che succede durante lo spettacolo, una delle parti principali era interpretata da una donna bianca, un’artista “attratta” dall’arte religiosa islamica da cui prendeva ispirazione per il suo lavoro. Perciò, in uno spettacolo pieno di orripilanti preconcetti su razza e religione, e violenza gratuita sulle donne, noi ci eravamo fissati sull’ossessione della donna per l’arte islamica.

Che perdita di tempo per tutti i partecipanti. Che opportunità persa.

Non lo dico perché penso che l’appropriazione culturale non sia reale: è molto reale. Non lo dico perché l’appropriazione culturale non sia dannosa: è dannosissima. Non lo dico neanche perché non penso che le persone che si appropriano della cultura di quelli meno privilegiati e si rifiutano di smetterla quando messi di fronte ai fatti non siano pezzi di m&rd@: lo sono per certo.

Dico questo perché abbiamo impostato la discussione sull’appropriazione culturale in maniera tale che, in realtà, non facciamo altro che confermare la Supremazia Bianca, proprio quella che permette tale appropriazione.

Pensiamo per un momento al concetto di appropriazione culturale: non si tratta solo dell’uso improprio dell’arte e della cultura di un gruppo di persone, perché tutti potrebbero farlo e si chiamerebbe arte di m&rd@. L’appropriazione culturale è l’uso improprio dell’arte e della cultura di un gruppo di persone da parte di chi ha il potere di ridefinire quell’arte e, nel farlo, di allontanarla dalle persone che l’hanno originariamente creata. Usando un trito e ritrito esempio dell’hip-hop, un rapper di m&rd@ nero è solo un rapper di m&rd@ che svanirà nell’oblio lasciandosi dietro niente più di tracce registrate e mai suonate disperse fuori dalle discoteche. Un rapper di m&rd@ bianco vince Grammys e viene messo in evidenza come esempio di buona musica rap.

Quello che eleva l’artista di m&rd@ bianco sia sopra all’artista di m&rd@ di colore sia all’artista di talento di colore non è l’atto di fare arte in sè, ma il sistema di privilegi e oppressione che valuta molto di più il lavoro dell’artista di m&rd@ bianco rispetto a quello dell’artista di talento di colore.

In uno scambio di idee egualitario e aperto, in un mondo egualitario e aperto, l’appropriazione culturale non esisterebbe. In un mondo in cui il pubblico apprezza e ascolta per davvero le culture differenti, l’arte allontanata dalle proprie radici culturali non sarebbe allettante. In un mondo senza gerarchie di tonalità di colore della pelle o di religione, un artista di m&rd@ di qualunque colore svanirebbe nell’oblio.

Così come per molti altri problemi sistemici, come ad esempio la violenza da parte della polizia o la mancanza di diversità in film e televisione, l’appropriazione culturale è un sintomo, non la causa, di un ordine mondiale oppressivo e sfruttatore. E sì, questi sintomi veramente rinforzano i sistemi che l’hanno creato (la violenza della polizia rafforza la supremazia bianca attraverso paura e violenza, il che porta ad un aumento della violenza da parte della polizia), ma liberare la società da questi singoli fattori non scalfisce il sistema di oppressione che li ha creati.

Sia ben chiaro, non sto dicendo che si debbano ignorare le questioni come la violenza della polizia. Quello che voglio dire è che, così come con l’appropriazione culturale, dobbiamo individuare le cause della violenza della polizia.

Quando le persone bianche, con tutte le buone intenzioni, dicono: “aiutami a definire l’appropriazione culturale così so cosa posso e cosa non posso fare”, quello che implicano, anche se non ne sono consapevoli, è: “aiutami a capire come perpetuare questo sistema di privilegi e oppressione senza sentirmi in colpa”. E, nella nostra discussione, noi forniamo queste regole. Provvediamo a costruire un percorso per continuare a vivere in un mondo che continua a privilegiare l’essere Bianchi a discapito delle Persone di Colore. Chi si rifiuta di preoccuparsi dei propri atti di appropriazione culturale e chi si preoccupa solamente di non rubare il lavoro di chi è meno privilegiato fa sempre parte dello stesso sistema; i primi sono solamente ancora più s7r0nzi.

Quando parliamo dell’ultimo film i cui personaggi originariamente di colore sono stati tramutati in attori bianchi e il razzismo disgustoso dei suoi creatori, dobbiamo anche parlare della mancanza di diversità di scrittori, registi e dell’esecutivo. Dobbiamo parlare del pubblico che andrà a vedere i film in questione e invece di domandarci semplicemente “dove sono le persone con la pelle scura?”, dobbiamo parlare della disparità del potere d’acquisto del pubblico, che porta le case cinematografiche a preferire un gruppo invece che l’altro. Dobbiamo parlare del sistema economico che crea tale disparità. Dobbiamo parlare della gerarchia culturale e dell’esclusività Bianca che dice al pubblico bianco che non può immedesimarsi in personaggi dalla pelle scura. Dobbiamo parlare del perché questo potrebbe essere vero. Dobbiamo parlare dei libri di storia che portano a credere che tutto ciò che c’è di meraviglioso nella storia umana è stato creato dai Bianchi.

Un mondo in cui le persone bianche non faranno più film in cui anche personaggi storici di colore sono interpretati da attori bianchi, sarà sempre un mondo governato da persone bianche. Ma un mondo in cui le persone bianche non potranno più far successo con film in cui si imbianca la storia delle persone di colore, quello è un mondo cambiato.

Allo stesso modo, l’appropriazione culturale va opposta, ogni singola volta, senza esitazioni o scuse. Però, la lista di persone e sistemi da opporre dovrebbe essere più ampia e più profonda. Dobbiamo opporci a tutto il sistema, anche ai nostri cuori e alle nostre menti. Non è così spaventoso come sembra all’inizio. Sì, ci vuole un po’ più di lavoro per cambiare il sistema sottostante invece che solo i sintomi belli chiari di quel sistema. Ma lottare per cambiare i libri di testo dei bambini delle elementari così da poter rappresentare la storia vera e variegata del nostro mondo farà in modo che l’appropriazione culturale diventi un ricordo del passato. Invece di (o meglio, oltre a) richiedere una lista di modi per non appropriarsi di altre culture, le persone bianche interessate dovrebbero trovare modi per smantellare il privilegio vero e proprio, quello che rende possibile l’appropriarsi di altre culture.

I razzisti, gli omofobi, i classisti, i misogini e altri bigotti potenti non si ergono da piattaforme di odio e ignoranza, ma da una gerarchia socio-economica che continuerà a dare la priorità a loro su alcuni e sotto altri per un semplice e irremovibile avanzamento della stessa. Il sistema si crea da solo risorse e scopi. Gli basta poco per rimuovere una pedina dal proprio posto della scala perché tanto ha infinite riserve da mettere al suo posto. Per cambiare la gerarchia, dobbiamo abbattere con il martello pneumatico le colonne portanti che sostengono il sistema.

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