Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Grisélidis Réal celebra le lotte delle lavoratrici del sesso

Dalla postfazione di “Il nero è un colore”, Grisélidis Réal (1929-2005), donna incredibile, tra le prime agitatrici del movimento delle lavoratrici del sesso in Francia e in Svizzera, scrittrice, poetessa.

Questo è un testo sulle lotte che sta alla fine della sua autobiografia, “Il nero è un colore”, che tra l’altro sarà presto edito in italiano da Keller!

Traduzione di Elisabetta Garieri

 

Tutto è vivido, intarsiato nell’anima e nella carne : la paura, le botte, i Neri, la musica, la danza, i muri della prigione. Come una profonda fraternità invisibile che mi lega a quelli che ho amato.
Il tempo è scorso come l’acqua. Le tracce sono intatte, pulite e cesellate nella memoria.
Oggi altre strade mi abitano, e come un tempo uomini solitari, perlopiù stranieri, vengono la notte a bussare alla mia porta e poi se ne vanno soddisfatti e furtivi.
Non mi nascondo più. I tempi sono cambiati, ci siamo rivoltate. É stato necessario, di fronte al mondo, che migliaia di donne uscissero dalla notte e parlassero, scrivessero, si riunissero – sotto maschere a volte ma anche a volto scoperto – e gridassero la propria verità, la propria vita. Sono state ascoltate, messe a tacere, contestate. Hanno voluto zittirle, ma la loro voce è stata più forte. É stato necessario vederle, sapere che esistono, che non sono più schiacciate nell’ombra come scarafaggi.
É stato a Parigi, quattordici anni fa, in una cappella di Montparnasse, che mi sono data alla rivoluzione, con le mie sorelle dannate. Da allora, non le ho mai lasciate. La rivoluzione ci ha prese e non ci lascerà più, fino all’ultimo respiro. Questa rivoluzione infiamma il mondo intero.
Mai più ci ruberanno i figli. Non saremo più disprezzate, cacciate, imprigionate, uccise.
Non sbatteranno più i nostri amanti in prigione. Il rispetto si srotolerà ai nostri piedi come un tappeto di velluto su cui cammineremo scalze senza farci male, felici, trionfanti.
Anche se bisogna ancora dar battaglia, fino allo sfinimento, pagare ancora, pagare sempre, con il sangue, con la vita. Il denaro che ci prendono è duro da guadagnare, ancor più da sacrificare.
La libertà non ha prezzo. Lo sappiamo, la libertà e la nostra forza e la nostra speranza.
A passo di lupe, a passo di tigri e d’uccelli, cammineremo sulla luna al bisogno, conquisteremo lo spazio che ci spetta, noi che siamo l’unguento sulle ferite, l’acqua nel deserto, profumate, scintillanti, offerte e ferite, dolci e violente, donne e maghe, principesse dei nostri sensi e del desiderio degli uomini.
A Parigi, nella cappella di Saint-Bernard, a Montparnasse, in questo inizio del mese di giugno del 1975, cinquecento donne erano riunite, pallide, risolute, certe non avevano più voce a forza di gridare. Per accoglierle i preti avevano ricoperto di stoffa le statue della Vergine e dei santi. La quarta notte, la polizia le ha sbattute fuori a colpi di manganello.
Non ci arrenderemo. La lotta continua, attraversa gli oceani, brucia la pagina, gli schermi, i muri. Non cammineremo mai più per le strade come bestie braccate, non saremo più violentate, né in macchina né da nessuna altra parte.
A tante amiche scomparse, morte di solitudine, del dono di troppo amore, mai ricevuto in cambio : in loro memoria io dico che le hanno uccise la quotidianità e il disprezzo della gente.
Ed erano belle, generose, piene di talento e di mistero, attorniate da tutti quelli che avevano bisogno di loro, che avevano fame delle loro carezze, della loro tenerezza, della loro pazienza infinita, del loro sapere, del loro potere.
Davanti alla loro morte, non c’era nessuno. Qualcuno degli amici e noi le sorelle perdute, a piangere senza un gesto davanti al loro corpo tornato all’oblìo. Sottratto per l’eternità alle migliaia di mani che l’avevano percorso.
Quanto silenzio, sotto quei fiori. E l’infanzia che risaliva da loro a noi, intessuta d’organo e d’incenso, attraverso antiche preghiere, e vite troppo vissute.
E che immensa liberazione, la fine della loro sofferenza, per sempre evase da questo mondo troppo duro.
Dormite in pace, costellazioni infrante.

Ginevra, 24 agosto 1989

 

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