Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

Intolleranza e mistificazioni delle “femministe” abolizioniste (della prostituzione)

Illustrazione di Moira Murphy Fonte.

 

Ancora su femministe radicali sex workers escludenti (Swerf) e sex workers autodeterminate, che scelgono di vendere servizi sessuali, che vengono disconosciute e insultate. Una recente discussione ha attivato uno strascico in cui l’intolleranza prosegue via social, per bocca delle – più o meno – stesse persone che volano di pagina in pagina per dettare il verbo abolizionista – guai se non la pensi come loro – con disinformazione, mistificazione, violenza “argomentativa” e disonestà intellettuale senza eguali. In particolare la discussione alla quale mi riferisco, che potete trovare per intero sulla pagina di Maschile Plurale, da tempo ormai colonia tiranneggiata da abolizionist* intolleranti, parte da quel che è successo a Roma e insiste sugli stessi argomenti di sempre.

Cosa è successo a Roma? Vi lascio alcuni link del collettivo di femministe e sex workers autodeterminate Ombre Rosse nei quali raccontano di aver organizzato un flash mob silenzioso per opporsi agli argomenti di una iniziativa abolizionista durante la quale una “sopravvissuta” invece che parlare solo della propria rispettabilissima storia ha generalizzato fornendo argomenti alle abolizioniste che malamente hanno reagito alla presenza silenziosa del gruppo femminista. In particolare raccontano di essere state cacciate e spintonate a suon di “prostitute, prostitute”, come leggo da loro commenti e racconti, e che i loro volantini sono stati strappati. Dunque chi ha paura di sex workers che con il proprio corpo e le proprie idee tentano di rendersi visibili, autorappresentandosi, nel corso di una iniziativa durante la quale vengono invisibilizzate, la loro esperienza negata, la loro scelta sovradeterminata e disconosciuta?

Pratica femminista vorrebbe che si riconoscesse l’altra, quella diversa da te, e il punto non è che le sex workers parlino per sé quanto il fatto che le abolizioniste ritengono le sex workers autodeterminate una minaccia alla loro costruzione ideologica autoritaria. Esse ritengono che non esista alcuna sex workers per scelta e che quelle che si dichiarano tali sarebbero colluse con i carnefici, i papponi e gli sfruttatori. Alle attiviste sex workers viene attribuito di tutto di più. Dalla collusione alla tratta, allo sfruttamento e finanche alla pedofilia (come potrete leggere nelle screen in basso). Sono le abolizioniste che non accettano che esistono due parti in causa e che hanno rivendicazioni proprie. Da un lato le vittime di tratta che devono essere protette dallo sfruttamento e dall’altro le sex workers per scelta che rivendicano regolarizzazione perché il sex work is work. Il lavoro sessuale è lavoro.

Si può non essere d’accordo con tutto ciò ma non si può dire che le sex workers attiviste non lottino contro lo sfruttamento e la tratta. Anzi. Chi vi dice il contrario sta diffamando molte persone che ogni giorno lottano per ottenere dignità e visibilità. E’ come se si parlasse di aborto e ci fosse un gruppo di donne, abolizioniste, che si autoattribuiscono il potere di dire che tutte le donne abortiscono perché costrette. Che non esista nessuna libertà nella scelta dell’aborto e che dato che tutte le donne la pensano allo stesso modo dunque l’aborto va abolito, vietato, perché questo sarebbe il bene delle donne. Al tempo in cui si discuteva della legge 194 c’era il gruppo democristiano che insisteva sul fatto che allora, se aborto aveva da essere, allora bisognava psichiatrizzare le donne che volevano abortire. Perché una donna sana di mente non deciderebbe mai di rinunciare al bambino, il figlio è una cosa che una madre desidera, le donne sono madri per natura, eccetera eccetera.

Con la prostituzione troviamo lo stesso tipo di mistificazioni, generalizzazioni, stereotipi, slut shaming e colpevolizzazione delle sex workers alle quali si attribuisce perfino la colpa di “favorire” lo sfruttamento della prostituzione. Da tempo le abolizioniste, devote alla repressione più autoritaria e destrorsa, indicano nelle sex workers e nelle femministe che a loro danno voce, riconoscendole come soggetti e non come oggetti da consegnare allo stato protettore, dicono che noi, cioè sex workers e le femministe a supporto, dovremmo essere denunciat* per istigazione alla prostituzione, per favoreggiamento e via di questo passo. La libera opinione su una materia così delicata, ovvero l’opinione di donne che vendono servizi sessuali e non corrispondono al target delle vittime di sfruttamento, va censurata. Chiunque dia spazio alle sex workers sarà diffamat@ e insultat@ a più non posso.

Se volete approfondire potete cercare su questo blog tutto quello che abbiamo pubblicato in corrispondenza al tag sex workers.

Detto ciò, giacché una delle mistificazioni e menzogne più frequenti è quella relativa al fatto che noi, sex workers e femministe a supporto, non saremmo disposte al dialogo, vi invito ad analizzare insieme il linguaggio di parti della discussione che citavo. Per leggerla tutta potete andare sulla pagina di Maschile Plurale.

Per darvi un assaggio degli interventi tra chi commenta trovate persone di destra, con pregiudizi sulle persone trans (Terf), sulle persone omosessuali, con attribuzione di “ninfomania” alle donne che scelgono di vendere servizi sessuali; trovate uomini paternalisti, patriarchi di quelli che loro sanno quel che è bene per le donne, roba che le donne che si affidano alla loro rappresentanza non si capisce come facciano a non comprendere che i paternalisti che si pongono a “protezione” delle donne non sono diversi dai patriarchi che ambiscono controllo sulle nostre scelte, con grave pregiudizio per la nostra stessa libertà di scelta. Gli stessi patriarchi, se non ascoltati con fare obbediente dalle donne sul cui capo si pongono a “protezione”, si scagliano contro le donne che si autorappresentano e che non cedono al bisogno di controllo a giovamento dell’ego del cavaliere e/o cripto maschilista. I loro contenuti variano dal sermone paternalista alle femmine vittimizzate e rese oggetti, mai soggetti, alla diffamazione violenta contro le donne che, per l’appunto, non calano il capo per soddisfarli.

 

Trovate donne che hanno gravi pregiudizi nei confronti della libera e consensuale sessualità delle donne, praticando slut shaming, patologizzando ed esprimendo grave misoginia – e tutto ciò in nome e per conto delle vittime di violenza. Trovate quelle che insultano una persona trans (ftm) disconoscendo il suo genere e attribuendogli perversioni o necessità di riconoscersi nel sesso maschile a partire dalla propensione a favorire lo sfruttamento dei corpi delle donne. Trovate quelle che non amerebbero mai prostituirsi e dunque pure le altre non lo vorrebbero mai. Trovate donne che dividono le femministe in sante e puttane e trovate una grave forma di analfabetismo funzionale da parte di chi attacca le persone, argomenta senza criterio, fornisce informazioni false, come quella che si riferirebbe alla presunta possibilità di aprire una partita iva per le sex workers italiane. Cosa totalmente falsa perché lo stato richiede che paghino le tasse ma quando cercano di ottenere una partita iva non riconoscono alla sex worker il diritto di regolarizzare la propria professione. Le sex workers pagano le tasse, fior di quattrini che, giacché la loro professione non è riconosciuta, finiscono nel mucchio dei denari che servono a pagare la pensione ad altri invece che a se stess*. Dunque falso quel che dice una donna che addirittura si rammarica circa la possibilità di vedere che le sue tasse servano a pagare l’inesistente pensione ad una sex workers.

Non solo: le sex workers pagano le multe per non rispetto di un decoro voluto da sindaci sceriffo e descritto nelle ordinanze securitarie – che alimentano l’industria del salvataggio – realizzate per perseguitare e marginalizzare le prostitute, quelle di strada, sicché per lavorare si troveranno in zone più buie, lontane e clandestine e così maggiormente soggette alla violenza dei papponi e dei clienti violenti. Da tempo il Comitato per la difesa dei diritti delle prostitute italiano, unito a tantissime organizzazioni anti tratta, anti sfruttamento e per la regolarizzazione del sex working per scelta, chiede di rivedere la legge Merlin che di fatto proibisce alle donne di lavorare insieme, al chiuso, perché da sole è ok ma in due, o tre, per maggiore sicurezza per esempio, rischiano di essere denunciate per reato di favoreggiamento e sfruttamento. La legge non contempla affatto la libertà di una sex worker di svolgere la professione al sicuro, alla luce del sole. La legge dice che prostituirsi è legale ma poi applica una serie infinita di cavilli giuridci per cui in realtà non è libera affatto se non in clandestinità e con un enorme stigma addosso.

Troverete anche molto altro, nei commenti che seguono, e perdonate se non saranno ordinati in successione ma credo che ne possiate comprendere comunque il senso. Pensate che perciò sia possibile “dialogare” basandoci su queste premesse? Sul mancato riconoscimento della propria soggettività? No. Perché il non riconoscimento è intolleranza, paternalismo e sovradeterminazione. Nessun@ toglie voce alle sopravvissute. Sono le abolizioniste che tolgono voce alle sex workers che lavorano per libera scelta. Sono loro che mistificando decidono che TUTTE le sex workers sarebbero vittime. Loro confondono tratta e sex working per scelta.

Ecco dunque le screen. Buona lettura e da parte nostra tanta solidarietà alle Ombre Rosse e ad Ethan che è stato sostanzialmente delegittimato per la sua stessa esistenza.

 

                           

 

 

2 pensieri riguardo “Intolleranza e mistificazioni delle “femministe” abolizioniste (della prostituzione)”

  1. Sono rimasta profondamente colpita da questo articolo. Faccio davvero tanta, ma tanta, fatica a capire come sia possibile che persone come la Sig.a Marta, o gente che grida “andate sul marciapiede”, possano definirsi “femministe”… Nella mia ignoranza (sono una femminista “solitaria”, non faccio parte di nessun collettivo o gruppo attivo) nemmeno sapevo dell’esistenza di certe ideologie. Che shock! A leggere “sono una mamma e al pensieri di prostituirmi mi vengono i conati” “sono normalmente etero” “se vuoi andare con gli africani e i grassoni…” inorridisco! Ma veramente!?
    Mah! Comunque hanno ragione le sex workers del filmato. Più orgasmi, più sesso…più pace.

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