Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Sessualità, Storie

L’importanza delle “cortigiane”

di Beatrice Toniolo

Restiamo in tema di donnacce – detto sarcasticamente – che tanto infiamma AiM
questi giorni e parliamo delle due cortigiane più famose della storia: Madame Pompadour e Madame Du Barry. In entrambi i casi, i titoli italiani sono… sciocchi, oltre che (ovviamente) sessisti e contribuire a screditare la categoria delle sex workers.

L’unico elemento che accomuna queste donne è Luigi XV di Francia, nonno di Luigi XVI (quello decapitato) e nipote di Luigi XIV (il Re Sole) e prima venne la Pompadour, poi la Du Barry ed è in questo ordine che le presenterò.

Nel 2003, Evelyne Lever pubblica Madame de Pompadour, tradotto il inglese col titolo Madame de Pompadour – A Life. In italiano, magicamente, Madame de Pompadour – Passioni e destino di una favorita.

Nel 1992, André Castelot pubblicò il suo Madame Du Barry. Tradotto in italiano con: Madame Du Barry: ascesa e caduta di una favorita.

Notate niente?

Torniamo indietro, a Luigi XV, perché la vita e le paure di quest’uomo sono cruciali per capire la situazione. Suo nonno Luigi XIV si era inventato la Reggia di Versailles come gabbia dorata per tenere e contenere tutti i nobili: tutto e tutti erano regolati da un’etichetta severissima e assurda. Se questo sistema andava bene per un uomo terrorizzato dalle rivolte violente viste durante l’infanzia, non poteva certo calzare a tutti, soprattutto ai suoi successori, condannati dalla nascita a sedersi sul trono dopo di lui. La mancanza di privacy e di libertà su cosa fare, quando farlo, come vestirsi etc, gravarono sempre di più sui Borboni regnanti e Luigi XV non fece eccezione. Oltre ad immaginare un bambino in una bella gabbia, prendete in considerazione il fatto che la medicina del Settecento non era quella di oggi – il povero Luigi si ritrovò letteralmente circondato dalla morte di un parente dopo l’altro. Come se non bastasse, per motivi politici dovette sposare la principessa polacca Maria Leczinska – non solo non l’amava, ma tutte le testimonianze storiche concordano sul fatto che costei non fosse ne bella né frizzante, anzi cupa e un po’ ingenuotta. Luigi XV cercava un rifugio dalla trappola di Versailles, dalla moglie, dai nobili che lo inseguivano dalla mattina alla sera per ottenere favori, dalla noia, dalla sensazione del tempo che fugge e si esaurisce.

Jeanne Antoinette Poisson era una donna molto graziosa, dallo sguardo vivace. Fu notata dal Re e prontamente nominata Marchesa di Pompadour e trasferita in un ricco appartamento a Versailles. Cresciuta tra i conventi ed i salotti degli intellettuali parigini, la Pompadour univa grazia e gusto nel vestire ad una fine intelligenza. Appassionata di arte, letteratura e filosofia, sostenitrice dell’Illuminismo e degli enciclopedisti, abile politica, fu soprattutto il grande amore di Luigi XV – vissero (e regnarono) insieme per vent’anni. A lei dobbiamo l’acconciatura detta “ciuffo alla Pompadour” che ciclicamente torna di moda. E il matrimonio storico tra Luigi XVI e Maria Antonietta – l’influenza e la sagacia politica della Pompadour riuscirono a ribaltare le alleanze tra le potenze europee e questo si tradusse nel famoso matrimonio, per sancire la pace tra i Borbone di Francia e gli Asburgo d’Austria. Nobili e clero tentarono invano, ripetutamente, di farla allontanare, ma Luigi XV fu irremovibile e oggi conosciamo tutti la frase “Après nous, le déluge!” – dopo di noi, il diluvio! : non è solo una profezia sul futuro della Francia, ma una dichiarazione di amore e stima per la compagna insostituibile. Luigi XV avrebbe potuto dire “dopo di ME”, invece disse “noi”, io e lei. Nell’aprile del 1764, Jeanne Antoinette muore di edema polmonare, lasciando un sovrano devastato, costretto dall’etichetta a non poter neanche assistere al funerale o accompagnarne il feretro.

Sessantenne, senza una mente brillante e intelligente che lo stimoli, di nuovo colpito a tradimento dalla morte di una persona cara, Luigi XV ritrova la gioia di vivere con Jeanne Du Barry. Questo fu un legame molto diverso, poiché la Du Barry non aveva interessi politici, le piaceva vivere come si suol dire, alla grande, soprattutto perché veniva dagli ambienti più poveri. Divenne oggetto di scandalo per via della sua rivalità con Maria Antonietta, anche se questa è una rivisitazione sessista della storia: la principessa austriaca fu cresciuta secondo precetti molto bigotti, non aveva l’educazione mentale o spirituale per accogliere quella che secondo sua madre e secondo tutta Versailles era una prostituta, un mero oggetto sessuale; ma da parte sua, la Du Barry avrebbe voluto esserle amica e sentirsi rispettata come persona, com’è giusto che sia. Durante la prigionia di Maria Antonietta, negli ultimi terribili anni della Rivoluzione, l’ex maitresse en titre offrirà il suo aiuto alla famiglia reale per scappare e mettersi al sicuro – offerta che verrà rifiutata. Oltre al bisogno sessista di mettere per forza una donna contro l’altra (quando invece basta leggere un qualunque libro di storia per rendersi conto del fatto che il problema tra le due donne fu un “fraintendimento” causato dall’educazione cattolica ricevuta dalla principessa austriaca), la Du Barry fece scandalo – diventando più iconica della Pompadour – perché era bella e le piaceva esibire non solo questa qualità, ma la ricchezza offertale dal re. I ritratti della Pompadour la vedono sempre seduta da qualche parte a leggere o scrivere; i ritratti della Du Barry colpiscono per il focus sul viso e su quello sguardo languido. Per metterla in termini moderni, la Pompadour era il tipo di donna che oggi si presenterebbe con un costosissimo e firmatissimo tailleur bianco, dalle linee nette e pulite, orecchini di piccoli diamanti, al dito un solo anello, tacco 5; la Du Barry avrebbe preferito un abito scollato magari rosso o animalier, con uno spacco sulla coscia, collana e orecchini vistosi, tacco 12. Supponendo entrambe abbiano speso la stessa cifra per l’ensamble, solo la Du Barry avrebbe intasato i social per settimane con speculazioni sui costi e sullo stilista, con tanto di hashtag dedicati tipo #dubarrystyle

La carriera della Du Barry giunse alla fine con la morte di Luigi XV. Fu invitata a lasciare Versailles e spedita a vivere nella sua villa privata a Louveciennes, con una ricca pensione. Troverà la sua morte durante la Rivoluzione.

Di nuovo, ho cercato di fare dei riassunti concisi, ma esaustivi. La domanda è: quali sarebbero queste “passioni” della Pompadour? Soprattutto, affiancando “passioni” a “favorita” il suggerimento è per forza sessuale, perché “favorita” è un modo particolarmente elegante di dire cortigiana – cioè donna la cui identità è fortemente legata al sesso con un uomo più o meno potente e subordinata a costui. Il titolo originale francese si focalizzava solo sul nome di questa donna e quello inglese aggiunge “A life” cioè la sua vita, la vita di Jeanne Antoinette Madame de Pompadour – perché per quanto possa sembrare assurdo, anche le donne che lavorano col sesso hanno una vita ed un’identità proprie. Sconvolgente, eh? Ma relegare la Pompadour alla camera da letto sarebbe estremamente riduttivo, perché se c’è un posto dove è stata meno, è proprio il letto di Luigi XV. La situazione è resa ancora peggiore dal suggerimento del “destino di una favorita” … che destino? A trovarsi il libro di fronte, vien quasi da pensare che ad un certo punto la protagonista l’abbia combinata grossa e sia finita ripudiata; oppure l’esatto contrario, è stata talmente favorita che è diventata regina. Non c’è nessun destino misterioso o sconvolgente, col rischio di comprare il libro aspettandosi chissà cosa, leggerlo alla ricerca del messaggio sbagliato per poi arrivare alla fine e dire “embè?”. Ma riassumere la vita, la filosofia e l’eredità politica della Marchesa con “embè?” è semplicemente sbagliato.

Passando alla Du Barry, “Ascesa e caduta di una favorita”. Anzitutto possiamo notare la fantasia, la vastità del vocabolario italiano per descrivere una donna nella posizione di queste due figure storiche: favorita. La ridondanza di questi titoli la dice lunghissima sulla voglia di semplificare le cose. Alla fine, presentandole come donne di piacere, la gente alla ricerca del sollazzo semi-osceno questi libri li comprerà per forza, no? Tipo lettura estiva in riva al mare, in alternativa al thriller truculento o al volume della figura televisiva del momento.

Dell’ascesa della Du Barry non c’è molto da dire, non si tratta di niente di avventuroso: è stata vista da un vecchietto annoiato e terrorizzato dalla morte ed è stata assunta come badante con benefits. Si potrebbe casomai parlare di ascesa della Pompadour, che ha avuto a che fare con un uomo ben più giovane e molto più coinvolto in politica.

La caduta… quale? Jeanne Du Barry era bella e sapeva intrattenere il suo sovrano, a volte addirittura portandogli altre amanti più giovani e vista l’opulenza cui aveva accesso grazie a lui, è da escludere che le sia mai passato per la testa di assassinarlo; ne consegue una totale mancanza di basi per una “caduta” dalle grazie di Luigi XV. Difatti non è caduta, lui è morto ed è stata mandata via a vivere altrove in ricchezza, come si faceva all’epoca con tutte le amanti. Di nuovo, il titolo fa pensare ad una storia piccantina – la scena famosa con Asia Argento con le calze rosse nel film della Coppola Marie Antoinette – con qualcosa di avventuroso ed un tragico epilogo/lezione morale. La fine della Du Barry fu la stessa di molti nobili e ricchi francesi durante i cosiddetti “anni del terrore” della Rivoluzione Francese, quando si poteva finire alla ghigliottina per uno sguardo storto alla persona sbagliata, ma questa fine orribile non si può interpretare come una caduta, poiché a leggere appare chiaro da subito che nata in un contesto povero, l’ascesa promessa dal titolo è la storia di come sia uscita dal bordello più malfamato della capitale per arrivare alla stanza più ricca di Versailles. Luigi XV fu lo zenith, quindi la caduta sarebbe dovuta avvenire da lui in poi, ma come si evince scorrendo le pagine, ciò non succede: dalla morte del sovrano nel 1774 alla decapitazione nel 1793, la Du Barry vivrà diciannove anni in pace e ricchezza, talmente tranquilla e sicura della sua posizione, che potrà offrire aiuto economico alla famiglia reale.

Avrei comprato queste biografie se avessi potuto scegliere solo le versioni italiane? No.

Alla fine di questa analisi, vi inviterei a cercare questi libri e leggerli, per due motivi: la Pompadour è stata una figura politica fondamentale del Settecento europeo, la sua influenza ha originato tanti piccoli eventi che nel complesso sono andati a formare la storia e la giurisprudenza moderna. La Du Barry è un personaggio carissimo a Hollywood, ma la si vede rappresentata solo in chiave fortemente sessuale e spesso mora, giusto per rafforzare un altro stereotipo sciocco secondo cui donna bionda = santa/donna mora = zozza, quando invece era biondissima con gli occhi azzurri. Inoltre, acquistare o no dei libri perché apparentemente dedicati “solo” a delle prostitute è un tipo di giudizio bigotto che rischiamo di non renderci nemmeno conto di emettere. Sicuramente queste donne sono entrate nella storia tramite il sesso, ma questo non è un peccato, il sesso non è una cosa sbagliata da cui non può nascere nulla di buono, al contrario.

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