Antispecismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Violenza

Il #metoo non è abbastanza: ci hanno educate a non percepire la violenza!

Diavolo di Papefigueire di Jean de la Fontaine

 

Tieni le gambe chiuse. Comportati da femmina. Tratta bene tuo fratello. Non rispondere male a tuo padre. Copriti e non vestirti da puttana. Non ti puoi truccare per uscire. La donna ne sa una più del diavolo. L’uomo che si fa comandare da una moglie non è uomo. Sviluppa l’abilità della crocerossina. Fai la protagonista della bella e la bestia. E’ la donna che fa l’uomo. Dietro un grande uomo c’è una grande donna. Ma dietro, però. La donna ha l’abilità di fare uscire il peggio dell’uomo. Se ti picchia è colpa tua. Lei deve salvare lui. Se è violento intrinsecamente è perché tu non hai saputo curarlo.

La religione dice che la donna è inferiore all’uomo. Deve sottostare a quel che dice l’uomo. Deve obbedire al padre e al marito. Deve smettere di voler usurpare ruoli e professioni maschili. Se lo fa merita di tutto. Se fai l’attrice sei libertina e posso molestarti. Meglio la maestra. Quello è un ruolo di cura femminile. In ogni caso le donne devono dipendere economicamente dall’uomo. Quello potente che usa la sua professione o il suo ruolo relazionale per dominarti e ricattarti. Per evitare che tu percepisca un reddito e occupi una posizione tale da non renderti ricattabile.

La donna crede nell’amore. Non fa sesso senza sentimento. L’uomo invece si. La donna che fa sesso senza amore non è normale. La donna che non vuole figli non è normale. Se sei lesbica poi non ne parliamo. La donna che si concede sessualmente viene ricattata a fare altro perché sennò pubblicano la tua foto osè. E se hanno il potere di usare lo stigma della troia su di te allora è chiaro che siamo ancora all’età della pietra. Quando una donna si sentirà libera di posare nuda, di essere disinibita sessualmente, senza che qualcuno ritenga così di avere in mano una carta da giocare per minare la sua reputazione contro il suo volere?

Non farti trovare in giro con un maschio. Non ti toccare. La sessualità per te è un tabù. Il piacere delle donne non è minimamente concepito. E’ l’uomo che deve fare il primo passo. Resisti alle avances perché sennò non sei una ragazza seria. Devi dire no anche se pensi che sia un sì.

Gioca con le bambole, impara fin da piccola a fare la brava madre, e fanculo alla libertà di scelta e alla tua decisione di realizzare o meno una maternità responsabile. Pulisci casa perché quello è il tuo posto. Non fare il ragazzaccio. Se sei sola con qualcuno e lui ti tocca è colpa tua. Se vai a una festa e ti ubriachi tutto quello che ti succede è colpa tua. Viaggio in treno, lui ti molesta, anche se sei un’adolescente, e tu resti paralizzata e tutto quello che sai fare è fingere di dormire. Quello che conta è la verginità e l’amore per la famiglia. Se sei una ragazza che non pensa a queste cose allora sei di facili costumi.

Non è lui che deve controllarsi e preoccuparsi di ascoltare e recepire il tuo consenso. Sei tu che non devi provocarlo. Allunga quella gonna. Metti i pantaloni. Vestiti di più. Non parlare con nessuno. Tutto quello che conta è la tua virtù. Ti tocca e ti molesta il tuo dentista? E’ colpa tua e non puoi dirlo a mamma e papà perché tutto ciò di cui si preoccupano è il fatto che nessuno lo sappia. Pena la perdita dell’onore familiare.

Tuo fratello può guardare i giornalini porno ma tu non puoi leggere o guardare qualcosa che ti illumini sulla tua sessualità. Esplorare la vagina non si può. E’ sporca e non spetta a te darti piacere. Il sesso è sporco. C’è perfino chi dice che una “vera femminista”, quella con il patentino rilasciato dall’alta commissione inquisitoriale delle sacerdotesse moraliste, non dovrebbe parlare esplicitamente di sesso. La clitoride non esiste. Se lui ti molesta non si tratta di una violenza ma di uno che semplicemente ci prova. L’uomo ha il dovere di provarci, allungare le mani e infastidirti. Tu hai il dovere di restare in silenzio perché ogni gesto o sorriso o parola diventa segno di disponibilità.

Lui ha il dovere di provarci e tu quello di resistergli o, se cedi, di soddisfarlo cercando comunque di far comprendere che per te è la prima volta e giammai hai ceduto con altri. Se lui fa sesso con tante è un figo e se lo fai tu sei solo una troia, una cagna, una zoccola. Ogni pubblicità o libro, fin dalle elementari, ti educa a restare ferma nel tuo ruolo. Pulisci, fai cose da femmina, renditi bella per piacere a lui e farti sposare, evita di sognare altre forme di realizzazione.

Non fare la smorfiosa. Se metti la minigonna ti diranno che quel che hai in basso è per te oro. Lui ti dice che se fosse donna la darebbe a tutti per fare carriera. Questo sogno traslato diventa l’immagine che hanno di te. Eppure se la dai sei una zoccola. Se fai carriera è ovvio che l’hai data. Se subisci molestie e non sei in grado di reagire è tutta colpa tua.

Ma chi ti crede. Te la sei cercata. Mentre lui ti stuprava non hai detto niente e il giorno dopo fai la pentita? Non sono pentita, stronzo, ma quando lui mi stuprava mi sentivo paralizzata e speravo solo che tutto finisse presto. Perciò tu credi che io ci sia stata, perché per te il silenzio equivale al consenso. Perché per tutt* o tant* è normale che l’uomo forzi un po’. La ragazza va presa alla sprovvista, non è lei che fa il primo passo e se resiste un po’ è perché deve farlo per non sembrare una puttana. Se il primo passo lo fai tu allora sei … lo sapete, no? Non esiste che tu sia consapevole della tua sessualità e sai quando dire sì e quando dire no.

Silenzio non è consenso. Il consenso è un chiaro Sì. Il silenzio è No. E se il mondo non capisce quale sia il fastidio, l’imbarazzo, il senso di colpa e la vergogna che si prova durante una molestia, uno stupro, significa che è condizionato dalle palle alle orecchie da una cultura sessista che induce a non dire, a coprire, occultare, a colludere, a simulare, e non parlo di orgasmi ma di parentesi di disagio che non possono mai essere mostrate.

Se un ragazzino ti tocca il culo e un ragazzo pensa sia giusto violare il tuo corpo e insistere nel toccarti le tette. Se un uomo che non conosci si prende il diritto di inseguirti per strada immaginando che tu sia solo un pezzo di carne disponibile. Se non puoi andare da sola a leggere al parco. Non dico di sera ma neppure di pomeriggio. Se non puoi rientrare sola la sera senza avere quella costante paura che ti resta addosso sempre, pur nella consapevolezza del fatto che quando rientri a casa può esserci un altro, più ambiguo, subdolo, violento individuo.

Se non hai provato quella paura, quel condizionamento culturale, quella rabbia che ci fa venire voglia di urlare perché vorremmo in fondo solo vivere e respirare e avere la libertà di scegliere quando come e dove vivere la nostra sessualità.  Se non sei libera di essere quel che scegli di essere, di fare il lavoro che scegli di fare, perché in ufficio, quando raccogli pomodori, quando aggiusti le cose, vorresti solo poter lavorare senza che si pretenda da te implicitamente che tu conceda il tuo corpo. Se non capisci quello che succede nella tua testa, la tua di uomo che nega che questa violenza esista, quando pensi che sia tutto un trucco, tutto un gioco, che può esistere o anche no, perché per fortuna non tutte crescono così, evidentemente ci sei dentro fino al collo. Vuoi conservare quel ruolo di potere, dominazione non consensuale, che agisce sui corpi delle donne.

Negarci il diritto di scegliere come e con chi vivere la sessualità. Sentirsi lesi se lei è una lesbica e in cuor tuo pensi che è così perché non è stata penetrata per bene e che potrebbe essere “curata” con uno stupro terapeutico. Non lasciarci spazio quando cerchiamo di esprimere la nostra voglia di costruire relazioni basate sul rispetto reciproco. Quando si considera un maschio che non ci prova, che non se ne fa tante (di donne), che non dimostra la sua virilità adattandosi alle regole di branco, una specie di frocio di frontiera, né maschio né femmina, un debole, un idiota, uno che alla fine non può fare altro che costruire la propria vita sulla frustrazione e l’amarezza. Per non essere riuscito ad essere come quell’altro che raggiunge le donne per mostrare i muscoli o per sdoganare qualche slogan idiota, trucchi di conquista, temperamento predatorio. Quando devi rassicurarlo, circa la lunghezza del suo pene e il piacere che vuole darti, mentre pensi che della lunghezza del suo pene te ne frega poco e che lui sia imprigionato da una cultura competitiva e machista che altri uomini hanno ideato. Una cultura che basa tutto sulla magnificenza del pene, sulla sua durezza, sulla erezione, senza i/le quali un uomo non può essere sicuro di sè.

Se questa è la cultura che caratterizza la nostra, la vostra vita, non ci si può stupire del fatto che si critica chi denuncia uno stupro o una molestia. Non basta denunciare. Non bastano i #metoo. Serve una responsabilizzazione di massa, che decostruisca e sovverta la cultura che fa di noi un prodotto preciso, indirizzato verso certe direzioni.

Me ne fotto della solidarietà momentanea, dello stupore, quando in realtà tutt* sapete e pensate soltanto che non valga la pena fare nulla. La colpa è sempre sua, di lei. E qui andiamo verso i distinguo che realizzano appieno la cultura di cui vi parlo. Quella che dice che a lei certe cose non possono giammai accadere, perché in fondo ritiene che l’altra, quella molestata, se la sia cercata. La separazione tra le brave e quelle meno brave, le sante e le puttane. Poi abbiamo i paternalisti che danno alle donne la colpa per aver in qualche modo smontato il ruolo da protettore e patriarca del maschio. Quando c’era lui, il dittatore, il padre padrone, certe cose alle donne non potevano accadere. E non abbiamo alternativa se non nell’affidarci ad altri tutori che dopo il controllo e la protezione ritengono comunque di averci a loro disposizione. Questo dimostrano gli stupri commessi da militari, soldati, difensori di non so che, tutori di un ordine sorpassato, che sopravvive a beneficio di chi comunque non ci permette di salvarci da sole.

La parola comune, l’urlo collettivo è utile ma è come se all’improvviso di scoprisse l’acqua calda. Domani non se ne parlerà più e la storia continuerà come sempre. Ci sarà un’altra vittima di stupro, un’altra di molestie, avremo sempre paura di andare al parco a leggere o a correre, non saremo libere di passeggiare senza dover subire le molestie dello stronzo di turno. Tutto quel che possiamo fare, come dicono alcune persone rassegnate, in fondo complici, che restano a guardia dell’ordine costituito e piuttosto ti dicono che sei sempre tu a dover indossare un burqa, è restare in silenzio aspettando un altro scandalo.

Le donne, ah le donne. Non aspettatevi che siano tutte sorelle. C’è quella che di dice di evitare di indossare quel vestito corto. Sai che l’uomo è cacciatore per natura e dunque regolati di conseguenza. Cacciatore maddeché. Menti reazionarie che piuttosto che ragionare di cambiamenti stanno lì, forse, rinchiuse a coltivare la vulva come fosse un giardino chiuso da concedere solo al virile vincitore.

Ci siamo dentro tutt*. Ed è la cultura che deve cambiare. Le persone che subiscono violenze sono già cambiate. Parlano, affrontano processi e quella costante caccia alle streghe di chi vuole bruciarci per non aver mantenuto il segreto, quel silenzio colluso e inviolabile che rende uno stupratore un grand’uomo, il dominatore virile. Sentirsi dire che non lo è e che invece quando non ci ascolta stupra, capovolge il suo ruolo sociale. Delegittima la funzione del cacciatore e anche quella del protettore. Semplicemente si ribella ad una mentalità che va destabilizzata ponendo un milione di domande.

Allora la domanda va posta, a uomini e donne. A quelle che giudicano e moralizzano sulle altre e a quelli che sono persi senza sapere quale ruolo assumere: sapete che c’è una via di mezzo tra la negazione e l’accettazione? Sapete che bisogna cambiare le cose e che ogni resistenza ci impedisce di stare meglio? Sapete che ce ne fottiamo dei consigli tutoriali di chi ci vorrebbe insegnare a non indurre in tentazione? Sapete che la concezione secondo cui una donna sarebbe il diavolo tentatore risale ai tempi dell’inquisizione se non ad Eva che senza sottomettersi e mandando a fare in culo la costola di Adamo decise di mangiare quella stramaledetta mela? Possibile che in migliaia di anni ancora siamo qui a interrogarci su quel che si dovrebbe fare per vivere meglio? Possibile che io debba ancora sentire e leggere cazzate sull’abbigliamento delle tredicenni che indurrebbero in tentazione pedofili che guardano ai corpi delle bambine, a quelli delle donne, come fossero quella succulenta mela che avrebbero voluto sottrarre a Eva?

Possibile che non vi sia chiaro, ancora, il concetto di autodeterminazione? La nostra parola conta. La nostra opinione conta. La nostra scelta su tutto quel che ci riguarda conta. Il corpo è nostro e lo gestiamo noi. E questo è tutt’altro che fare le vittime. Non siamo vittime. Siamo persone che vi guardano dritto negli occhi e non siamo disposte a farvene passare una. Siamo combattenti. Rassegnatevi.

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4 pensieri su “Il #metoo non è abbastanza: ci hanno educate a non percepire la violenza!”

  1. Purtroppo non esistono solo la violenza diretta (lo stupro) e quella culturale (che viene ben descritta nell’articolo, ma esiste anche la violenza strutturale di cui sono impastate le cosiddette istituzioni, a partire dagli Stati. Temo che se non si mettera’ mano a quella ben poco cambiera’.

  2. ”Tuo fratello può guardare i giornalini porno ma tu non puoi leggere o guardare qualcosa che ti illumini sulla tua sessualità.”
    Provato sulla mia pelle… Lui poteva leggere porno e molestarmi, ma l’unica volta che IO ho letto fumetti erotici mi sono sentita dire da MIA MADRE che ”se proprio ci tenevo a fare esperienza potevo sempre andare a battere”. Non mi ha mai chiesto scusa per aver trattato da putt*na sua figlia adolescente.

  3. Sono d’accordo con Marco in particolare nei riguardi della tutorialità. C’è anche qualcosa di sicuramente strutturale al nostro modo di organizzarci politicamente e socialmente che propone continuamente di prassi questo modello per qualsiasi cosa. Il ddl Pillon ad esempio non è solo discriminante nei confronti della libertà delle donne, ma è un esempio estremo ma niente affatto anomalo di come funziona la politica istituzionale e non, che non fa altro che non far decidere i soggetti direttamente interessati ma istituire dei tutori, che sono sempre paternalisti per definizione e disciplinano i comportamenti. Ci sono poche eccezioni di leggi libertarie che vanno in direzione opposta, penso a quelle leggi che sono nate invece dalle lotte e dalle rivendicazioni, e dai referendum storici, altrimenti è proprio così che funziona la nostra società per come è organizzata, e non parlo solo di leggi, che forse a volte sono solo un esito del processo.
    Se cambiare la mentalità diventa un lavoro interminabile allora forse servono proprio azioni anche forti per rompere con tutto questo, che magari non saranno capite da tutt* ma intanto lasciano il segno. Anche in passato penso sia andata così, altrimenti una grossa fetta della popolazione dopotutto ancora negli anni ’70 era pur sempre democristiana/cattolica/bigotta ma si riuscì a forzare la mano

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