Antispecismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Violenza

#metoo: se anche i compagni di lotta sminuiscono le violenze

Lei scrive:

Ci sono stati i #metoo – tanti, non tutti probabilmente. Qualcun* l’ha postato per denunciare una violenza subita, qualche altr* senza credere che possa servire più di tanto. Qualcun* per dire che ci sono tanti modi di abusare e che tutti sono parte di un problema sistemico che ci rende oggetti, da possedere e su cui rivendicare diritti di proprietà.

Ecco, anche io ho postato il mio. Senza credere servisse “materialmente” a cambiare qualcosa nella società.
Facebook è un social chiuso – ogni nostro profilo è – tendenzialmente – in contatto con “amici” che rispecchiano quasi del tutto le nostre scale di valori. Per cui sono rimasta un po’ delusa quando di fronte ai diversi post che riempivano la mia timeline non si è sviluppata alcuna risposta da parte delle “amicizie” maschili. Anzi, quasi sempre queste si limitavano a sminuire la questione.

Credo che ci sarebbe davvero bisogno di una discussione franca e onesta – che vada a fondo di cosa significa vivere nei nostri corpi.

Avrei voluto qualche “anche io” postato da parte loro, che indicasse magari un comportamento di cui sono pentiti, o anche no. Perché se ci vuole molto tempo e lavoro su se stess* – a volte – per considerare un’esperienza di disagio come un abuso e una violenza da parte di chi la subisce, credo che – a volte – ne serva altrettanto anche a chi la commette, per divenire consapevole di quello che ha fatto e per comprenderne gli effetti.

Però, come ho detto in precedenza, Facebook è un social “chiuso”, per cui il fatto che nella mia cerchia abbia trovato un solo post di questo genere mi fa riflettere. Perché la “mia cerchia” sono tutt* tendenzialmente di sinistra, attivist* dei movimenti sociali di questo paese. Dovremmo quindi pensare che esiste una “zona franca”? Purtroppo no, perché personalmente i miei #metoo arrivano anche da esperienze in questi contesti. Esperienze che ero troppo giovane per comprendere come molestia e che per anni ho ritenuto sciocchezze. Per anni ho pensato che “in fondo mi ero messa io in quella situazione”, che “forse avevo mostrato disponibilità”, che “alla fine eravamo un po’ ubriachi”, che “tentar non nuoce”.

Ecco, mi sarebbe piaciuto che qualcuno lo avesse ammesso, per “far capire l’immensità del problema”. Ma temo che non sia un silenzio dovuto alla “vergogna” quanto una reale incapacità di comprensione, di messa nei panni dell’altr*. E questo lo si evince dai commenti, dalle battutine, dalle mille volte che la risposta diventa “era uno scherzo/una battuta”, “te la prendi per così poco”, etc…al riconoscimento della violenza solo di fronte allo stupro o alle botte. Dimenticandosi di tutto quello che sta nel mezzo, e che contribuisce al mantenimento di uno status quo, di una società sessista e patriarcale, la stessa che vorremmo cambiare e sovvertire.

Allora tento di scriverle io, provando a mettermi nei loro panni, o almeno pensando a come mi sarei sentita io vivendo la situazione dal loro pdv. (è un esercizio di arroganza da parte mia, lo so)
#metoo Siamo stretti in un treno occupato (ebbene sì, una volta si occupavano i treni). è notte, il ritorno da una manifestazione nazionale. è un vecchio intercity, di quelli con gli scompartimenti e i sedili che si tirano giù a creare una sorta di lettone dove ci si può stendere e dormire. In ognuno degli scompartimenti stiamo almeno in 8, stretti, 4 da una parte e 4 dall’altra. Però siamo noi, compagni di strada e di lotta, per cui non è certo un problema. di fianco ho una ragazzina, ha circa 6/7 anni meno di me. A volte mi guarda come se fossi un cantante o un attore di quelli che si attaccano nelle camerette di adolescenti. Questa cosa mi gasa parecchio, comunque non ci siamo praticamente mai parlati “da soli”. Siamo stretti e quindi non è un problema se ci stringiamo un po’ di più, inoltre è buio. lei mi dà le spalle, io sono quello più vicino al finestrino. La cingo con il braccio, non si scosta. scendo con la mano sulla sua pancia, non si scosta. prendo coraggio e le infilo la mano sotto la maglia, sempre all’altezza della pancia e provo a salire. Con il suo avambraccio spinge la mia mano dov’era prima. Ci riprovo un paio di volte, avvicinandomi anche col corpo, facendole sentire il mio calore, e tutta la mia fisicità. Si irrigidisce e sento che trattiene il respiro, non la vedo in faccia ma immagino abbia gli occhi sbarrati. Tolgo immediatamente la mano e mi giro dall’altra parte. Non ne abbiamo mai parlato.

#metoo Siamo a casa mia e del mio coinquilino. Al momento lui è con una ragazza, che ha convinto l’amica a rimanere. Sono parte dei collettivi studenteschi e del cso. Un po’ ci conosciamo ma non a fondo. Mi chiede una coperta per mettersi sul divano, provo a dirle di venire a dormire con me, glielo ripeto un po’ di volte. Le dico anche di non farsi paranoie, mica ci voglio provare! Credo di averla fatta sentire in colpa per aver pensato che volessi qualcosa da lei, così – a una certa – accetta di dormire su un letto insieme a me. Ci stendiamo, ci auguriamo la buona notte. Dopo un po’ le infilo le mani sotto ai pantaloni, le tengo lì un po’ a scaldarsi. lei si irrigidisce subito, ma io se togliessi le mani ammetterei di averle mentito prima, per convincerla. Quindi rimango lì, faccio finta di dormire, e provo ad abbracciarla un po’ di più. Si chiude in posizione fetale e cerca di allontanarsi, fino quasi a cadere dal letto. A quel punto mi scosto e faccio finta di niente. Credo non abbia chiuso occhio.

#metoo è l’ultimo dell’anno, siamo tutti a festeggiare e a ballare. io ho 40anni circa e sono uno “in vista”. Ci stanno un po’ di ragazzine, di quasi vent’anni meno di me. Mi salutano e paiono contente che io sia “uno normale”, che parla al microfono e al megafono e in tv ma che sta lì con loro, a festeggiare il capodanno. Mi ubriaco e passo l’intera serata a strusciarmi sul culo di un paio di loro, che sono visibilmente imbarazzate e che non sanno come comportarsi, in fondo io a loro occhi “non sono uno normale”.

#metoo le arrivo sotto casa alle 5 del mattino e inizio a suonare, lei mi risponde spaventata al citofono chiedendomi di non fare casino che i vicini si lamentano. sono ubriaco e lei è la morosa del mio coinquilino. Le dico che non trovo la giacca con le chiavi, se posso stare da lei. Lei annuisce, forse spera che la smetta di fare rumore, che cada a letto completamente sfatto. Ha un solo letto a casa, un soppalco da una piazza e mezza. Io lo sapevo. Ci stendiamo e dopo poco provo un approccio, le infilo le mani dappertutto. Lei si scosta, mi dice di no. me lo ripete di nuovo. alla terza volta che mi toglie le mani la smetto, collasso e la mattina dopo faccio finta di niente.

Questi sono solo alcuni “me too” che sarebbero potuti apparire nella mia bacheca.
Non ho la soluzione, altrimenti avremmo già vinto. Io ho imparato – dopo anni – a rispondere subito, a riconoscere il disagio mio e negli occhi delle mie compagne, per eventualmente intervenire. Ma credo che fino a che non ci sarà una riflessione seria sui comportamenti e sul consenso da parte della sfera maschile difficilmente uno – o un milione – di #metoo cambierà qualcosa.

Leggi anche:

<<<^^^>>>

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

1 pensiero su “#metoo: se anche i compagni di lotta sminuiscono le violenze”

  1. Mi dispiace moltissimo per quello che ti è successo. Condividere una cosa del genere e non vedere la reazione che ci si dovrebbe aspettare è frustrante . Io non ho il coraggio di fare altrettanto e provo grande ammirazione per te e tutte le donne che stanno condividendo le loro storie di molestie e abusi.Ammirazione mista a orrore, ovviamente, vedendo il numero spaventoso a livello mondiale.
    Però, qualche uomo ha reagito, quindi, forse, un piccolo segnale di cambiamento c’è. Alla campagna #MeToo è subito seguita una campagna °IHave dove ci sono uomini che pubblicamente hanno ammesso di aver compiuto molestie e se ne scusano. Se ne parla qui:
    http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/17/news/MeToo_la_campagna_che_squarcia_il_velo_sulle_molestie-178517375/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.