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Misoginia tra donne: una strategia patriarcale

Questo è un testo spagnolo che parla di misoginia e di donne che la veicolano. Testo in lingua originale potete trovarlo QUI. Per la traduzione grazie a Daisy Buglio, Lucìa Bonilla, Francesca di Marco, Valentina Lorenzelli.

Buona lettura!

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Da tutte le parti della pianura, si stanno dirigendo verso la città. Sono tutte vestite uguali. Pantaloni neri a zampa di elefante, stretti allaltezza del bacino e tuniche bianche adattate al busto. Vanno scalze o indossano leggeri sandali. Molte di loro marciano cantando con la voce molto acuta delle lunghe frasi, modulate senza fine, per esempio, gridate, in unaltra parte esistono ori più celesti/ le vespe delle pallottole non sono per me.

Monique Wittig. Le Guerrigliere.

Da millenni noi donne siamo state indottrinate attraverso un discorso normativo che funziona come metodo di controllo altamente efficace. L’assimilazione di questi modelli è rispecchiata nell’interpretazione che facciamo del nostro ambiente, nel modo in cui ci leggiamo e leggiamo le altre persone, nella nostra narrazione.

Ogni strategia orientata a conservare la cultura androcentrica è stata legittimata da un sistema che non ci rappresenta, fatto a misura delle necessità di un solo genere e, di conseguenza, carente e corrotto.

La mitologia, l’arte, la letteratura, il cinema sono stati elementi di stimolo verso un’ideologia patriarcale e, tutt’oggi, contribuiscono a radicare modelli maschilisti nell’immaginario collettivo. Si è così categorizzata la donna in base a tre linee principali: maternità, vittimismo e sessualità, costruendo un insieme di etichette opposte tra loro e facilmente identificabili: la buona madre – madre cattiva, strega – santa, l’archetipo “angelo del focolare” vittoriano, la femme fatale …. tutte rappresentate nel corso della storia, la storia degli uomini.

La socializzazione in un sistema patriarcale implica l’assimilazione e standardizzazione di proprie norme di comportamento e sistemi di categorie. Senza il contrappeso di un’educazione che privilegi il pensiero critico da un punto di vista femminista, si tramanda nel tempo la violenza simbolica e strutturale del sistema stesso e si internalizzano linee guida.

Nelle società patriarcali si promuovevano la lotta tra donne, come una strategia destabilizzatrice del potere, e la lotta femminista. Questo favorisce il rafforzamento del discorso maschilista in tutti gli ambiti, pubblico e privato e, quindi, sul piano affettivo che include aspetti emozionali.

La falsa credenza in una “rivalità naturale” che sarebbe sottesa a qualsiasi forma di relazione fra donne (intimamente connessa anche al mito dell’amore romantico), continua ancora oggi a essere operante contro di noi, contro la nostra lotta. Chi non ha mai sentito “siamo molto perfide fra noi” o il tanto ripetuto “il peggior nemico di una donna è un’altra donna”? Ma il pericolo non sta lì, la minaccia è un’altra e miete vittime ogni giorno: non dobbiamo “proteggerci” dalle altre, dobbiamo proteggerci le une con le altre di fronte a tutte le forme di violenza maschilista.

Vogliamo dunque continuare a riprodurre quegli schemi che contribuiscono alla nostra stessa oppressione? Ci faremo dunque complici di una narrazione che pretende di avere come seguito la nostra sottomissione?

Solo se siamo capaci di mettere in discussione quanto abbiamo appreso, facendoci carico della nostra fallibilità, potremo rinforzare i nodi che ci uniscono ed essere capaci di vedere oltre le nicchie e le affinità elettive, facendo un passo avanti verso il patto collettivo.

Disinneschiamo una volta per tutte la misoginia fra donne: per essere alleate non è necessario essere amiche.

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Yolanda Beteta Martín, Las heroínas regresan a Ítaca. La construcción de las identidades femeninas a través de la subversión de los mitos, in «Investigaciones Feministas», 2009, vol 0, pp. 163-182

Colectivu Milenta Muyeres y Moces / Asociación Muyeres Adrei, Taller Entre Liliths y Evas anda el juego: sobre desigualdades, estigmas y misoginia entre mujeres. Retos para la práctica feminista, Oviedo, Octubre 2011

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