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#Firenze report sulla manifestazione di ieri contro la cultura dello stupro

Ieri a Firenze eravamo mille, forse più di mille, donne e uomini arrivati anche da altre città, a sfilare in corteo in solidarietà alle ragazza americane che hanno denunciato di aver subito uno stupro da parte di due carabinieri al momento sospesi dall’arma e oggetto di indagini della magistratura e interne della stessa forza dei carabinieri.

“Brutti brutti brutti, neri neri neri, sono sono gli immigrati, sono i carabinieri” era uno degli slogan urlato per le strade che andavano da piazzale michelangelo fino al centro, conclusione con molti interventi in piazza della repubblica.

“Il divertimento non è reato, Nardella lo stupro non è giustificato” e molti altri slogan che parlavano di noi, del nostro diritto ad andare in giro di notte, senza nasconderci o coprirci da testa ai piedi perché altrimenti si rischierebbe di essere stuprate. Slogan contro i razzismi espressi da chi strumentalizza la violenza sulle donne e ne parla solo quando a compierla sono stranieri. Slogan contro i securitarismi, niente polizie, niente ulteriori leggi, quello che ci serve, dato che non confidiamo nell’aiuto delle istituzioni, è che si affidino le sorti della nostra salute e delle nostre denunce alle donne che operano da tanto tempo contro la violenza sulle donne.

I centri antiviolenza chiudono, il percorso rosa dell’ospedale priva le donne del diritto a scegliere liberamente quale strumento usare per liberarsi dalla violenza. Le leggi repressive non creano una nuova cultura e tutto quel che Nardella, sindaco di firenze, suggerisce, i taxi rosa, un maggiore decoro da parte di chi va a divertirsi la sera, implicitamente dicono che la donna è debole, vittima o colpevole.

Ce ne freghiamo dei taxi rosa, ce ne freghiamo del decoro, e a questo proposito proprio in questi giorni Nardella ha preso la palla al balzo e ha messo in atto una ordinanza che parla di decoro e decenza, una di quelle ordinanze fotocopia prese da altri sindaci del pd e prima ancora da quelli della Lega Nord. L’ordinanza viene descritta come finalizzata alla salvaguardia delle vittime di tratta ma in realtà, scegliendo di multare i clienti, per fare cassa in comune, non fa che spingere le sex workers a trovare rifugi meno visibili, a lavorare ancor più in clandestinità perché diversamente perderebbero clienti. E’ un mobbing lavorativo che diventa elemento utile a fare in modo che le sex workers si affidino a protettori, perché più si lavora al margine più si subiscono violenze.

A questo proposito ricordiamo che le sex workers subiscono molti stupri da parte di clienti non paganti o di branchi di uomini che le prendono in trappola. Il rischio potrebbe essere minore se le sex workers, invece che essere cacciate al margine fossero regolarizzate e libere di lavorare alla luce del sole.

Ma da un sindaco che ha parlato delle americane chiarendo che non dpvrebbero venire a firenze per sballarsi, come fosse colpa loro quanto è successo, non ci aspettavamo nulla di meglio.

La sfida è quella di decidere da che parte stare. Le istituzioni non sono nostre interlocutrici. Quello che ci preme è lavorare per fare rete e difenderci da sole. Ci servono strumenti e spazi e ci serve che si smetta di legittimare istituzioni paternaliste che insistono sulla retorica della “sicurezza” proponendo ancora più sorveglianza e controllo, ed è ridicolo che si parli di questo dato che due elementi a garanzia di quella presunta sicurezza sono oggi sotto inchiesta per stupro nei confronti di due ragazze ubriache e dunque non in grado di dare il loro consenso.

Assieme a noi in piazza c’erano ragazze universitarie americane che hanno raccontato il perché della loro partecipazione. Gli studenti, le studentesse di Firenze, molte persone di varie provenienze inclusi i centri sociali, caratterizzavano una marea di gente che in senso trasversale parlava lo stesso linguaggio e chiedeva le medesime cose. Tanta meravigliosa gente che è disposta a rimettersi in discussione quando si parla dello stupro di gruppo contro la ragazza di Parma, stupro avvenuto nella sede della rete antifascista di Parma quasi sette anni fa, con una vicenda dolorosa che è finita per ora con la condanna in primo grado degli stupratori.

Noi non dimentichiamo nulla, chiunque sia a stuprare le donne e chiunque sia a subire lo stupro. Ci siamo e ci saremo. Per raccontarci intanto potete scrivere la vostra storia come sempre a abbattoimuri@gmail.com

Concludo con una critica al titolo del servizio de La Repubblica alla quale va detto che neppure le “prostitute” meritano lo stupro.

Ed ecco un po’ di foto della manifestazione di ieri con un grazie a Stefania, al gruppo di Non una di Meno Firenze, a Lea, a chiunque abbia partecipato e fatto queste meravigliose foto.

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