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Ciao, ciao bambina: di molestie e desiderio di controllo

 

Lei scrive:

Ciao, ciao bambina – un ca**o.

Ogni giorno, prima di varcare la soglia del portone e affrontare il mondo, ho messo a punto un piccolo rito; stringendo il manico di ferro, spero sempre che, come per un contatto alchemico, mi si trasmetta uno sorta di scudo metallico che lasci fuori le cose che non mi piacciono, per poter godere serenamente di quelle che mi piacciono. Cose belle e brutte, mischiate senza soluzione di continuità nel brulicante fiume di vita cittadina. Tra le cose belle: il sole, il colore, gli odori, la gente; tra quelle brutte, lo sporco, la puzza, il caos, la gente.

Sono stata a lungo a fuori e il ritorno in Italia è stato segnato anche al ritorno a certe manifestazioni cui, felicemente, mi ero disabituata. La più normale delle operazioni – muoversi per strada – per una donna, può essere faticosa.
Quando mi fermo per quei brevi momenti sulla soglia del portone, mi prefiguro tutti i commenti cui mi dovrò sottoporre, e contro la mia volontà. Non c’è spazio che ne sia immune: dalla strada fin dentro i più blasonati, reconditi uffici, un sessismo troppo spesso percepito come innocuo serpeggia abbastanza liberamente.
No, le donne non sono lusingate dai continui commenti per strada, anche se sarebbero ‘complimenti’. Ma ce n’è uno, in particolare, che sempre mi dà a pensare, che è l’appellativo ‘bambina’. ‘Ciao, bambina’, ‘dove vai, bambina?’ o, come quello che mi è capitato oggi (e non solo oggi), ‘ma che bella bambina’.

Non si tratta di discutere, in generale, su cosa significhi essere bambini e le metafore che sprigionano questo stato, semmai questa è una breve riflessione su come le associazioni siano a volte inopportune; oggi ho solo pensato che mai e poi mai ho associato un uomo che mi piacesse allo status di bambino. Non potrei. E ho amato, o desiderato, anche teneramente, ma la tenerezza l’ho forgiata a immagine della donna che sono e dell’uomo che avevo davanti, non di bambino. Perché le donne, invece, sono ‘bambine’? Perché questa sempre sottolineata corrispondenza di ruoli tra la bambina da accudire e il padre-protettore? Che posto possono trovare i pensieri di desiderio per ciò che si associa a una bambina? Non è questo un qualcosa affine alla pedofilia?

E poi, non si nasconde, dietro all’espressione ‘ciao, bambina’, il desiderio di controllo della sessualità femminile? No, io non sono una bambina, io sono una donna e desidero cose che farebbero spaventare molti di quelli che mi chiamano, senza consenso, bambina.

Ps: so che questa riflessione è molto intransigente, ma in un periodo come questo penso che vadano fatte riflessioni estremamente puntuali, anche se rigorose.

Grazie

Anonima

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Comments

  1. L’ha ribloggato su Womenoclock.

  2. Relazionarsi con una donna-bambina attiva delle dipendenze, un rapporto up-down in cui alcuni maschi si sentono a prorpio agio. Solo i maschi davvero adulti desiderano relazionarsi con una donna che racchiude e manifesta i molteplici aspetti dell’essere femmina.

  3. Certo che qualificarlo come un problema prettamente italiano – “Sono stata a lungo a fuori e il ritorno in Italia è stato segnato anche al ritorno a certe manifestazioni cui, felicemente, mi ero disabituata” – mi sembra davvero ingiusto e fuorviante. Come se il sessismo fosse solamente un problema del nostro paese. Non lo dico in quanto italiano, lo dico perché è totalmente sbagliato.

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  1. […] Sorgente: Ciao, ciao bambina: di molestie e desiderio di controllo – Al di là del Buco […]

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