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Menopausa e narcisismo

di THELMA

Cara Eretica, ti racconto una storia che ritengo contenga utili spunti di riflessione.
Le vicende risalgono a questa estate ma alcune premesse sono indispensabili per la comprensione del racconto.

Sono una donna di cinquantasette anni, separata da 8. Vivo con mia figlia sedicenne per la quale costituisco l’unico punto di riferimento costante e sicuro. Il padre non vive in Italia ed è presente solo saltuariamente, occasionale è anche il suo contributo economico. Non ho avuto altre relazioni dalla fine della convivenza che è coincisa anche con l’inizio della mia menopausa. Dopo la separazione mi sono dedicata a mia madre e a mia figlia che ovviamente risente della lontananza del padre con il quale vive un rapporto molto conflittuale.

Come se non bastasse all’età di quasi dodici anni le viene diagnosticata una malattia autoimmune per la quale è sottoposta ad una pesante cura farmacologica. Affrontiamo insieme ogni difficoltà e paura collegata alla malattia. Le mie energie si esauriscono tra lavoro, costretta anche a fare straordinario, figlia e le normali incombenze familiari ma questa è una storia che troppe donne conoscono. Talmente ovvia da diventare banale. L’unico aiuto e sostegno lo ritrovo nella mia anziana mamma e nelle amiche. Quando si dice fantastica insostituibile SORELLANZA.

A fine 2006 la mamma, fino ad allora perfettamente autonoma e in buona salute nonostante l’età avanzata, dopo pochi mesi di atroci sofferenze muore a causa di una brutta malattia. Il dolore e il senso di vuoto per me e per mia figlia sono terribili, lei è parte integrante del nucleo familiare. Fortunatamente qualcosa di molto positivo sopraggiunge ad alleviare in parte le nostre angosce: la malattia di mia figlia va in remissione, dopo quattro anni può smettere di prendere farmaci.

Per tutti gli anni successivi alla separazione mi sento come se fossi anestetizzata. Non provo nulla. Nessun desiderio. Nessuna attrazione verso gli uomini. La mia sessualità in passato non è mai stata un problema. Il sesso mi è sempre piaciuto. Il piacere lo abbiamo rivendicato come diritto durante le lotte della fine anni ’70 alle quali, giovanissima, partecipo con passione e convinzione. Con o senza amore.. è sempre bello! Storie diverse certo ma comunque esperienze da vivere che hanno fatto di me la donna di oggi.
Il mio corpo imperfetto non mi è mai stato di ostacolo. La mia ciccia di troppo è sempre stata apprezzata… insomma .. piacevo agli uomini e a me piaceva farlo.. tanto. Anche da sola.

La relazione col mio compagno però non regge, le liti sono continue e la mia “passione” va scemando. Per il bene di tutti noi è necessario separarci, lui in quel momento non ha lavoro e io mi sento in difficoltà. Passiamo un anno e mezzo da separati in casa. La situazione diviene sempre più insostenibile. Gli chiedo di andarsene. Se ne va. Pensava fossi “impazzita” e che la menopausa mi avesse dato alla testa. Anche questo è tipico e banale. Vero? Gli uomini stanno male ma rimangono, noi siamo le stronze che mandiamo all’aria le famiglie. Intanto sono in menopausa e a questo attribuisco la totale assenza di desiderio. Passano gli anni penso “l’ho fatto troppo in gioventù e ho esaurito ogni anelito di desiderio”. Un po’ come succede con gli ovuli. Ne abbiamo un tot, finiti quelli basta ovulazione. Sono rassegnata. Penso con nostalgia ai tempi passati. Guardo mia figlia e mi consolo pensando “Adesso tocca a lei”.
Nel frattempo qualcosa succede dentro di me.

Liberata la mente dall’angoscia della malattia di mia figlia e recuperato un po’ del mio tempo mi accorgo che il mio corpo è vivo. Inizio nuovamente a desiderare di procurarmi piacere. Ritrovo la voglia e dopo anni le mie mani esplorano il mio corpo. Ci sono. Ancora. Sgomenta.

Ecco che un pomeriggio di Giugno mentre rilassata sul mio letto leggo un libro squilla il telefono: “Mamma ho avuto un incidente con la moto sta arrivando l’ambulanza”. Mi precipito fuori così come sono con un vestito da casa quasi in ciabatte. Arriviamo in ospedale, siamo entrambe stravolte. Lei è molto spaventata, era volata e caduta sbattendo la testa e la schiena, salvata dal casco e dallo zaino che portava in spalla. Io sono molto turbata per quello che sarebbe potuto succedere e che la fortuna ci aveva risparmiato. Fatti tutti gli esami non risulta nulla di grave.

Passa qualche giorno e ricevo un messaggio su whatsapp “Come sta sua figlia? La spalla?”. Qualcuno al Pronto Soccorso aveva rubato il mio numero di cellulare. Rispondo al messaggio minacciando di fare una denuncia per sottrazione di dati sensibili ma lui si giustifica affermando di essere rimasto profondamente turbato da “una madre sola in difficoltà con una figlia sofferente”. Che uomo! Ribadisco la viltà del gesto.

Lui continua a giustificarsi chiedendo scusa e implorando di essere perdonato. Si offre per un caffè, vorrebbe solo conoscermi. Io sono un po’ stordita, stupita anche dal fatto di poter aver attratto su di me l’attenzione di un uomo in un momento in cui sentivo di essere la totale assenza della femminilità con il mio vestitino indiano scolorito e stropicciato.

Non ricordo neanche che faccia ha. Ricordo però il suo sguardo, i suoi occhi. Qualche tempo dopo ho un barlume di memoria, ricorderò una domanda un po’ fuori luogo, sicuramente non utile alla compilazione del modulo di accoglienza del pronto soccorso: ”Ha solo lei?”. Quella frase mi aveva insospettito ma era stato un istante venivo subito riassorbita dalle mie preoccupazioni e chiamata in stanza dal medico. Tramite i messaggi su whatsapp mi rivolge parole gentili, complimenti.

Non credo del tutto alle sue giustificazioni, è inverosimile che non lo abbia mai fatto prima e me ne dà conferma un’amica che ricorda un racconto molto simile fattole da una collega finita allo stesso pronto soccorso con la figlia. Evidentemente è la sua modalità di approccio. Neanche questo basta a dissuadermi del tutto. Non lo denuncio nonostante anni di lotte femministe mi porterebbero a farlo, sono comunque titubante, indecisa e perplessa arrivo anche a bloccarlo su whatsapp ma poi lo sblocco. Tentennante accetto il primo appuntamento per un caffè, poi il secondo caffè e poi l’aperitivo sul mare al cospetto di un fantastico tramonto. Lì mi chiede il primo bacio.

Mi dico che in fondo.. è giunto il momento .. non so ancora se mi piace ma mi attrae e penso di poterlo “usare” per testare se dopo tanti anni ancora “funziono”. Nessun senso di colpa, sicuramente date le modalità dell’approccio non sono l’unica donna della sua vita. Non è certo l’uomo dei miei sogni ma, nonostante sia molto più giovane di me, gli piaccio e ciò mi lusinga, anche lui comincia a piacermi. C’è qualcosa in lui che non ho mai incontrato negli altri uomini. Le sue attenzioni mi turbano, il suo sguardo è magnetico, la sua voce sensuale. E’ molto seducente. I messaggi telefonici sono continui. Ribadisce quanto io gli piaccia quanto senta la mia mancanza e quanto mi desideri. Mi fa compagnia, spezza la monotonia del mio quotidiano, allevia il mio lutto. Si insinua nelle mie giornate. Mi manda il buongiorno ogni mattina accompagnato dalle faccine con i bacini. Dice che sono il primo pensiero al suo risveglio al mattino. Mi comunica tutti i suoi spostamenti. Mi dice quanto si sente fortunato ad avermi incontrato e quanto tiene a me. Dopo tanti anni mi sento desiderata .. felice.

Si sono felice, le amiche mi mettono in guardia ma la mia fame di “amore” è più forte. Non so ancora che quelll’uomo è un narcisista ma lo scoprirò presto.
Accetto l’invito a cena con annesso dopo cena. Siamo a un mese dal suo primo contatto. Mi porta in un locale molto carino, con vista panoramica, si vedono le luci della città dall’alto, c’è un gradevole sottofondo musicale. Chiacchieriamo amabilmente anche se abbiamo idee molto diverse. Finita la cena risaliamo in moto e andiamo a casa. E’ bello nonostante l’imbarazzo del primo incontro, neutralizzato da qualche bicchiere di spumantino.

Lo facciamo a lungo. Lui non viene. Io neanche ma mi piace lo stesso. Sono troppo concentrata su di lui. C’è qualcosa che non funziona e non capisco esattamente cosa. Mi rassicura dicendomi che non è colpa mia che gli piaccio tanto che è lui ad essere sempre molto lento a venire. Io devo andare a prendere mia figlia, non c’è più tempo, ci dobbiamo lasciare, lui prova a trattenermi ma io devo andare. Risaliamo sulla moto. Oddio che male salire su quel sellino dopo il rapporto, era la moto che io gli avevo chiesto di portare, la mia preferita. Si perché lui ne aveva tante. Tutte Harley.

Google mi viene in aiuto ed ecco che mi documento sul coito ritardato, cause e rimedi. Sono sempre stata una “studiosa”. Una persona che vuole capire quello che le succede e che risponde ai problemi cercandone la soluzione. Mi convinco che voglio incontrarlo di nuovo. Il suo approccio è molto coinvolgente, ancora ora se ci penso mi vengono i brividi.

Passano pochi giorni dal nostro incontro e inizio a stare male. Penso si tratti di una semplice cistite ma non passa con i soliti rimedi. Vado dal ginecologo che riscontra anche una cervicite ed una vaginite. Un delirio. Dolori, febbre, bruciore e sanguinamento. Costretta a casa per una settimana tra lavande, ovuli e Rocefin. Lui non ha nulla. Lo giura. Almeno questo si rivelerà vero. E’ tutta colpa mia, penso, che l’ho trascurata per tanti anni.

La menopausa non è solo l’assenza del ciclo, scompensi ormonali e caldane. Questo però non ce lo dice nessuno fino a quando non lo scopriamo da sole. La nostra vagina va curata. L’alterazione della lubrificazione può portare problemi seri. Rapporti dolorosi, maggiore esposizione ad ogni tipo di infezione. E’ l’ennesima ingiustizia perpetrata dalla natura sul corpo di noi donne. Dopo una vita di preoccupazioni per evitare gravidanze indesiderate quando finalmente potremmo essere libere di godere della nostra sessualità ecco che lei ci abbandona.

Torniamo al nostro lui. Che fa? Si compenetra, poverino. E’ dispiaciuto. O forse preoccupato che posso avergli trasmesso qualcosa che a sua volta lui possa trasmettere ad una new entry. I messaggi continuano. Io guarisco. Ma ogni appuntamento salta per imprevisti vari legati al suo lavoro, così dice. Solo messaggi né più telefonate né incontri. Io gli dico ciò che penso. Che ci sia qualcun’altra, che lui non appena ha capito che ci sarei stata ha perso interesse, che se vuole solo un rapporto virtuale io invece ne voglio uno reale. Lo invito a non cercarmi più ma lui continua e io non riesco ad essere determinata. Lo desidero anche se presagisco che non c’è molto da fare. Lui non dà spiegazioni plausibili, continua la recita attribuendo la sua mancanza di disponibilità all’eccessivo lavoro, è agosto deve coprire i turni di chi è in ferie.

Dopo più di un mese così, capisco che devo sottrarmi.. mi tiene legata a sé senza darmi nulla. Non sono più felice come prima. Sono sempre in attesa ma ogni aspettativa viene sempre delusa. Non rispondo più ai suoi Buongiorno con annessi bacini e dopo un po’ smette e .. udite udite .. mi blocca su whatsapp e anche sul telefono. Fantastico. Vigliacco dal suo primo al suo ultimo gesto.

Sono passati due mesi e mezzo dal primo contatto. Quattro incontri. Due fantastici giri in moto. Troppo poco per giustificare il malessere che mi attanaglia. La sospensione tra la gola e il petto. Il pensiero ossessivo che mi accompagna da quando apro gli occhi la mattina a quando li chiudo la sera. Sono sbigottita e incredula. Una cara amica mi suggerisce di leggermi il profilo del Narcisista Patologico. Ritrovo lì lui e anche me stessa, persino le frasi che usava. Capisco cosa ho appena vissuto e perché sto così male.
Ancora una volta Sorellanza e Google fanno la differenza.
Perché si parla così poco della violenza che si annida all’interno delle relazioni? Dei disturbi della personalità, di persone apparentemente normali e sane che nascondono un profilo, difficile da riconoscere, disturbato e pericoloso per chi vi viene a contatto?

Ringrazio la fortuna che mi ha fatto incontrare quest’uomo in età matura, se fossi stata più giovane mi avrebbe annientata. Oggi traggo da quanto ho vissuto una lezione importante e con il mio usuale ottimismo mi dico che anche questo incontro è servito. Ho capito che sono ancora una donna piacente, che devo prendermi cura del mio corpo e che ho ancora una vita davanti. Ho anche rinnovato la mia biancheria intima e comprato il mio profumo preferito! Sono pronta a ripartire anche se a lui penso ancora.

Intanto continuo a documentarmi sui disturbi della personalità. Ci sono tanti segnali riconoscibili fin dall’inizio che possono dirci se ci troviamo di fronte ad un uomo che non ha nulla da dare se non belle parole e illusorie sensazioni di felicità. Unica via di salvezza: Scappare lontano. Noi non possiamo cambiarlo mentre lui può prosciugare ogni nostra energia. Nutrirsi dei nostri sentimenti, incapace di provarne di propri, totalmente privo di empatia. Le nostre emozioni sono il suo cibo e quando si sentirà sazio noi saremo esauste, ci denigrerà e ci abbandonerà. Ci sarà già qualcun’altra pronta a sostituirci e a nutrirlo. Il suo ciclo continua e noi rimaniamo annientate, esterefatte e incredule a chiederci se e dove abbiamo sbagliato. Riprendersi da tutto ciò è molto doloroso e richiede tempo e spesso anche l’intervento di un/a professionista.

Io sono stata fortunata. Il mio istinto mi ha salvata, sono riuscita ad avere comunque sempre chiaro quali erano le mie esigenze. Cosa volevo e cosa non volevo fare. Ho respinto le sue richieste preliminari al sesso virtuale. Continuava a dirmi “fatti vedere” e io cazzeggiavo “non c’è nessuno che mi fotografa” “odio i selfie” “se vuoi vieni e mi vedi”. Io non volevo una relazione virtuale. Lui ha insistito io non ho ceduto e lui mi ha bloccata. Appartengo ad un’altra generazione. Mi piace toccare, odorare, accarezzare.

Due mesi e mezzo di messaggi, qualche telefonata, quattro incontri. Eppure quando è finita sono stata male, troppo male per una “non relazione” durata così poco. La spiegazione è lì nel suo narcisismo e nella mia incapacità a sottrarmi fin dall’inizio, nell’aver sottovalutato il pericolo.
Oggi mi sento come una pesciolina, abboccata all’amo, che per favorevoli coincidenze è riuscita a scappare e adesso nuota libera in un mare colorato ma pieno di insidie.

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Comments

  1. Una storia raccontata con la maturità di chi è in grado di sottrarsi a persone se-duttive. … fortunatamente le persone, gli uomini sono anche differenti.

    • Queste testimonianze sono sempre interessanti e utili.
      Penso che a scuola ci dovrebbe essere un tempo per stimolare i ragazzi a riflettere sui sentimenti, sulla relazione, sul riconoscere le proprie sensazioni e saperle esprimere. Questo non solo per la vita di coppia, ma in generale. Secondo me aiuterebbe i ragazzi a diventare adulti differenti da questo tizio.
      Purtroppo si crede che la famiglia sia sempre sufficiente a questo scopo, e certamente è nelle relazioni affettive “famigliari” (in senso lato) che si sviluppa la capacità di costruire relazioni positive, ma in realtà la famiglia, specie nella concezione tradizionale, è il luogo dove si perpetuano abitudini, che possono essere buone, meno buone, e anche patologiche e spesso si tratta di problemi legati alla scarsa capacità di riconoscere le proprie emozioni, saperle comunicare dandogli un valore e rispettarsi e quindi rispettare i sentimenti altrui, avere cura di ascoltarli. Quando questo capita “la famiglia” da sola potrebbe non ha gli strumenti per evitare che “malfunzionamenti” nella socializzazione diventino tare tragicamente passate da genitori a figli.
      Detto questo, ovviamente ogni punto di vista ha i suoi pre-giudizi è strutturale all’essere animali coscienti che guardano le cose inevitabilmente dal loro punto di vista. Certo, se poi ci si mette pure l’idea che la “parzialità della fica” sia l’unica parzialità non sovradeterminante https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/05/03/la-parzialita-della-fica/ perchè ci si è convinti che sia l’unica la parzialità che libera tutt* per definizione ecco che una donna può parlare degli uomini in modi che non sarebbero permessi a parti invertite.
      Ma alla fine si apprende qualcosa da queste storie e in generale dagli altri se si riesce a passare sopra a cose come “Gli uomini stanno male ma rimangono, noi siamo le stronze che mandiamo all’aria le famiglie”, ovvero senza ridurre un racconto di una esperienza ai suoi (inevitabili) pregiudizi, e questo vale per qualsiasi racconto.

      • Sono d’accordo. A scuola bisognerebbe parlare dei sentimenti, delle relazioni, dei disturbi della personalità, di quanto sia importante rispettare gli altri anche se hanno idee diverse dalle nostre. Io parlo della mia esperienza e di quella delle donne intorno a me ed è questo che mi porta a dire che le donne hanno spesso il coraggio di prendere decisioni difficili che gli uomini non prendono. Per un periodo ho anche lavorato in uno studio legale e quasi sempre erano le donne a chiedere il divorzio. Evidentemente ciò che per me è esperienza per te è pregiudizio. Ma di che narrazione parli? Noi potremmo dire di voi ciò che voi non potete di noi? Direi che noi non possiamo dire di voi ciò che voi dite di noi. Giusto per fare un esempio dimmi il maschile di Troia?

    • Certo Mauro, esistono anche uomini sinceri, capaci di amare con passione e tenerezza. La prossima volta spero di poter parlare di uno di loro.

  2. Come la capisco! Io l’ho anche sposata una che è brava solo lei in tutto. Quando ci siamo incontrati io ero in una condizione particolare che lei ha usato per impossessarsi della mia vita, piano piano mi ha condotto a pensare che ero fatto male e che tutto quello che facevo era sbagliato. Poi aiutato, mi sono ripreso la mia vita, siamo ancora insieme abbiamo un figlio, viviamo separati virtualmente in casa. Presto o tardi ci si dividerà, ed ognuno per la sua strada, anche se non sono più giovane, non importa. Questo tipo di ‘persone’ ti succhiano il midollo e non mollano mai.
    A volte meglio soli. Ecco se può servire sei in buona compagnia ve ne sono purtroppo di questi casi. Lei almeno, bene o male ne è uscita.
    Grazie per aver condiviso la sua storia.

    • Mi dispiace per te Luigi. Mi dispiace soprattutto sentirti rassegnato. Fino a quando rimarrete sotto lo stesso tetto non potrai sentirti libero di ricominciare e lei troverà sempre il modo di farti del male e tenerti incatenato. Buona fortuna.

    • Mi dispiace che tu sia in una simile situazione. Però, se non sono troppo indiscreta, e se te la senti, ti andrebbe di spiegarmi cosa ti frena dal ricominciare una vita veramente tua? Dal momento che dici che ti sei ripreso la tua vita che e che sai che prima o poi vi lascerete, cosa ti tiene ancora in quella casa? Vorrei capire… mi spiego.. Io non accetterei mai di stare nella stessa casa con un uomo simile, e solo l’idea di vivere come separati in casa mi basterebbe per fare la valigia. Nel tuo caso, come fai a resistere? Ti auguro anch’io ogni bene.

  3. Grazie tantissimo per questa tua testimonianza. Io un narcisista l’ho incontrato all’inizio dei vent’anni e mi ha devastata. Ho retto sei anni di stillicidio, poi non ce l’ho fatta più e me ne sono andata, passando anche da stronza insensibile. E nonostante dopo un anno sia ancora sofferente, scoprendo le esperienze di altre donne (e di un uomo) devo ringraziare che siano stati solo sei anni, quello in cui mi sono fatta succhiare ogni stilla d’energia, di avercela fatta a lasciarlo andare.

  4. Cara Miranda non oso immaginare come tu possa sentirti dopo sei anni con un uomo così. Impara a volerti bene. Cura il tuo corpo e il tuo cuore. Divertiti. Dedicati alle cose che più ti piacciono. Cerca la compagnia di chi ti vuole bene. Sei LIBERA. Pensaci. Ripetitelo ogni mattina quando ti svegli. Ogni giorno potrebbe riservarsi una bella sorpresa. Auguri.

  5. Grazie Thelma per questa testimonianza, e per la tua lotta 🙂

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