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#Transfobia – Donne Cis, Arcilesbica e la paura delle “Donne con pene”

Arcilesbica Nazionale – non da poco – sta rivendicando separazione da ciascuna persona che non sia d’accordo con la loro posizione anti/Gpa. Spaccata al suo interno continua a portare avanti una visione murariana, da femminismo della differenza, del femminismo stesso. Visione binaria, uomini e donne, e nient’altro attorno. Le madri lesbiche di figli avuti con la fecondazione assistita sono ok. Due genitori gay con figli ottenuti tramite gestazione per altri invece no.

Questa posizione è supportata da molte parti antiabortiste tant’è che muraro and company pubblicano frequentemente su testate cattolicissime e sono sostenute da una parte politica che dovrebbe far emergere qualche domanda in più su una posizione tanto conservatrice che rappresenta perfettamente la visione donnesca da beddamatresantissima tanto cara al patriarcato.

Da tempo si avanzano accuse gravi nei confronti di chi ritiene che la Gpa, impedendo situazioni di sfruttamento, sia comunque praticata da donne alle quali va riconosciuta capacità e diritto di scelta. Ma sappiamo che alla parte politica di cui parliamo non interessa un tubo. Poggiando su argomenti vittimisti, le donne vittime da salvare, e via a galvanizzare l’ego di paternalisti e di madri superiori, insistono sul fatto che codeste donne che si prestano per la Gpa non sarebbero – Tutte – in grado di intendere e volere.

Da qui a immaginare, così come Muraro, Libreria delle donne milanese and company, Sede arcilesbica milanese, che è tutta colpa degli uomini, citando l’omopatriarcato – termine coniato da Muraro – dei gay riuniti in lobby, perfino delle persone trans Mtf, perché hanno un pene, non ci vuole molto. D’altronde l’aria complottista che si respira da quelle parti comprende intuizioni post futuriste che rivelano, assieme ai segreti di fatima, anche la scomparsa della donna, guardando ad un mondo apocalittico in cui i maschi, considerando tali tutte le persone che hanno un pene, come gli anti/gender raccontano, si appropriano dei figli.

Ne scrivo ancora perché, come denunciano gli/le attivist* del Mit, sulla pagina facebook di Arcilesbica è stato condiviso un articolo dal titolo “I am a Woman. You are a Trans Woman. And that distinction matters“.

L’articolo è ad alto contenuto Terf, Radical feminist trans escludente, in linea con le posizioni di certe femministe radicali, di stati uniti, canada, inghilterra, le quali affermano che le Trans Mtf non sarebbero vere donne e che le trans sarebbero in realtà infiltrat* del patriarcato per distruggere il movimento femminista. Delle trans è stato detto da note Terf che sarebbero pericolose anche perché avendo un pene, se non operate, costituirebbero un pericolo per le donne “vere”. Si è detto per esempio che le trans vorrebbero entrare negli spazi e nei bagni delle donne per stuprarle. In basso troverete molti link contenenti traduzioni e resoconti puntuali su queste posizioni autoritarie di certe femministe.

La condivisione di un articolo del genere non è passata inosservata. Alcune sedi di Arcilesbica, vedi Bologna e Roma, hanno preso le distanze. E’ anche arrivata la critica puntuale del Mit in cui si sottolinea la transfobia implicita in certi ragionamenti.

Arcilesbica nazionale risponde e su questa risposta mi soffermerei. Tra le altre cose dicono:

  • E se delle donne cis-gender si incontrassero solo tra loro, a chi farebbero paura? O ciò che spaventa ancora, in fondo, è più in generale l’autonomia delle donne? Il fatto che delle donne – senza pene – desiderino degli spazi separati è motivo sufficiente per fondare delle accuse di transfobia?

Nessun problema, certo, ma esiste anche un movimento femminista che è trans-inclusivo. Il vostro concetto di donna – comunque sia – è compatibile con l’attribuzione di ruoli di genere cari al patriarcato. Sottolineare poi una differenza tra donne con pene e donne senza pene è già di per sé discriminatorio. Le persone trans che partecipano alle manifestazioni femministe andrebbero dunque analizzate per verificare la presenza o l’assenza di pene? (i’m jocking).

  • L’autrice dell’articolo inoltre ha onestamente ammesso che la sua richiesta di spazi solo per donne cis-gender era condizionata dalla sua esperienza di vittima di stupro

Cioè, ancora, si giustificano posizioni Terf strumentalizzando le donne vittime di stupro e di violenze “maschili”. E no, cara Arcilesbica, a me non dovete ricordare niente perché supporto pienamente le vittime di stupro e io sono una sopravvissuta di un tentato femminicidio. Di conseguenza, seguendo il vostro ragionamento, dovrei temere per la mia incolumità ogni volta che si avvicina a me una persona dotata di pene. Come se la violenza risiedesse in quello. Già non capisco come si possa attribuire al maschio in quanto tale, e al pene in particolare, la propensione (genetica?) alla violenza. Perché un tale argomento fu sollevato (no agli uomini nel corteo!1!1!) anche per la manifestazione del 26 novembre alla quale poi, per fortuna, gli uomini presero parte. E figuriamoci se posso capire il fatto che la persona trans, che l’individuo che si autonomina e aderisce al genere che più gli/le piace, se ancora in possesso del pene s’ha da considerare un pericolo per le donne. Un infiltrato. Un nemico. E faccio notare l’importanza di rispettare il fatto che ella vada definita usando gli articoli “La” e “Una”. Dunque l’argomento pietoso su “non avete prestato attenzione al suo trauma eccetera” appare pretestuoso, non è affatto credibile e non serve a giustificare una posizione così strettamente binaria.

Detto ciò mi pare che della risposta di Arcilesbica null’altro meriti una descrizione perché ripete se stessa mille volte per altre 15 righe almeno.

Riassumo:

  • posizione binaria
  • distinzione tra donne non dotate di pene e trans con pene
  • a chi critica viene lanciata l’accusa di non essere dalla parte delle vittime di stupro eccetera. loro invece lo sono, vicine alle vittime eccetera.
  • dunque non si riterrebbero transofobe ma attente ai bisogni delle donne cis

A questo proposito vorrei suggerire la lettura di questo pezzo: Cinque modi con cui le cis-femministe possono sostenere la trans inclusività e l’intersezionalità

Io sono donna, con la vagina, giusto per rassicurare. Sono anche una vittima di violenza. Tutto ciò che Arcilesbica dice, prego, non lo dica a mio nome. Non in mio nome. Grazie.

Ps: deriva autoritaria è quella che comprende ogni gruppo politico che nega la soggettività di altre persone relegandole al ruolo di vittime da rappresentare, alle quali dare voce solo se la pensano in un certo modo. Vale per le donne che scelgono la Gpa e anche per le Sex Workers. Per dire.

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Comments

  1. Come è già stato giustamente evidenziato, le sezioni di alcune grandi città hanno preso le distanze dalla posizione dell’organizzazione nazionale, il che farebbe pensare che forse la scelta sulle persone incaricate di rappresentare l’organizzazione a livello nazionale non si è rivelata opportuna alla prova dei fatti e non ci sarebbe nulla di strano se tale “gruppo dirigente” fosse messo in discussione in maniera decisa in tempi brevi.
    Sebbene la visione di questo “gruppo dirigente” sia da respingere, per farlo in modo tale che non rientri dalla finestra domani, questa visione va anche ed esplicitata. Non serve a nessuno infatti liquidare come odio irrazionale delle posizioni che sono invece una logica conseguenza di alcune premesse che se accettate mostrano come del tutto razionali le posizioni del nazionale di Arcilesbica.
    Piaccia o meno, allo stato attuale, nel senso comune (certamente intersecato e incatenato da stereotipi) maschio sta per avere un pene. In altri termini, il segno distintivo del maschio (e quindi di tutto ciò che ha a che fare col maschio) è il pene. Se si identifica col maschile tutto ciò che è male, allora il pene deve simboleggiare lo strumento col quale il maschio fa tutto ciò che è male.
    A livello comunicativo pertanto, dato il senso comune attuale che non distingue tra maschio in quanto persona dotata di un pene e maschio in quanto persona che si identifica in un ruolo di genere, si è rivelato strategico centrare sullo stupro la denuncia del maschile.
    Se c’è un atto violento che può essere inequivocabilmente solo maschile, questo è la violenza sessuale fatta usando il proprio pene.
    Lo stupro quindi occupa un posto centrale nel femminismo delle dirigenti nazionali di Arcilesbica, e non solo quello, perchè questo atto si presta ad essere sinonimo di “maschio” e può essere facilmente caricato di significati ulteriori che ne facciano il simbolo della violenza maschile sulla donna. Cosa di fatto attuata almeno col femminismo della seconda ondata del resto, e passata nel senso comune. C’è infatti una letteratura decennale ormai che ha fissato degli schemi teorici in tal senso.
    Ora, date queste premesse e accettate, diventa del tutto razionale distinguere tra maschi e femmine a seconda del possesso di un pene.
    Ecco che se si parte da queste premesse diventa logico e razionale considerare le lesbiche delle persone ad un livello di perfezione (assenza di male) superiore alle donne etero, dato che di fatto possono escludere il maschio dalla loro esistenza, mentre gli omosessuali maschi vanno considerati a un livello di perfezione superiore ai maschi etero ma non certo superiore alle donne etero,. Allo stesso modo si spiega perchè due donne omosessuali che ricorrano a gameti esterni per avere un figlio sono accettabili mentre due maschi omosessuali (o anche un maschio etero) che ricorrono a gameti e un utero esterno no, dato che compirebbero una violenza contro una donna. E così via il resto delle posizioni elencate nel post che senza essere inquadrate dentro queste premesse apparirebbero come una manifestazione di irrazionalità.
    Detta in sintesi: Due gambe buono, tre gambe cattivo. Chi ha il pene stupra, e lo stupro è l’origine e il modello di ogni violenza.
    Non è un caso infatti che mentre la violenza tra maschi (nel senso di persone dotate di pene) sia nella relazione omosessuale che nelle varie forme sociali tra maschi etero, non presenta alcuna problematicità all’interno del femminismo, o meglio, di quello della differenza, la violenza all’interno delle coppie lesbiche si presenti invece come un fenomeno che ha bisogno di una spiegazione http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/29/la-violenza-nelle-coppie-lesbiche-esiste-e-va-indagata/1825656/ e di una opportuna interpretazione che la riporti all’interno delle premesse iniziali in modo coerente con le prassi consolidate che da queste premesse sono nate

    Va da sè che queste premesse siano da respingere come quel femminismo (se ancora di femminismo si può parlare in questo caso) che non fa un passo oltre esse e ci si sclerotizza su in modo dogmatico.
    Le prese di distanze di molti collettivi a mio avviso mostra che l’organizzazione è sana, vitale, aperta, critica, non riducibile a una struttura gerarchica e/o dottrinale e quindi del tutto mal rappresentata da tutto ciò che ha portato a quel brutto comunicato sulla maternità surrogata.
    Mi auguro che siano le autrici di quel comunicato a riattivarsi criticamente secondo i valori da sempre sostenuti da Arcilesbica, questa per me sarebbe l’esito migliore di questa vicenda, oppure uscire dall’organizzazione e confluire in associazioni più consone alle loro posizioni dottrinali.

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