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Il machismo che fa male agli uomini

Lui scrive:

“Voglio restare anonimo, e raccontare la mia storia come fanno tante persone su questo blog che seguo giornalmente da almeno due anni. Sono un uomo di 26 anni (si, mi definisco ‘uomo’ anche se a 26 noi tutt* siamo considerati ragazzini) e ho modellato la mia vita cercando di essere qualcun altro, facendo fuggire persone che a me tenevano, ma anche persone che non mi amavano affatto.

La mia storia potrà sembrare qualcosa di trito e ritrito, i miei problemi non sono sicuramente grandi come quelli di altre persone, ma vorrei comunque condivider la mia esperienza con tutt* voi.

Sono un classico uomo bianco, eterosessuale e cresciuto in un contesto fortemente cattolico ed agricolo. Fin dalle scuole elementari l’obiettivo che mi era stato inculcato era di picchiar duro, urlare ed impressionare l’altro sesso. Fin da piccolo sono sempre stato di costituzione fisica debole, minuto, basso, e privo di quello slancio che il modello maschile dominante richiede.

Non ho mai amato fare quegli sport dove ciò che conta è quanto si è competitivi ed aggressivi, ed in un contesto arretrato e provinciale se non giochi a calcio sei da subito un emarginato. Rispetto coloro che decidono di praticare quegli sport, rispetto meno chi me li ha sempre voluti imporre.

La scelta di non giocare a calcio ma di leggere libri e camminare mi ha attirato da subito i classici epiteti (frocio, femminuccia ecc.) che ogni buon baby macho deve affibbiare a chi non si comporta come lui. Nonostante ciò non ero senza amici che condividessero i miei interessi, e le cose sono proseguite più o meno serenamente fino alle scuole medie. Là è cominciato il periodo più critico, dove i corpi dei miei coetanei si alzavano, prendevano forma. Il mio invece no, ero e sono rimasto di bassa statura, un busto tozzo e privo della conformazione a V. In più, iniziai a reagire malamente agli attacchi altrui e data la mia taglia, venivo tranquillamente preso a botte da chi mi prendeva in giro.

Neppure le mie coetanee si trattenevano, partecipando più o meno attivamente alle angherie dei machi che tanto adoravano contro di me. Ricordo ancora perfettamente quando la compagna di classe per cui provavo attrazione mi disse di “tirar fuori le palle” di fronte a dei compagni che mi davano del frocio. Ma io non ero, né sono tutt’ora, una persona violenta, non ho mai alzato un dito su una persona e non ho intenzione di farlo.

Da quel monito è iniziato il calvario che mi auto-imposi per diventare un “uomo con le palle”, iniziai a seguire quelli che fino al giorno prima si approfittavano di me, partecipai ad angherie contro altri ragazzi e ragazze (nulla che però fosse mai andato oltre alle parole ed agli insulti, che hanno comunque avuto un peso significativo sulle loro vite). Iniziai a fare palestra ed esercizio in maniera furiosa ed ossessiva, perché le mie spalle dovevano allargarsi e la voce diventare più profonda.

Una volta iniziate le scuole superiori, mi ritrovai in una classe di sole ragazze. Potrete sicuramente immaginare che aspettative c’erano su di me a riguardo. Dovevo “farmele tutte”, e sotto sotto io ero ancora quel bambino timido ed impaurito che si rifugiava in videogiochi e libri e che mai prese l’iniziativa con una donna. Nonostante ciò, ero considerato un ragazzo mediamente carino, ma nulla di più.

Le flessioni, pesi ed addominali continuavano, ma le mie clavicole non si allungavano e il corpo a V non si formava. In quel periodo travagliato ho avuto le prime relazioni, che con quella inquietudine e paura di non essere mai abbastanza, distrussi una ad una. Venni anche rifiutato da una ragazza bellissima ed intelligente, che mi disse esplicitamente che le spalle e l’altezza sono importanti e che sarei dovuto andare in palestra (cose che già facevo a livelli patologici). Quella ragazza, lungi dal giudicarla, scelse un altro, il classico uomo tutto muscoli e cattiveria, che la insultava e la tradiva anche. Una scena da film, ma reale.

Decisi di intraprendere gli studi universitari all’estero, in un paese del Nord Europa. Anche lì, nonostante i passi avanti fatti, il modello machista è perfettamente intatto e ben quotato dal mercato. All’epoca avevo ancora una fidanzata, con la quale decisi di portare avanti una relazione a distanza. Lei, lungi dal giudicarla per le sue preferenze, non mancava di farmi notare come il mondo fosse ormai pieno di “checche” e di veri uomini non ci fosse più l’ombra, come non mancava di farmi notare che era stata lei a prendere l’iniziativa con me.

Io, inconsciamente, seguivo quella linea, diventando sempre più cinico e dipendente dall’attività fisica, che però nulla cambiava del mio corpo. Restavo basso e minuto, e con una voce dal timbro alto, invisibile perciò anche alle emancipatissime donne nordiche, le quali, come ogni persona infettata dal machismo, inconsciamente bramavo.

Alla lunga caddi in depressione, il mio rendimento sul piano scolastico, lavorativo e sociale peggiorò a vista d’occhio. Persino gente che a malapena mi conosceva si chiedeva se stessi bene. Ricordo che in pochi mesi persi 10 chili, nonostante la fame compulsiva che mi aveva sempre caratterizzato.

Naturalmente di questo ne risentirono anche i rapporti personali ed amorosi. La rabbia e la disperazione che covavo dentro mi impediva di comprendere chi voleva aiutarmi, compresa la mi fidanzata del tempo. Con lei il rapporto si era incrinato troppo, e finì nel nulla.

Oggi mi ritrovo a seguire una psicoterapia che spero possa aiutarmi a liberarmi di questa malattia sociale, ed apprezzare veramente le persone, e soprattutto le tantissime donne che da essa non si sono fatte infettare, ma che io ero troppo accecato per vedere.

Voglio chiedere scusa a tutt* se nelle mie parole leggerete rabbia, pregiudizi ed altro. Si è così spesso impregnati di modelli senza accorgersene. Io ho solo voluto raccontare la mia storia, come ce ne sono state tante altre.

Mi sono sentito uno stupido a ripensare a quante cose avrei dovuto pensare, dire e fare, da prendere le difese di una coetanea presa in giro per il suo modo di vestire, le sue taglie, fino a rispettare me stesso, che ho distrutto con serie infinite di fisioterapie rese necessarie da flessioni compulsive.

Un abbraccio a tutt*”

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Comments

  1. Sinceramente non ho mai capito tutto il discorso del “fare l’uomo”, “dimostrare di essere un uomo”, eccetera.

    Per come la vedo io, “essere un uomo” significa sentirsi a proprio agio con un’identità maschile: e non c’è comportamento, preferenza, attività e nemmeno orientamento sessuale che possa scalfirla, nessuna necessità di “dimostrarla” a chicchessia.

  2. Il macho è ben quotato? Certo! Anche la ragazza magra e depilata lo è, no? Non si è sessist* perché si è attratt* da queste tipologie.
    Il punto non è competere con questi modelli, aspettando che “passino di moda” sostituiti da altri, ma comprendere che ognun* va bene com’è.
    Comunque grazie per la tua bella storia e per la lucidità della tua autoanalisi. Volevo dirti che apprezzo il fatto che tu non ti sia “autoesiliato” o “autocastrato” ma abbia lottato (con i mezzi che avevi, anche se sbagliati e controproducenti) per raggiungere il traguardo dell’accettazione.

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