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Non insegnate alle donne a non “farsi” stuprare. Insegnate ai sessisti a non stuprare!

 

Foto, purtroppo censurata perché già cancellata da Facebook, di Flora Negri. Ritrae donne in lotta contro la cultura dello stupro. QUI la versione non censurata.

 

Libero pubblica una sorta di vademecum per non essere stuprate. Una lettera, se così si può definire, stracolma di paternalismo a partire dall’immagine scelta come allegato ad una serie di raccomandazioni rivolte alle ragazze per non farsi stuprare.

I principi per giustificare la cultura dello stupro ci sono tutti. Dal coprirsi, stare sempre in guardia, non rilassarsi mai, coltivare la cultura del sospetto perennemente e tenere conto del fatto che, secondo Libero, i masculi ce l’hanno sempre in tiro e dunque sei tu che devi fare attenzione a non farti stuprare.

Una lista di codarde raccomandazioni che prendono di mira le ragazze potenzialmente vittime di stupro ad ogni possibile errore di valutazione. Dunque giammai scrivere una bella lettera ai masculi ponendo innanzitutto in evidenza che non tutti sono stupratori in germe, insultando tutto un genere come se il punto fosse proprio il fatto che se abbassi l’attenzione ogni uomo potrebbe stuprarti. Una bella lettera che inviti al rispetto per l’altr@, a non giustificare mai uno stupro e a non immaginare che una molestia, una violenza, qualunque atto di prevaricazione che ignori il diritto al consenso della donna dipendano dalla maniera in cui una donna si comporta.

Le donne hanno il sacrosanto diritto a uscire, divertirsi, bere una birra o anche due, aver fiducia di persone incontrate anche la prima volta e pensare che gli uomini, tutti, dovranno trattarla come persona, un essere umano che prima di ogni cosa deve poter acconsentire ad un rapporto sessuale. Non importa che si tratti di una notte o di un mese o anche di più. Non importa perché il bon ton della vergine santa anche no. Le donne non dovranno mai sentirsi in obbligo ad andare in giro coperte, a negarsi il diritto ad una sessualità consapevole e consensuale e a tornare al tempo in cui le angeliche creature non potevano neppure alzare gli occhi di fronte ad un uomo che già veniva chiamata troia.

Abbiamo lottato tanto per sovvertire una cultura che colpevolizza le donne ogni volta che vengono stuprate. In questo caso l’articolo si riferisce alla ragazzina di Bari che attirata dall’ex viene stuprata da lui e da altri 4 amiconi di branco.

Non è lei che se l’è cercata. Nessuna se la cerca. Uno stupro è uno stupro e invitare le donne a negarsi libertà di respirare e di esistere è solo il modo più ovvio per ribadire che se non segui quella linea di comportamento, per l’appunto, se ti stuprano allora te la sei cercata.

Uno stupratore non va assolto perché la sua indole giustificherebbe lo stupro, come se fosse incontinente, gli scappa e dunque è la femmina che deve fare in modo da non lasciarsi guardare come fosse un orinatoio. Uno stupratore è uno stronzo, un oppressore, un prevaricatore, che ascolta solo se stesso e che viene sorretto e legittimato da una cultura che pare dirgli che se stupra non è mai colpa sua.

Allora a questa lettera che offende le donne e anche gli uomini bisognerebbe rispondere con una pernacchia e con una sola, chiara, serena affermazione: se la cultura non cambia e se paternalismo impone di trattarci tutte da vittime indifese, a galvanizzare folle di paternalisti pronti a immolarsi per l’angelica fanciulla (e no, non ne abbiamo bisogno. ci salviamo da sole), bisognerà ricordare che forse sarebbe meglio difendersi in ogni modo possibile. Le donne si difendono dagli stupri da sempre. Va capovolto il messaggio: non bisogna insegnare alle donne a non “farsi” stuprare ma serve insegnare agli stronzi a non stuprare.

Ancora solidarietà alla vittima di Bari che non deve mai dire a se stessa che è stata colpa sua. Non è stata colpa tua. Non lo è stata affatto. Noi siamo con te.

—>>>Questo è quel che ne pensa a questo proposito la mia amica Irene Chias:

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