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#NoBodyShaming #BodyLiberationFront: per le cure servono soldi. Oltre al sessismo c’è una questione di classe!

Volevo proporvi una riflessione che sta in mezzo alla campagna body liberation front. non un bilancio perché ancora molte sono le adesioni e foto e storie da pubblicare. Come avete potuto leggere la questione dei corpi coinvolge tutte e in ogni storia si rivela un profondo disagio che ha a che fare col proprio corpo, la mancata accettazione di esso, il rapporto anestetizzante e ossessivo compulsivo con il cibo, con i disturbi delle alimentazioni, la depressione, l’autolesionismo, i tentativi di suicidio, la chirurgia bariatrica per sedare la fame e le operazioni di chirurgia riparativa per togliere la pelle in eccesso.

Un sentimento diffuso, che ha origini nella patologizzazione del disagio, ovvero nello stigma diffuso da chi ritiene che queste sofferenze siano capricci, pippe mentali, segni della assenza di volontà e di pigrizia, è il risentimento, il livore, l’odio che porta al bullismo in tutte le sue forme, ed è il bullismo un’altra tra le cause di questi disagi. Quello che sappiamo è che tutto ciò deriva da una responsabilità sociale ed è un problema di salute pubblica che spesso non interviene come dovrebbe.

Tempo fa alcune parlamentari del pd proposero un disegno di legge di censura contro ogni tipo di comunicazione che “incoraggiasse” alla anoressia. Ma non parlavano di riviste di moda, di show in tv. Più verosimilmente parlavano di sfoghi di ragazze malate che comunicavano ad altre ragazze malate, nel pieno del loro delirio autodistruttivo. La repressione per ragazze malate è veramente un’idea orribile da attuare. Ma certo costa molto meno che attrezzare ogni struttura ospedaliera con appositi reparti in cui ci si occupa di questo. dove si può trovare un posto di riferimento, day hospital diurni che consegnano queste ragazze a ritmi migliori, chirurghi che rispondono alla necessità curativa di migliorare il corpo di donne devastato da dimagrimenti improvvisi.

In italia sono poche le strutture che si occupano di questo e bisognerebbe mapparle tutte per stabilire che l’associazionismo privato, ovvero a pagamento, non dovrebbe soppiantare o occupare lo spazio che la sanità pubblica dovrebbe esigere. è una questione di salute pubblica ed è un’emergenza che riguarda moltissime persone, le famiglie che vanno accolte in terapie familiari, così gli insegnanti, medici formati su questo che non dovrebbero mai banalizzare nulla.

Per ogni persona che sta male ce ne sono almeno una decina attorno che costituiscono una rete protettiva/causale/complice/collusa/dipendente. si, dipendente dal fatto che i ruoli oramai collaudati non si sanno più mettere in discussione e se c’è qualcun@ che dall’esterno tenta di offrire aiuto competente in quella rete accadono cose apparentemente inspiegabili. una madre che prepara troppo cibo colpevolizzando la figlia che non mangia. una famiglia che non sa fare altro che trattare la ragazza da “malata”, non della sua malattia ma da “pazza” che giammai sarà più considerata una persona in grado di intendere e volere. una famiglia che non si assumerà mai le proprie responsabilità ovvero che scaricherà la propria ansia sulla figlia che al massimo sarà internata con un tso in un reparto psichiatrico con un sondino attaccato alla gola per nutrirla suo malgrado, per non lasciarla morire, per non perderla, per tentare di salvarle la vita.

Ci sono molte forme di violenza che vengono raccontate da tutte le donne che ci hanno scritto. violenze che non sanno neppure pronunciare come tali. Sarebbe utile che le persone collegate a strutture sanitarie si facessero delle domande e che portassero avanti una battaglia affinché questo possa essere un problema per il quale si possano realizzare punti stabili di riferimento. Senza quelli, senza garantirne la gratuità, si realizza anche un problema di classe. Solo le persone più ricche potranno accedere ad alcune cure. Tutte le altre saranno sballottolate qui e là per asl igiene mentale in cui la continuità con uno psicologo è difficile da trovare.

Invito perciò tutte le persone che consigliano facile “vai da uno psicologo” a pensare che più spesso quello psicologo è a pagamento e se in questa situazione precaria non si hanno neppure i soldi per arrivare a fine mese come volete che una ragazza possa contare, che so, nella migliore delle ipotesi, in 200 euro mensili per 50 euro a seduta a settimana?

Ps: A tutto questo si aggiunge la difficoltà delle donne che hanno partorito di accettare il proprio aspetto e i cambiamenti cui è stato sottoposto il corpo. Per loro non è prevista una gratuita chirurgia riparativa. Se vuoi fare l’addominoplastica te la devi pagare. Le donne sono considerate merce che funge da contenitore per far figli. Dopo averli partoriti chissenefrega di come ti senti? Anzi ti stigmatizzano perché desideri piacerti e questo per una mamma martire e santa che dovrebbe provare estasi per aver fatto figli non va assolutamente bene. Anche qui suggerire terapie, cure estetiche e interventi vari non va bene senza una richiesta di dovuta gratuità da parte del servizio sanitario pubblico. [vedi questi casi: QUI, QUI, QUI…]

 

Per partecipare alla campagna #bodyliberationfront invia foto e la tua storia a abbattoimuri@gmail.com

 

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