Annunci

Quanto male fanno i genitori alcolisti

di Saba

L’altro giorno sono finita a leggere un post e giorni (o settimane?) dopo ci sto ancora pensando. Non mi ricordo dove l’ho letto, e nemmeno il post in particolare. (Invece l’ho trovato!! [http://u.pw/2vgQpbY]) Mi ricordo bene i commenti e soprattutto quello che i commenti hanno suscitato in me. Si parlava di figli di genitori, in particolare di padri, alcolisti e di come l’alcolismo del genitore (nel mio caso mio papà) influisca sulla vita dei figli.

Si parlava del co-alcolismo dell’altro genitore (sempre nel mio caso, la mamma) e dello sviluppo di particolarità caratteriali nei figli, sia in generale che distinguendo tra figlio maschio e figlia femmina. Non sono psicologa, né psichiatra, né esperta, ma ho un padre alcolista, o ex alcolista, adesso non lo so. Quei commenti li ho sentiti vicini, miei, descrivevano esattamente me, quello che provavo, quello che avrei voluto far sapere a tutti ma non ho mai avuto il coraggio di dire. E mi domando, ma se ne parla in Italia? Delle conseguenze dell’alcolismo in famiglia, dico. Vi assicuro che di famiglie rovinate dall’alcol ce ne sono molte più di quello che sembra.

Mi pare che quando conosco qualcuno/a con cui ho un’affinità particolare, alla fine abbia molto spesso uno dei genitori alcolista. Tutte le volte che sento parlare di una relazione con un lui violento, che fa gaslighting o estremamente possessivo, ecco che spunta anche la relazione con la bottiglia di uno dei genitori. Come dicevo, il mio non è uno studio scientifico e il mio campione è estremamente piccolo, ma vorrei parlarne. Sono sicura di non essere sola in questo. E sono sicura che tante di quelle donne che non si piacciono o si sentono inadatte hanno una situazione simile alla mia.

Quando ho letto nei commenti del post di cui sopra che la persona si è dovuta trasformare nel clown della famiglia, che si doveva occupare del tirar su il morale alla madre, che i piccoli attimi di felicità riusciva a procurarli solo lui (o era una lei? Non ricordo) mi si è stretto il cuore. Anche io ero così, mi veniva da urlare (ma alla fine ho solo messo un “like”). Anche su di me gravava l’umore di mia madre. Lei dipendeva da me e ancora oggi quando c’è qualcosa che non va mi chiama come se fossi la sua psicologa personale. E ancora oggi non so difendermi da questa cosa. Non riesco a dirle di arrangiarsi e che la sua felicità dipende solo da sè stessa. Perché poi, alla fine ha divorziato da mio padre.

Per mettersi con l’uomo con cui l’ha tradito quando io ero piccola e, pensa un po’, è un alcolista anche quello “nuovo”. Così, quando leggo che noi figli di alcolisti abbiamo già subìto il lutto dei nostri genitori perché o fisicamente ci allontanavamo o i genitori ci avrebbero trascinato giù con loro, mi ci rivedo. Non ho troncato completamente tutti i rapporti, ma sono lontana e tornare a casa fa molto male ogni volta. Fa male perché da lontano si vedono ancora più chiaramente tutti quei ricatti morali e “trucchi” che permettono loro di continuare a vivere nel circolo di comportamenti tossici che corrodono l’esistenza.

Secondo me, però, è chiaro. Se hai vissuto o vivi in una situazione stretta, violenta, e non solo fisicamente, potenzialmente pericolosa, e che non ti va bene, uscirne si può (non sempre si vuole,però), a volte da soli ma molto più spesso con aiuto. Il mio primo aiuto, la mia àncora di salvezza è stato un libro. “Donne che Amano Troppo” di Robin Norwood. È un libro vecchio, del 1985. Nel frattempo sicuramente le cose saranno cambiate, gli studi psicologici saranno avanzati e già il titolo mi disturba a leggerlo adesso. Perché non si tratta di “amare troppo”. Almeno per me, dal mio punto di vista. Includere il verbo “amare” nel titolo è fuorviante.

Non è amare, è corrodersi, annullarsi, essere risucchiate da un turbinio di emozioni e situazioni negative dalle quali non ci si riesce a difendere. Infatti, anche la Norwood nel libro va avanti chiamandola ossessione e non più amore. “Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore ma la paura; […] paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite.” Io aggiungo anche la paura delle ritorsioni, la paura dell’abbandono (oltre che di rimanere sole). Bene, tutto questo lo abbiamo imparato da piccole e poco a poco è entrato così tanto nella nostra vita che manco ce ne rendiamo conto.

Se in qualcuna di queste parti vi siete riconosciute, prendete questo libro e dateci un’occhiata. Non è la soluzione a tutti i mali del mondo e neanche funzionerà se il momento non è giusto per voi. È solo uno spunto per vedere che c’è un’alternativa ai circoli viziosi in cui siamo finite a nostro malgrado, per perdonare noi stesse e volerci un pochino di bene in più. Non è detto che ci sia un “e vissero per sempre felici e contenti”, anzi, non c’è quasi mai. Ma possiamo prendere le redini delle decisioni che facciamo e non essere dipendenti da altri o incatenate a situazioni scomode. Secondo la Norwood, queste sono le caratteristiche di una donna che ama troppo (continua ad avere le mie riserve sulla definizione):

  • “Venite da una famiglia disturbata, dove nessuno si curava dei vostri bisogni emotivi.
  • Avendo ricevuto ben poco autentico affetto, cercate di saziare questo bisogno disatteso per interposta persona, offrendo le vostre cure a qualcuno, specialmente agli uomini che sembrano in qualche modo averne bisogno.
  • Poiché non eravate mai riuscite a cambiare i vostri genitori trasformandoli nelle persone calde e affettuose che desideravate tanto intensamente, rispondete con troppa passione al tipo di uomo emotivamente non disponibile che vi è familiare, e che potete di nuovo cercare di cambiare con il vostro amore.
  • Per il terrore dell’abbandono, fate qualsiasi cosa per impedire che la relazione finisca.
  • Praticamente nulla è troppo faticoso, se potrà “aiutare” l’uomo che amate.
  • Abituate alla mancanza di amore nei rapporti personali, siete disposte ad aspettare, sperare, e a continuare a sforzarvi di piacere.
  • Siete disposte ad assumervi ben più del cinquanta per cento di responsabilità, colpe e biasimo in una relazione.
  • La vostra autostima è pericolosamente bassa e, nel profondo di voi, siete convinte di non meritare di essere felici. Piuttosto, credete di dovervi guadagnare questo diritto.
  • Poiché nell’infanzia non vi siete mai sentite sicure, avete un bisogno disperato di controllare il vostro uomo e la vostra relazione. Mascherate i vostri sforzi di controllare le persone e situazioni con il pretesto di essere “soccorrevoli”.
  • In una relazione siete più in contatto con il vostro sogno di “come potrebbe essere” che con la realtà dei fatti.
  • Siete dedite agli uomini e alle sofferenze emotive come a una droga.
  • Forse siete predisposte emotivamente, e spesso biochimicamente, a diventare dipendenti da droghe, da alcol, e/o da certi cibi, in particolare i dolciumi.
  • Essendo attratte da persone con problemi che hanno bisogno di essere risolti, e lasciandovi coinvolgere in situazioni caotiche, incerte ed emotivamente penose, dimenticate le responsabilità che avete verso voi stesse.
  • Forse avete una tendenza alla depressione, che cercate di prevenire con l’eccitamento che viene da un rapporto sentimentale instabile.
  • Non trovate attraenti uomini gentili, equilibrati, degni di fiducia che forse si interessano a voi. Questi “bravi ragazzi” vi sembrano noiosi.”

Norwood, R. (1985) Donne che Amano Troppo. Feltrinelli, Milano

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: