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Scopro me stessa, la mia libertà, la mia sessualità. E tu “compagno” perciò mi tratti senza rispetto!

Lei scrive:

Cara eretica, per me e per tante (e spero tanti) la pagina di Abbatto i Muri è una boccata d’ossigeno e di libertà.

Ti scrivo per raccontare quello che di orribile mi è successo stanotte. Penso che raccontare aiuti tutti.

La premessa è che sto godendo di un momento bellissimo della mia vita, sono in piena scoperta della mia libertà, di me stessa e della mia sessualità.

Vivo senza porre alcun limite ai miei desideri, parlo spesso di sesso e di quello che sto scoprendo. Chi mi sta vicino dice che non parlo per più di quindici minuti senza toccare l’argomento. Poi sono gli stessi che vengono a chiedermi consiglio… visto che posso ancora dare il cattivo esempio.

Ieri sera raccontavo ad un un amico una cosa che mi è appena capitata e che mi ha fatto riflettere. Sono stata con un uomo vasectomizzato. Quando si è tolto il preservativo e ha visto che osservavo in suoi movimenti mi dice “sta tranquilla, ho fatto l’intervento.” Non potevo crederci. Un atto di consapevolezza personale ma anche un gesto di altruismo importante. Proprio mentre iniziavo il racconto, si siede di fianco a me uno che conosco. Ci provo con lui da quasi un anno. Mi dico che questa è la sera. Continuo a spiegare le mie riflessioni sulla vasectomia, gli dico di mettersi per un momento nei panni di noi donne. Gli spiego di quanto sia seccante tutte quelle volte che troviamo un uomo che protesta al vedere il cappuccio di lattice. E magari anche tu sei sbronza e di metterti a discutere non ne hai voglia. Gli spiego che io piuttosto gliela chiudo e non ne voglio più sapere. Nella lista delle scoperte nuove, in cima c’è l’amore per l’autodeterminazione di tutto ciò che riguarda il mio corpo. Me lo sono finanche tatuato.

E lui che mi dice incredulo “Ma cosa dici? Quali cose brutte ti sono capitate? Sembra che ti facciano violenza.” Gli spiego che no, per fortuna non mi è mai capitato nulla di brutto, ma che sì, non usare il preservativo quando lei lo richiede è violenza. Ed è scorretto anche solo non chiedere.

La pioggia diminuisce, saliamo a casa mia. Non ci credo, tutte le volte che ci ho provato e finalmente stiamo per scoprirci insieme. Me la rido tanto perché sono felice. Trovo che il sesso sia prima di tutto un gioco, uno scambio e una conoscenza reciproca. Non vedo perché abbiamo aspettato tanto. Glielo dico. Mi chiede se sono ubriaca. Gli dico che no, che non ho bevuto nulla e che comunque non mi serve bere per dirgli che lo desidero.

E poi tutto prende una piega grottesca e orribile. Si vede che il fatto che io racconti tranquillamente del mio amore libero e di quanto mi piaccia il sesso, ha fatto scattare in lui il binomio di donna-puttana a cui mancar di rispetto. “Vuoi solo scopare” “Ma no, cosa dici. Non ti stai divertendo?io si!”. Penso stia scherzando, mi dico che ha bevuto e che magari è solo un modo per chiedermi qualcosa. Lo conosco, mi fido di lui. Non ci do peso.

Poi dopo un pò di lingua iniziano ad arrivare frasi come “dai, fatti penetrare”. Io gli dico che no, che voglio giocare ancora un pò, che si metta steso e che ora tocca a me farlo godere un pò. Per tutta risposta mi dice che non sta bene che goda lui da solo, che non sta bene che nel frattempo non goda anche io. Come se una brava ragazza come me non può fare “queste cose” da sola, come se sia inconcepibile che io possa godere di una fellatio.

Continuo ad avere una strana sensazione, qualcosa che stride come le unghie sui vetri.

Poi il vetro si spacca. Mentre mi stava toccando mi entra dentro. Ricaccio subito il suo pene fuori, mi metto a sedere, gli chiedo cosa stia facendo. Dopo tutti i discorsi per giunta. Mi metto a sedere, non ho più alcuna intenzione di andare avanti ma cerco uno scambio, vorrei vedere se capisce quanto mi ha dato fastidio. Mi chiede dell’acqua. Gli dico che sa dove può trovarla tra il bagno e la cucina. E comunque lì c’è una bottiglietta, l’acqua è poca ma c’è. E poi la frase. “Sarà dell’ultimo che ti sei scopata”. Mi alzo furiosa, gli porto l’acqua e gli dico che se ne vada, che io vado con chi mi pare e che lui non può parlarmi in quel modo e con quel tono. Mi dice che non capisco. Che lui mi parla cosi perché siamo uguali. Gli dico che no, non lo siamo. Lui è un maleducato e un irrispettoso. Che non si rende conto di quello che ha detto e che ha fatto poco prima. Che non ha idea di cosa sia condividere la sessualità nel rispetto degli altri. Sono pazza, mi dice più volte, “e poi cosa c’entra quello che ho fatto”. Mi sembra di soffiare al vento. Si susseguono idiozie e ho l’impressione di parlare al muro. Esco dalla stanza e che lui si rivesta pure mentre io me ne sto di fuori.

Ci sono rimasta male. Malissimo. E non per me. Sono felice di come ho agito, di quello che ho detto, di come sia andata. È che sono sempre più convinta dell’importanza e dell’urgenza di un’educazione al rispetto della libera sessualità altrui. Sono inorridita dal fatto che certi atteggiamenti vengano da i “compagni”. Sono semplicemente stufa marcia delle persone che si permettono di entrarti dentro senza preservativo senza che nella loro testa baleni anche solo lontanamente l’idea che sia una violazione e una violenza al tuo corpo e alla tua persona. Urge correre ai ripari.. anzi no, serve uscire dai ripari. Rompere schemi, barriere, sovrastrutture e anche qualche testa se è il caso. È ora di uscire nude di casa e dirlo a tutti che il corpo è mio e va rispettato, sempre. Che vado a letto con chi mi pare, come, quando e fino a quanto mi pare e non per questo desidero solo e al più presto essere penetrata in ogni momento. Racconto questa storia perchè sono convinta che la conoscenza, l’autodeterminazione e la consapevolezza di se si acquisisca anche parlandone, raccontandosi e ascoltando.

Ps: Lui frequenta spesso le mie stesse cerchie, i circoli dei compagni. Penso alla storia di Claudia. Sono disgustata.
Grazie della campagna, grazie del lavoro, delle idee, di tutto!

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Comments

  1. Grazie per aver tirato fuori l’argomento. C’è stata un’unica volta nella mia vita in cui mi sono sentita sovradeterminata a letto, ed è stato quando un uomo a cui avevo appena chiesto di indossare un preservativo mi ha penetrata ridendo e io non sono riuscita a spingerlo fuori semplicemente perché pesava troppo per me ed era sopra… È uscito poco dopo perché protestavo, dicendo che voleva “solo farli salutare” e io mi sono sentita violata e schifata… Poi sono stata forte, e dopo aver capito di non avere nessuna colpa ne ho comunque fatto una specie di lezione imparando a chiedermi sempre se voglio fare qualcosa prima di mettermi in una situazione in cui potrebbe essere fisicamente difficile liberarmi… E ho imparato anche a chiedere perché nemmeno io voglio imporre pratiche che considero libere ma che ferirebbero e costringero l’altro a fare cose che non vuole fare (vedi discorso culo degli uomini, per quanto per me il culo sia democratico e dovremmo usarlo tutte e tutti di più, non voglio esportare democrazia e giocare sulla pelle degli altri). Certo sarebbe bello se il lavoro sulla consapevolezza, il consenso, la scelta, fosse fatto da tutt*. Credo che se avessi discusso con quell’uomo non avrebbe capito, agli stessi livelli della persona di cui parli… Ma confido nella nostra testardaggine, e nel buon esempio del nostro libero cattivo esempio!!

  2. Condivido pienamente la tua battaglia. Brava ci vorrebbero più persone che la pensano come noi.😁😁

  3. Si ripropone la difficoltà di capirsi, ascoltarsi, rispettare il “sentire” differente, uscire da schemi antichi ed ingiusti. Noi uomini facciamo fatica, ma molti ci stanno lavorando, il percorso è lungo ma siamo in cammino; se il mondo del femminile ci aiuta a capire il passo sarà più veloce. Un sorriso.

  4. cara, penso che ti venga un grande grazie da tutte noi per aver avuto il coraggio di raccontare apertamente questa storia. purtroppo non tutte abbiamo questo coraggio e troppe violenze rimangono segrete, per la vergogna, per la paura che noi vittime abbiamo di essere riconosciute e per il senso di colpa che ci teniamo dentro. di violenze ne ho vissute tante, perché ho iniziato che ero davvero piccola: avevo 10 anni. da allora è stato un susseguirsi di “storiacce”, un po’ per sfiga, un po’ perché, come ho capito dopo tanto tempo, il fatto di aver vissuto una violazione una volta, purtroppo, tende a renderti vittima per sempre. da quando ho preso consapevolezza di quello che mi è successo, ho cominciato a lottare perché non succedesse mai più. all’inizio mi vergognavo a raccontare la mia storia,. ma poi ho capito che l’unico modo che abbiamo per difenderci è proproio questo: urlare con quanto fiato abbiamo in corpo che cosa ci è successo e pretendere che non succeda mai più. compagn*, come questa ci sono davvero tante, troppe storia che meritano di essere ascoltate… penso che tutti dobbiamo un grande grazie a chi ce le racconta.
    M.C.

  5. «Ci sono rimasta male. Malissimo.»
    Lo hai “semplicemente” idealizzato, succede a persone di tutti i sessi, di tutti i partiti politici, in tutte le zone del pianeta. Ci hai provato per quasi un anno senza sapere chi fosse, solo oggi lo hai conosciuto veramente e lasciami dire che non ti sei persa niente!

    Hai idealizzato anche la vasectomia: ti ricordo che questa non protegge dalle malattie veneree che sono tantissime e anche se molte sono curabili, sono comunque fastidiose! Poi è scontato ricordarti che la stragrande maggioranza dei maschi cerca il sesso facile (ma questo non giustifica la mancanza di rispetto!), come è scontato ricordarti che il profilattico all’uomo toglie molta sensibilità! La soluzione? Indossa un profilattico femminile! Prova e poi mi dirai…

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