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Lo stigma sui disturbi mentali: io sono proprio come voi!

Lei scrive:

Sono una donna di 24 anni, in terapia da quasi 2 e sempre da quasi 2 uso uso psicofarmaci. Soffro di DOCDP, cioè, disturbo ossessivo compulsivo della personalità, fin da quando me lo posso ricordare (prima infanzia) e di depressione da quando avevo 10 anni che, se entro 2 anni non viene curata adeguatamente, si trasforma, come nel mio caso, in depressione cronica. Soffro di ansia sociale e di disturbo da stress post-traumatico. Ho pensato a suicidarmi talmente tante di quelle volte che, se le impilassimo tutte, una sopra l’altra, lo zenit di questa piramide metaforica arriverebbe a toccare l’infinito punto dove due rette parallele, finalmente, si incontrano. Ora sto meglio. A volte ci penso e mi rattristo, perché non mi ricordo com’è successo. Prima ero là, al buio e ora qua e… Ma lasciamo perdere.

La cosa interessante è che, quando vieni colpito precocemente da depressione, specialmente prima degli 11 anni, il tuo cervello si srotola. Quel periodo per il bambino è fondamentale, vengono rilasciati gli ormoni e questo fissa il suo carattere e le sue sinapsi, e io, a quell’epoca, un cervello non me lo sentivo nemmeno più. Fino a 3 anni fa non avevo la più pallida idea di quale fosse il mio vero carattere. C’era stata una bambina e lei era così, colà, poi più nulla. E adesso invece, sono rifiorita. Mi riconosco nella mia pelle, ho accettato il mio corpo, sono riuscita a fare cose così impensabili per me, come per esempio farmi una doccia senza sentirmi come un topo in trappola, o lavorare, o abbracciare la mia migliore amica, o dire ti amo a mia sorella. O piangere. Dal buio, esce questa figura, un po’ mi somiglia e più mi viene vicino, più le sue forme hanno contorno, e quando arriva di fronte, mi riconosco nei suoi occhi e scopro che sono i miei. E questi occhi sono di una donna che ha mille idee, che vuole far del bene, che è determinata, che vuole lavorare sodo e giocare pulito, che è intelligente, che è coraggiosa, che sa finalmente dire “no” senza tremare, che sa farsi rispettare senza sembrare una lagna o una stronza, che ha gli occhi che ti fulminano, sensuale, che sa come muoversi, che accetta le sfide, che si butta.

Vi piace? Bella, vero? E sono io.

Ma questo carattere così forte, potente come il getto di geiser, intimidisce le persone.
Gli uomini, più che altro. E posso capirlo, ma io che posso fare se sono così?
Non voglio più reprimermi e se allora te ne vai, te ne vai perché questo carattere forte non lo vuoi, io lo accetto. Con serenità. Nessuno ha il dovere di amarmi. Ho di volermi. O di essere attratto da me. Non mi aspetto una cosa da me, perché dovrei aspettarmelo dagli altri?

A volte però, non scappano. Anzi. La personalità forte li eccita, li fa sentire sfidati, pare pane per i loro denti, denti della bocca di un uomo con un carattere forte come il mio.
Denti che mollano subito la presa quando parlo di chi sono.
Quando cerco di spiegarmi senza spaventare, senza sensazionalismo, senza stigmi, con sincerità, magari dopo un po’ di tempo, con calma. Sono forte, ma le mie ferite sono ancora profonde. E a volte i punti si strappano e tornano a far male. E quella bocca di uomo che prima si apriva in un ghigno di sfida divertito, adesso si chiude in un silenzio rotto dalle solite scuse. Non sono pronto. Non ti manca nulla, però…, Non ho sentito la scintilla…, e la lista va avanti.

Così.

Allora prendo un respiro prondo.
Lo accetto.
Con serenità.

Ma chissà se posso essere almeno un po’ triste, triste abbastanza da piangerci un po’.
Nessuno ha il dovere di amarmi, tranne la sottoscritta, e credetemi mi amo. Ogni giorno un po’ più di quello passato. E non penso che uomo sia la soluzione dei mali di tutto il mondo o che, più in generale, uno si debba affidare a un’altra persona per funzionare normalmente. Io ho dei progetti, ho degli obiettivi, una vita che voglio vivere, delle passioni a cui non posso rinunciare, cose che vorrei comunque fare da sola, fidanzata o meno.

Ma tutti scappano.
Scappano dalla cosa più importante di me, dalle ceneri da cui sono risorta, dalla ferita che si è rifatta carne e io, io.

Io, così.

Vorrei dire, in quei momenti: no, non mi suiciderò se mi lascerai, e se succedesse, comunque non sarebbe colpa tua. Ma della malattia. No, non mi lavo 40 volte al giorno le mani. L’OCD è diverso dal DOCDP, e ogni malattia rientra in uno spettro, come la sessualità, l’autismo, le malattie che la gente considera “più vere”, le sindromi. No, non smetterò di prendere le medicine, perché i rimedi naturali per me sono acqua fresca e non mi aiuterebbero.

No, non devi salvarmi. A quello ci sto già pensando io. Sì, a volte piango. No, non sempre è per via della depressione o l’ansia. A volte piango perché sono felice. O perché sono stanca. O triste. No, non faccio finta di essere come sono. Una persona è molto di più che un tratto caratteriale. No, ti assicuro che 13 Reason Why non parla per me.
No, non romanticizzo nulla di tutto quello che ho subito.
No, non voglio stare male.
No, adesso la testa al muro non la sbatto più. Ho altri strumenti per affrontare me stessa. Strumenti più efficaci. Più sani. Gentili, ma diretti.

Ma non lo dico mai. Penso sarebbe così inutile e finirei per piangere ancora di più.
Non so quale sia il punto, capito, di tutto questo. A parte che tutti se ne vanno, per un motivo o per un altro. E che io vorrei soltanto qualcuno da amare abbastanza da poterci fare un pisolino insieme, di pomeriggio. Immagino che arriverà il momento anche per quello, schiudersi gli occhi e ritrovarsi sullo stesso petto vivo sul quale avevo poggiato ogni mia fragilità. Perché essere sempre invincibile, a volte, stanca.

Le persone che soffrono di disturbi mentali sono stigmatizzate, caricaturate, romanticizzate, ignorate, isolate. Non posso parlare a nome di tutta la categoria, ma forse una cosa posso dirla. Educatevi, se necessario. Avete di fronte un essere umano, che respira come voi, che sanguina come voi, che un giorno morirà, proprio come voi. Per favore, dategli il tempo di farvi capire. Dategli il tempo perché loro capiscano che non si devono vergognare del loro vissuto. Ma che possono parlarne, se vogliono. Nessuno impone doveri sul vostro cuore. Ma la vita, come la legge, non permette ignoranze. E vorrei che questa cosa che scrivo invogliasse qualcuno a volerne sapere di più, in generale. Perché è molto più raro trovarsi di fronte a un neurotipico, piuttosto che a una persona con dei disturbi. E le statistiche sono dalla mia.

Io sono stata sola per così tanto tempo, e so che andrà bene comunque.
Ma a volte penso a me stessa e mi chiedo se sarà per sempre così.
Se dovrò sempre camminare sui gusci delle uova.
Se dovrò portarmi tutta la mia anima nella tomba.

Se potrò anche mostrare il brutto, oltre che il bello.
Se troverò mai qualcuno che in quel brutto veda quello che vedo io: fiori annaffiati di sangue nascere e edera dolce e frutti di papaya riempire lo spazio fra quello che non conoscevo e quello che non saprò mai.

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Comments

  1. Spettacolare come un nostro come la depressione possa coesistere con una personalità così forte. É il testo più bello e vero che abbia mai letto in vent’anni, giuro. Poche cose da dire, se non che, se fossi un uomo e sapessi cone si chiama, andrei a cercarla io, perché é sublime, é la cosa più vera e bella che ci possa essere. E le cose vere e atroci, come anche i disturbi psichiatrici spaventano terribilmente, ma ne valrebbe la pena. Ti auguro un futuro splendente.

  2. Un attimo però, confondi 2 piani.
    Io posso comprendere che gli uomini sentano la sfida della donna forte e si mettano in competizione, non nego che questo lo sento anche io, non c’è nulla di male, trovo affascinanti le ragazze forti. Se poi questi, al primo cenno di apertura quando mostri le tue debolezze si ritirano sono proprio stronzi, dei pezzi di merda e basta. È evidente che una ragazza come un ragazzo possa avere una personalità forte ed avere delle debolezze allo stesso tempo. Quelli che hai incontrato sono semplicemente dei vanesi, dei pavoni.

  3. Cara donna forte,
    vorrei solo farti i complimenti per gli straordinarii risultati che hai raggiunto, che farebbero invidia a chiunque, anche a chi ha la fortuna di esser sano.
    Per quanto riguarda le difficoltà relazionali di cui parli, sono certa che troverai una persona forte e profonda come te, che saprà amare tutto ciò che sei. Ti aguro che accada presto, molto presto. Ti auguro che sia domani.
    Un abbraccio e buona fortuna!

  4. Mi ha emozionato molto quello che hai scritto. Conosco anch’io la sensazione bellissima di sentirmi forte dopo l’esperienza del disagio psichico, che nel mio caso però si è manifestato più tardi. Anch’io spesso soffro d’impazienza per la solitudine prolungata, ma quello che hai scritto mi aiuta perchè sono pensieri che ho avuto anch’io, perciò ti ringrazio e faccio un augurio a tutt’e due

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