Annunci

La bianchezza è un’invenzione: quando gli irlandesi non erano considerati bianchi

Stiamo raccogliendo informazioni e stiamo conducendo ricerche per raccontare quello che è la bianchezza come invenzione che rappresenta null’altro che un insieme di privilegi.

Da “The social construction of whiteness – white women, race matters” di Ruth Frankenberg, passando per gli scritti di bell hooks, l’afroamericana che respinse l’ipotesi di dover farsi piacere il femminismo delle donne bianche e borghesi, intersecando genere, razza e classe sociale. Da “The feminist question – white privilege, race and class” a “Religion and the invention of racism” a “Quando gli italiani non erano bianchi“. C’è perfino uno studio sulla giusta dose di abbronzatura per non perdere il privilegio di essere considerat@ bianc@. Trovate anche il libro “Gli italiani sono bianchi? – Come l’America costruì la razza”. In attesa di ulteriori riflessioni e conclusioni condividiamo questa traduzione che parla della non-bianchezza degli irlandesi. Ricordo che questa riflessione nasce da un post con foto e racconto di una ragazza che ha aderito alla nostra campagna sui corpi. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Quando gli irlandesi non erano bianchi

Di Michael Harriot, articolo originale qui, traduzione di Oozed

“Rubano, sono sanguinari e crudeli, amano la vendetta e si deliziano in esecuzioni mortali, licenziosi, volgari e blasfemi, violano abitualmente le donne, assassini di bambini” – Edmund Spencer

“Gli emigranti che arrivano a New York, che restino in città o che vengano all’interno, non sono semplicemente ignoranti e poveri – il che sarebbe una disgrazia, più che una loro colpa – essi sono ubriaconi, sporchi, indolenti e rissosi, si raggruppano in gran numero e divengono così l’oggetto del disgusto e del timore del vicinato” – James Silk Buckingham

Queste non sono frasi riportate da un convegno pro-Trump o da una bacheca online di “alt-right”. Sono citazioni storiche di un tempo che fu, che descrivono una razza di persone disprezzate nell’America del tempo. Sono indicative del sentimento della totalità delle persone bianche in questo paese che pensava che una specie di sottoumani buoni a nulla se non a sgobbare e a servire potesse rovinare l’America con il crimine, con la povertà e con l’accoppiarsi con donne bianche. Ma non ci si riferiva ad Africani, Messicani o musulmani. Era di irlandesi che si parlava.

Occorre prima di tutto dire che uno dei temi ricorrenti dei razzisti americani è l’idea che gli irlandesi arrivarono in America come schiavi, nelle stesse pessime condizioni, se non peggiori, degli africani. Secondo questi “razzialisti”, il sangue europeo degli irlandesi li spinse a elevarsi e a progredire fino ad integrarsi nelle braccia spalancate della Libertà americana. Non stettero a lamentarsi e a crogiolarsi nella loro condizione e dunque…

Niente di più sbagliato. Non vale nemmeno la pena dedicare troppo spazio a decostruire simili stupidaggini, di cui potrete trovare spiegazione qui e qui.

Ma poiché oggi (giorno in cui l’articolo è stato pubblicato, 17 mar.2017, NdT) si celebra il primo St.Patrick’s Day dell’era trumpiana, dobbiamo ricordarci di quando l’America promulgava leggi contro un altro gruppo di immigrati. Dovremmo ricordarci di quando l’America provò a marginalizzare un altro gruppo di persone sulla base della loro religione. Non dovremmo mai dimenticare che sia “America” che “bianchezza” sono costrutti sociopolitici che si sono evoluti nel corso di un lungo periodo di tempo, sempre attraverso l’esclusione e l’esercizio di un dominio e che non è trascorso poi tanto tempo da quando gli irlandesi d’America guardavano a tutto questo restandone esclusi.

Nel suo libro The Renegade History of the United States, Thaddeus Russell spiega che la prima grande ondata di immigrati irlandesi fu impiegata in lavori salariati di basso profilo, prevalentemente nella costruzione di canali lungo il confine con il Canada, lavori che altri americani non avrebbero fatto. E come quando scopri che la canzone che pensavi appena pubblicata è in realtà un remake di un successo di cento anni fa, ecco che si impara che gli irlandesi erano contemporaneamente accusati di rubare il lavoro e di essere però “scansafatiche” e “incapaci”. Si pensava inoltre di loro che fossero il collegamento (non-bianchi) tra la superiorità degli europei e i selvaggi africani, basandosi su stereotipi diffusi dai primi media americani, come riferisce il Boston Globe:

Nella stampa popolare gli irlandesi erano raffigurati come subumani. Portatori di malattie. Erano dipinti come pigri, chiusi nella propria cerchia, sporchi, ubriaconi rissosi dediti al crimine e allevati come ratti. Cosa ancor più fastidiosa, gli irlandesi erano cattolici in una terra a stragrande maggioranza protestante e la loro devozione al Papa questionava in maniera pesante la loro lealtà agli Stati Uniti.

Nel 1798 il Congresso approvò tre “Alien Acts”, leggi basate principalmente sulla paura nei confronti degli irlandesi cattolici e su un sentimento anti-immigrati. Queste nuove leggi davano al presidente il potere di fermare l’immigrazione da qualunque paese in guerra con gli USA e il diritto di deportare qualunque immigrato e rendere difficile per gli immigrati votare nelle elezioni. In seguito e ancora, alla fine degli anni ’40 del 1800, un gruppo nazionalista chiamato i Know-Nothings si diffuse come un movimento di bianchi poveri che esprimevano insoddisfazione nei confronti del sistema bipartitico e che diede inizio all’American Party, con l’intento di preservare la cultura americana attraverso la restrizione dell’immigrazione, specialmente quella dalle nazioni cattoliche – inclusi gli irlandesi cattolici. Riuscirono a far eleggere candidati nelle più alte cariche politiche in America, incluso un presidente.

Non vi suona familiare tutto questo?

Dunque: come fu che gli irlandesi diventarono bianchi?

Russell suggerisce che ci riuscirono mescolandosi con il potere politico e in contemporanea facendosi assimilare dalla cultura mainstream, lo fecero specificatamente attraverso lavori di servizio per la comunità (ed è questa la ragione per cui ancora oggi in molte città la parata di St.Patrick Day vede la presenza, la celebrazione, l’ostentazione di dipartimenti di polizia e vigili del fuoco):

Nel 1840, agli inizi della grande ondata di immigrazione irlandese, c’erano in organico solo un numero ridotto di ufficiali di polizia. Per la fine dell’anno, gli irlandesi costituivano più di un quarto della polizia di New York e per la fine del secolo più della metà della polizia della città e più del 75% dei vigili del fuoco erano americani irlandesi. Va aggiunto poi che gli irlandesi erano rappresentati in maniera sproporzionata presso pubblici ministeri, giudici e guardie carcerarie. Di lì a poco il poliziotto irlandese sarebbe diventato una figura iconica della cultura americana. Un tempo percepiti come barbari scimmieschi, gli irlandesi erano ora in grado di presentare sé stessi come i più indefessi e patriottici servitori del paese.

Nel suo libro Come gli irlandesi divennero Bianchi, l’autore Noel Ignatiev fa notare che “nel mentre la pelle bianca rendeva gli irlandesi idonei a far parte della razza bianca, questa non ne garantiva in ogni caso l’ammissione; avrebbero dovuto guadagnarsela.” Ignatiev ed altri studiosi sostengono che i figli d’Irlanda si guadagnarono lo status di bianchi unendosi alla lotta contro l’abolizionismo (della schiavitù, NdT) e per la soppressione dei neri – appoggiando la più antica di tutte le tradizioni americane: il razzismo.

“Nel mentre gli irlandesi d’America per l’abolizione della schiavitù avevano grande orgoglio e amore per la madrepatria, agivano tuttavia senza nessuna remora all’interno della controversa questione americana relativa alla schiavitù.” – Angela F.Murphy in American Slavery, Irish Freedom: Abolition, Immigrant Citizenship, and the Transatlantic Movement for Irish Repeal.

Ma c’è una spiegazione più semplice, meno complessa, su come questa terra alla fine accolse gli immigrati irlandesi come persone bianche normali: lo fecero e basta.

La “bianchezza” non è reale. In ultima analisi la razza è un costrutto sociale e “bianco” è una stronzata che qualcuno ha costruito tempo fa per tracciare una linea tutto intorno all’idea della propria superiorità. Gli irlandesi non si calmarono tutto d’un tratto, non mollarono subito la Guinness, non si misero improvvisamente a testa bassa a lavorare, facendosi strada verso un club esclusivo. Ebbero piuttosto un percorso politico così come i polacchi, gli italiani e gli ebrei. La loro pelle scarsa in melanina garantì per loro un percorso appena più agevole di quello che alle persone di colore non fu mai concesso.

L’unità della “razza bianca” è reale tanto quanto una sirena in sella ad un unicorno sulla schiena di un drago (..) e la dice lunga su quanto sia stupida l’idea della supremazia bianca. Alla gente che perpetua certi stereotipi idioti dovremmo riservare la stessa attenzione che ci sentiamo di dare ai difensori delle nuove destre ed ai terrapiattisti (…).

Per cui stanotte, quando barcollerete verso la toilette ruttando cibo e birra verde, se penserete a come abbiamo trattato gli immigrati e di come oggi viviamo in una nuova epoca di odio e intolleranza, ricordatevi di come gli irlandesi sono diventati bianchi. Perché proprio come il St.Patrick Day, la bianchezza e il razzismo stesso sono una tradizione che esiste da un sacco di tempo.

Peter Muhly/Getty Images

Annunci

Trackbacks

  1. […] Sorgente: La bianchezza è un’invenzione: quando gli irlandesi non erano considerati bianchi – Al di là d… […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: