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#BodyLiberationFront: se l’odio degli/delle idiote fa male a chi vorrebbe non nascondersi

Ci risiamo. Era già successo. Vi rinfresco la memoria. In un’altra occasione, per una campagna di liberazione del corpo, accadde più o meno quello che è successo oggi sulla pagina facebook. Una ragazza, come molte altre, posta la propria storia e la propria foto. Ce/ve la consegna pensando di poter ottenere supporto, sorellanza, solidarietà. Invece gente che passa dalla pagina l’ha usata per sfogare i due minuti d’odio con queste pretestuose e insultanti argomentazioni:

1 – sei perfetta (ai miei occhi di moralista) dunque sei un’esibizionista, un fake, un troll, una pazza.

2 – sei un’offesa per chi i probbbbblemi ce li ha per davvero.

3 – sono uno stronzo e mi trovo di passaggio e dico che una bottarella gliela darei (con relativo commento paternalista e complimento viscido e subdolo).

4 – vorrei tanto essere come te. Vaffanculo a te che ti lamenti. Ti faccio body shaming da qui all’eternità.

5 – varie ed eventuali.

Tutto ciò espresso con un livore infinito. Gente che un bel giorno apre facebook e non sa dove buttare la merda e dunque pensa sia opportuno insultare una ragazza che si è esposta, ha messo in evidenza le sue fragilità. Gente livorosa e idiota, penso di poterlo dire, nel senso proprio di idiozia, che ha sfogato su di lei frustrazioni, risentimenti, odio, malesseri, merdosità sparsa, rivendicando poi il diritto a farlo perché chi è oppressiv@, normativ@ nei metodi ritiene sempre di avere il diritto di gettare merda su altre persone.

Commenti pieni di giudizi, alla meglio di patologizzazioni. Tutti e tutte provett*  psicologi o psichiatri le hanno diagnosticato svariati disturbi, come se lei si fosse rivolta al popolo di facebook per un consulto medico. Tutti quindi a improvvisarsi professionist* della follia altrui prima di individuare la propria. Tutti a parlare di disturbi dell’alimentazione senza aver capito come, dove, quando e di che cazzo si sta parlando. E questo non perché lei lo abbia detto chiaramente. Espone il fianco a legnate da orbi, lei, inconsapevolmente, quando parla di disagio, e di certo non immaginava che le dessero addosso. Purtroppo però si conferma un fatto: se dici alla gente di stare male allora quella stessa gente ti picchia sodo, perché è più facile prendersela con chi è più debole, anche se nel suo caso i deboli sono sembrati più i commentatori che lei, nella sua dignità espositiva.

Tutti ritengono di sentirsi in diritto di ergersi a giudicare. Non tutti forse, ma troppi e troppe. E quante donne perfide, alla faccia di chi dice che le donne sono buone per natura. Donne che, se posso permettermi, hanno seri problemi e a loro forse bisognerebbe consigliare di rivolgersi a uno specialista [sarcasmo mode/on].

L’effetto comunque è ottenuto: lei è stata male, leggendo i commenti. Oh che strano. C’era una persona in carne e ossa e sentimenti dietro quella foto e quella storia. E tutti rivolgono ancora rabbia: ma lei, ma io, ma lui, ma voi, ma abbatto i muri. Abbatto i Muri cosa? Di che state parlando? Guardatevi allo specchio e guardate il vostro mostro interiore dato che vi impedisce di provare empatia, di saper ascoltare senza giudicare, in un abbraccio collettivo che accompagni chi ne ha bisogno in altri luoghi, forse al mare, con un costume non indossato da due anni.

Dunque lei sta male e, indovinate un po’?, altre ragazze che ci scrivono stanno inviando la propria storia ma ora si vergognano a inviare la propria foto. Non solo avete massacrato una ragazza che si è esposta ma avete prevaricato le future scelte di tutte le altre. Non capite quanto è grave il danno? Perché pensate che tante donne stiano male e non escano, non vadano al mare, se non per commenti di merda come i vostri? Questa è l’oppressione sociale sessista, maschilista, e invidiosa che induce all’isolamento, alla morte sociale, alla depressione, ai disturbi dell’alimentazione. Perché siete voi che stabilite chi può o non può stare male. Siete voi che stabilite chi è bell@ e chi no. Dunque chiunque dovrà addomesticare la propria percezione per ridurla al pari della vostra incarognita e perfida visione della altrui realtà.

Avete ottenuto quello che volevate? Chi lo sa. Perché ad andare oltre se impiegate un altro po’ di energie potreste indurre al suicidio qualcuno. E’ così che si comincia, sapete? Gente perfida che ritiene di aver ragione nel bullizzare e molestare una persona qualunque. Avete sempre ragione voi, noi femministe cattive che limitiamo la vostra rognosa “libertà” di lapidare qualcun@.

Siete inquisitori, siete cacciatori e cacciatrici di streghe. Siete ignoranti e orripilanti nell’atteggiamento e la vostra sofferenza merita l’attenzione di uno specialista (me lo concedo giusto per rifarvi il verso). Siete cattive persone che stanno meglio se altri stanno peggio. Siete tutto quello che su abbatto i muri non vogliamo.

Spiace se avete “problemi veri”, secondo il vostro cristianissimo parametro. Ma non potete prendervela con nessuno perché altrimenti i problemi veri che avete non attengono alla sfera fisica. L’agio con il proprio corpo è una questione mentale, avete scritto. Parlavate in generale e avete aperto il varco a chi le ha dato della pazza. Diagnosi su facebook fatte a cazzo. Prima o poi facebook applicherà dei commentini random con faccina corrispondente per aiutarvi a ottenere più like con un insulto. Perché gli insulti beccano like da altre persone cyberbulle. Lo schifo dello schifo dello schifo.

Dunque vorrei restituire fiducia alle ragazze che non inviano la propria foto, sapendo che bloccheremo ogni commento di merda. Dobbiamo, tutti, noi admin e voi che commentate e sapete di che stiamo parlando, formare una rete di sicurezza, a tutela delle persone che ci regalano la propria fragilità.

Basta vittimismi di chi non sa riconoscere altro male se non il proprio. Basta con la graduatoria di chi ha più o meno disagi. La scala delle gerarchie delle sofferenze anche no, grazie. Basta con le letture proiettive. Se lo psicologo va bene per voi non è detto sia un bene per lei. La diagnosi non può essere la vostra. Ve ne rendete conto, vero?. Basta insicurezze usate per fare male alle donne come lei. Basta livore, ostilità gratuite. Basta questi toni contro chiunque. O non pubblicheremo più niente. Nulla che non sia un articolo della rivista femminile che parla dei rimedi per la pelle a buccia d’arancia e per gli esercizi da fare per avere un corpo a prova di costume. Dunque?

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Comments

  1. Leoni da tastiera. Gente frustrata che crede di far passare anche l’insulto più basso come opinione. Ascolta Decervellamento, di Capossela. È questa gente. È l’Italia. Ciao e complimenti per il bel post. Lucido, preciso e pieno di cuore

  2. Condivido, è giusto proteggere e capire il disagio delle persone che trovano il coraggio di esporsi con la foto di un corpo che percepiscono inadeguato. L’empatia è merce rara e preziosa.

  3. Se non pubblicassi più nulla, facebook perderebbe una delle sue pochissime isole di buono.

    Blocca i commenti, non le storie. Sarà più difficile, ma questa pagina fa bene a testa e cuore.

     

    Volevo esprimere un commento anch’io, a quella ragazza, ma non conosco il suo percorso, la sua storia… E quello che ha scritto è troppo poco per farsi un’idea di ciò che si porta dentro.

    Quello che voglio dire, è che a volte è meglio tacere, piuttosto che dire qualcosa che potrebbe ferire.

     

    Car@, vi invito a una riflessione: notate come i commenti sotto a un post siano pilotati a seconda del primo commento che viene fatto.

    Basta una persona che scrive “mah…”, per esempio, per accendere il rogo del [qualunquecosa] shaming, come basta un “sei libera di esprimere un disagio, è il primo passo per riuscire a liberarsene” per scatenare una catena di solidarietà.

    Certo, dire una parola di conforto è più difficile che insultare. Bisogna elaborare un pensiero più articolato, costruire una frase che possa davvero aiutare, rendere il pensiero non leggibile come offensivo. Insomma, servono testa e cuore, come ho scritto sopra.

    Perché basta davvero poco, per demolire una persona.

     

    Un abbraccio a tutt@, sappiate che vi voglio bene. 

  4. Grazie.

  5. Ho visto la foto, e personalmente ritengo che quella ragazza non abbia nulla di cui vergognarsi, MA, detto ciò, ho ormai imparato che il rapporto più intimo di una persona è proprio quello con il proprio corpo – e nessun altro può “normare” i pensieri e i sentimenti altrui.

  6. Credo che chiunque si incontri per strada, a prescindere da tutto, soffra di qualche disagio. Può essere legato al corpo, al modo di parlare, ad un trauma, a qualsiasi cosa. Quello che appare perfetto agli occhi della gente può essere perennemente imperfetto per una sola persona che soffre il disagio di non apprezzare quello che ha, di non amarsi. Spesso è anche solo il fatto di non avere, secondo gli stereotipi moderni, un bel viso, o un viso proporzionale e può viverla in maniera difficile anche nelle relazioni sociali.
    La paura è nell’impressione di non sentirsi accettati dagli altri che ipoteticamente (ma credo a questo punto veramente) ci vogliono perfetti per rientrare nella loro cerchia. Sembra assurdo ma il lavoro di autostima è forse il più difficile in assoluto e se non si ha il sostegno esterno difficilmente si possono ottenere risultati.

  7. non ho mai voluto fare un account facebook ma a quella bellissima ragazza dico: non ti curar di lor, ma guarda e passa (cit.)

  8. Non posso che fare per l’ennesima volta i complimenti per il contenuto e la forma dell’articolo. Bravissima Eretica.

  9. anche prima di internet esisteva gentaglia così… come testimonia questa canzone:

    è veramente triste vedere che in certi campi gli esseri umani non progrediscono!

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