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Di un viaggio meraviglioso e difficile e della solitudine: risposta ad un ragazzo FtM

Di Ethan Bonali

Ciao, non so come ti chiami ma ti ringrazio per la tua lettera e spero, al termine di questo mio intervento, che tu sia felice di averci scritto e di aiutarti a trovare la tua comunità. Perché è questo un po’ il centro del problema.

Cresciamo in micromondi che definiscono la nostra realtà, il modo di pensare, sentire, innamorarci, e la capacità di immaginare alternative e giudicare le cose.

Sei isolato ora, ed è una condizione terribile e pericolosa.
Tuttavia è un isolamento dato da ciò che hai nel tuo immediato intorno.
Noi ci siamo, ci sono persone anche più vicine a te – se vuoi contattami mediante AIM e vediamo di aiutarti a trovare la tua comunità – che la pensano in maniera diversa da tutte quelle da cui sei circondato.
Inizio a leggere la tua lettera e commento come se stessimo parlando seduti allo stesso tavolo.

“[…] sono un ragazzo FtM (persona in transizione dal sesso femminile a quello maschile) bisessuale. Non mi piacciono le etichette ma possono essere esplicative per capire la questione e possono esse una difesa contro la sordità dei miei genitori che continuano a ignorare il tutto, reputandolo una “fantasia infantile” sostenendo che io abbia problemi di crescita, ossia che io sia ancora bambino nel corpo di un 21enne”.

Purtroppo la convinzione che essere eterosessuali e cisgender sia la condizione definitiva cui si deve arrivare per diventare adulti e svolgere il proprio ruolo procreativo è dura a morire. Ci sono ancora persone che danno credito alle tesi secondo le quali l’omosessualità derivi da un mancato sviluppo della persona.

Benvenuto nel meraviglioso mondo dell’eteronormatività.

Resto sempre con un senso di strano orrore quando vedo la facilità con la quale si operano bambini per conformarli alle aspettative sociali dei corpi tipici maschili e femminili, mentre si oppone una resistenza irragionevole – basata sulla cisnormatività – verso l’autodeterminazione del proprio genere da parte del bambino. Ogni età ha un grado di consapevolezza di sé e di autopercezione che va rispettato e sostenuto per diventare chi siamo.

Non è piacevole, usando un eufemismo, sentirsi dire che non si è in grado di determinare se stessi.

“Adottare è inutile. I figli non ti vogliono bene, non sono mica dei cani. Ti sfrutteranno e ti abbandoneranno solo”.

Purtroppo molti ritengono l’adozione una soluzione di serie B rispetto a fare figli propri od un escamotage politico per negare pari diritti.
Inorridisco sempre quando sento frasi come “almeno svuotiamo gli orfanotrofi”. Nonostante l’intento sia nobile mi sento in qualche modo offeso nel profondo, non perché io sia adottato ma per la mia storia personale di cui non parlerò in questo articolo perché questo è per te. E mi chiedo anche cosa voglia dire “figli propri” o “figli veri”. L’uso delle parole è importante.

Potrei raccontarti tantissime storie di vero amore tra persone adottate e genitori adottivi. In molti casi di adozione ho visto succedere quello che dovrebbe succedere in qualunque famiglia: accettazione, libertà e valorizzazione delle persone.

Se è vero che l’adozione presenta aspetti di difficoltà  – ho avuto molte esperienze in questo campo – questo non significa affatto che l’amore tra genitori e figli sia impossibile o interessato. L’interesse c’è quando si ha un concetto di possesso sulle persone, riguarda i figli quanto i genitori, ed è una cosa indipendente dall’essere adottato o dal nascere nella propria famiglia “naturale”. Quindi, quello che vuoi fare e che ti auguro di riuscire a fare, è un gesto d’amore.

“Fai uno sforzo, fatti ingravidare”.

La portata di violenza personale e di genere di questa frase è devastante.
Manca della comprensione dei tuoi sentimenti, della percezione di te, del tuo corpo, del tuo progetto di vita.
Sarà una strada lunga quella da percorrere con i tuoi genitori, ma tenta. Non posso dirti come andrà a finire, anche io sto facendo lo stesso percorso con i miei e si toccano i nodi più sensibili e fragili dell’anima.Tutte le persone coinvolte devono analizzare le proprie aspettative, desideri e convinzioni e alcune certezze crollano. Posso dirti due cose:

Cerca di trovarti una famiglia alternativa di amici, un posto emotivo sicuro, perché il viaggio di accettazione reciproca con i tuoi genitori sarà lungo, stancante, a volte ti dispererai – forse spesso – e ti sentirai senza energie e senza futuro;
Sarà un viaggio attraverso te, smontando quelle convinzioni che non credevi di avere, e attraverso loro. Sarà imbarazzante, toccante e doloroso perché, e non capita spesso nella vita, passerai ai raggi x le loro paure, le delusioni infantili, la rabbia mai espressa, l’amore mai avuto. Li vedrai quando erano bambini e sono stati feriti. Uscirete dai ruoli per essere persone.

“Spesso faccio incubi legati alla gravidanza”.

Tu non hai nessun dovere né verso i tuoi, né verso la società, né per come viene percepito il tuo corpo e neppure per come è ora. Hai una tua identità e sei consapevole di chi sei. Il rapporto con la tua anatomia non ti permette di fare questo passo.

“Non solo vivrò per sempre in un corpo non mio, combattendo con persone che non mi accettano, rischiando di perdere le poche che ho: non potrò mai avere una famiglia.”

Eccolo il centro di tutto.
Questo è ciò che ti dice il tuo microcosmo e che ti porta a perdere la voglia di vivere.
Ma è una realtà parziale che cade non appena trovi altri che ti dicono che non è così.
Non è cosi. Hai diritto di autodeterminarti e riuscirai a vivere il tuo corpo, che ora è nemico, come un alleato che cambia con te. Non sarà facile, non saprai dove arrivare e dove arriverai. Anche io ho paura per quello che sto iniziando a fare.
Ma possiamo lasciarci vivere e determinare senza resistere e arrivare a vivere?
Noi non dobbiamo sopravvivere, meritiamo di più.
Cerca la tua famiglia, la tua comunità e non fermarti alla prima, trovane una che sia tua e sia per te. Queste sono le basi.

Non so se avrai una famiglia ma avrai la possibilità di averla. Il tempo è dalla tua parte, non devi “vincere” oggi e poco importano le discussioni da bar attorno all’omogenitorialità. Questo viaggio che, non te lo nascondo, è una incognita – anche pericolosa –  ti porta a individuare quello che davvero conta ed è reale.
Ti arrabbierai per tutte le sciocchezze che ti hanno fatto credere e che sono state una prigione è un po’ ne riderai. Alla fine saprai molte più cose di chi vive senza chiedersi nulla. Perderai amici, forse, ma quelli che resteranno e quelli che troverai saranno una realtà solida che sostituirà quella di amicizie basate sulla condizione di rispondere a una norma o al desiderio altrui.
Probabilmente io non avrò una famiglia come si intende in maniera tradizionale, per me è tardi, ma sono così felice di sapere che molti di noi potranno averla.
Avrò la famiglia che mi sarò costruito mettendo tutto sul tavolo e giocandomi tutto.
Qualcuno vive senza mai compiere questo gesto esistenziale, noi lo dobbiamo fare per forza. Quindi buona fortuna a te e a tutti quelli che iniziano questo viaggio, transgender o no, e non sei solo.

Note:

Cisgender: persona il cui genere è concorde al sesso assegnato alla nascita.
Il termine è stato coniato per spiegare meglio la condizione transgender, anche se alcuni la reputano una parola discriminante le persone che si riconoscono nel genere assegnatogli alla nascita. Una sorta di “razzismo al contrario” usato da movimenti prolife e epigoni del femminismo della differenza terf e swerf.

Cisnormatività: la convinzione che esistano esclusivamente due generi e che, se non sei uno, sei sicuramente l’altro. Da questo derivano anche canoni estetici ai quali le persone transgender devono conformarsi per “passare”, ovvero somigliare, confondersi quanto più possibile alle persone cisgender.
Può anche essere una forma di transfobia interiorizzata che porta a desiderare di non essere riconosciuti come persone trans. Questo è anche dovuto al fatto che “confondersi” con le persone cisgender evita molestie, aggressioni o peggio.

Eteronormatività: è la convinzione che l’eterosessualità sia l’unico orientamento sessuale o norma unica per la sessualità, e che le relazioni sessuali e coniugali siano appropriate solo tra persone di sesso opposto.

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