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Cara mamma: “Se tu mi giudichi non saremo solidali. E saremo sole entrambe!”

Lei scrive:

Cara Eretica, ho appena letto il messaggio di una mamma che sperava di trovare un posto a sedere sulla Tranvia di Firenze. Il fatto di non averlo trovato, pur essendo lei stanca e con un bambino al seguito, non credo però la autorizzi a giudicare l’abbigliamento della ragazza che occupava uno dei posti riservati a chi ne aveva estremamente bisogno. Non credo che lei avrebbe dovuto neppure giudicare quello che faceva il ragazzo seduto nell’altro posto riservato a persone anziane, disabili o, come in questo caso, a mamme con figli (più precisamente a mamme incinte).

Sono una ragazza come tante, sono anche mamma, metto le canotte scollate, rientro tardi la sera, a volte, indosso short corti o minigonne, perché a Firenze fa un caldo boia. La signora avrebbe dovuto immaginare che alla fine di giugno a Firenze, con trenta gradi all’ombra, non si può certo indossare una maglia di lana o pantaloni lunghi. Noi ragazze scollate siamo umane, sudiamo, e personalmente non mi permetterei mai, comunque, di giudicare le donne che vestono diversamente da me. Puoi mettere quello che vuoi ma questo non influisce su quel che penso o sulle relazioni sociali che mi ritaglio.

Ho un bambino di sei anni e quando era più piccolo non ho quasi mai incontrato problemi di posto o disagi di altro tipo. C’era sempre qualcuno che cedeva il posto a mio figlio e io non mi ritenevo diversa da altra gente stravolta a fine turno di lavoro o da ragazze stanche per essersi meritate un po’ di divertimento. Nulla di male in questo. Quando ero proprio stanchissima ho chiesto il favore di farmi sedere ma non ho mai preteso gesti di cavalleria e tantomeno ho pensato che cedermi il posto potesse essere un gesto di sorellanza. La sorellanza per me si svela quando io scambio sorrisi con una ragazza vestita come vuole perché abbiamo ascoltato parole divertenti tratte da conversazioni di altri passeggeri, o quando lei legge la mia preoccupazione perché il suo ragazzo sta urlando stronzate mettendola in imbarazzo. Ci vuole poco a dire “io ci sono se hai bisogno di me”.

Essere madre non significa che io non debba essere altrettanto disponibile con il mio prossimo e anche se quella coppia si è comportata malissimo non vedo perché io dovrei prendermela con loro giudicandoli non in base al fatto che non si sono mostrati solidali con me ma per l’abbigliamento o per ciò che rubava la loro attenzione mentre guardavano qualche news sui social in web.

A questa mamma io vorrei dire che la capisco e che forse anch’io sarei arrabbiata in circostanze analoghe ma che sbaglia a giudicare e a dirigere la rabbia in questo modo. Siamo mamme ma non per questo siamo sante, o almeno io non lo sono affatto e mi preoccuperei se qualcuno lo pensasse di me. Mi concedo volentieri divertimento e mi piace mostrare il mio corpo. Se tu riesci a passare sopra queste miei “abitudini” allora, forse, riusciremo a essere solidali l’una con l’altra. Altrimenti no. E saremo sole entrambe.”

 

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