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Avete ragione: a voi il menspreading e a noi il “#womenspreading rivendicativo”. #Riprendiamociglispazi!

Sul menspreading e contestazioni varie ci è arrivato un intervento – decisamente contro – argomentato in maniera civile. Codesto tipo di interventi non solo non sono per noi fonte di problemi (non è l’opinione diversa che induce il ban ma l’insulto e la polemica sterile), ma sono anzi uno stimolo che ci porta a rispondere punto per punto e a raccontare il nostro punto di vista. Con l’invito a usare lo stesso tono invitiamo perciò ad una bella e interessante discussione che, per quel che ci riguarda, vorremmo portare avanti cambiando prospettiva. Non più un “chiudi le gambe” riferito agli uomini ma, anzi, “apri le gambe” alle donne che vogliono sovvertire la cultura del “siediti da signorina, composta e a cosce chiuse” con una rivendicazione mirata alla riappropriazione dei nostri spazi. Ecco l’intervento e poi a seguire trovate la nostra risposta/proposta. Buona lettura!

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CONFESSIONI DI UN MANSPREADER

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“Cara Eretica,

Non credo che pubblicherai questa mail, di certo ti vanti di accettare tutti i punti di vista espressi con educazione e di seguito non leggerai parolacce.

Premetto di essere stato bannato dalla tua pagina, la ragione e’ nella mia profonda avversione per i formalismi/inglesismi/manipolazioni linguistiche. Tu scrivesti di “sexworkers”, io osservai che in italiano si chiamano “prostitute”, e aggiunsi: se una prostituta e’ una sexworker, un pappone e’ un sexmanger?

Nonostante il ban leggo la tua pagina per due ragioni. 1) Educativa: uno dei miei obiettivi nella vita e’ non far del male a nessuno senza una buona ragione; spesso facciamo del male senza rendercene conto, percio’ cerco di capire i punti di vista altrui (per esempio non mi ero mai reso conto che fischiare ad una bella ragazza per strada potesse creare disagio, lo vedevo come un complimento e lo facevo [shame on me], ma ora ho letto sulla tua pagina cosa provano le donne e non lo faccio piu’). 2) Empatia: ci sono tante storie di ragazze molestate verbalmente e fisicamente (tipo quella ragazza che fu trascinata in un bar da dei tizi in addio al celibato, o la ragazza col vestito nero insultata in metropolitana e filmata), se potessi commentare esprimerei il mio sostegno e comunque nel leggere queste storie mi sensibilizzo e cerco di prestare attenzione quando sono in strada, in modo di non diventare spettatore complice di questi episodi ma essere pronto ad intervenire in aiuto della vittima (eh si in questo caso fare del male all’aggressore ritengo sia giustificato); inoltre sto facendo il lavaggio del cervello alla mia ragazza ripetendole giorno per giorno che se qualcosa dovesse accadere a lei DEVE ribellarsi subito, con insulti e mazzate (a seconda dell’aggressione ricevuta) che poi alle conseguenze ci pensiamo dopo e le risolviamo insieme.

Non sono sempre d’accordo con quello che scrivi, per esempio sono contrario all’aborto non terapeutico (devo fornire il mio indirizzo per il linciaggio?), ma sono per la pluralismo e non mi disturba leggere idee che non condivido (soprattutto sono per il rispetto della legge).

Ma veniamo al dunque. Sono un manspreader. Non so se per via della muscolatura delle mie cosce, o per la conformazione del mio bacino, o per l’abitudine di sedere sempre allo stesso modo, ma la mia posizione normale da seduto e’ con le gambe a V. Non sono in grado di sedere con le gambe parallele senza tendere la mia muscolatura, quindi diciamo “fare uno sforzo”. Mi ritengo una persona educata, non invado lo spazio altrui, quindi per esempio se vado ad una conferenza, o sono su un mezzo pubblico, insomma dove si sta seduti insieme, scelgo sempre un posto “corridoio” in modo da poter rivolgere la V formata dalle mie gambe verso l’esterno.

Se invece il mezzo e’ semivuoto, e quindi posso “occupare” piu’ di un posto, mi siedo normalmente (per me) nella posizione in cui sono comodo. E se a qualcuno che guarda la scena risulta indigesta, un’ostentazione dell’oppressione patriarcale, stacce.

Saluti

Un manspreader

P.s.

Ho raccolto le immagini allegate al tuo post sul manspreading e ne ho fatto un collage allegato a questa mail. Sono 10 (9 ma un’immagine conteneva 2 foto).

Nel 50% delle foto (quelle con la stellina rossa), nessuno e’ seduto sul sedile accanto al manspreader o non c’e’ nessun sedile (e’ una panca continua, quindi la persona affianco puo’ prendere tutto lo spazio che le serve), cosa c’e’ di male nello stare seduti comodi senza danneggiare gli altri o il mezzo di trasporto, come fanno molte ragazze che per esempio appoggiano i piedi sul sedile di fronte?

Nel 20% solo un lato accanto allo spreader e’ occupato e comunque non sembra dare fastidio (stellina gialla)

Nel 30% dei casi c’e’ un maleducato (stellina verde).

P.s. 2

Scrivo con tastiera inglese quindi non ho le vocali accentate.”

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C’e’ molta carne al fuoco, quindi rispondo punto per punto.

SUL SEXWORK: noi rispettiamo le definizioni che le persone scelgono per se’ stesse. Voler imporre il termine prostitute, e ridicolizzare il termine sexworkers, termine scelto da loro per definire se stess*, e’ pratica non accettata sulla pagina di AiM.

SULL’ABORTO: ancora una volta, sovradeterminazione dei corpi altrui. Cosa che qui non permettiamo, a maggior ragione se proviene da chi non dovra’ mai sperimentare in prima persona una gravidanza non voluta – con tutti i terribili danni fisici e psicologici che ne conseguono.

SUL MENSPREADING: Ancora una volta, stai cercando di sovradeterminare il prossimo. Molt* si lamentano di questo comportamento, che per alcun* e’ fonte di disagio, e a volte viene usato come forma di molestia sessuale. In ogni caso e’ un’invasione dello spazio altrui. Niente di male se la cabina e’ vuota e i posti accanto a te pure, ma tutto di male se lo fai anche quando queste due condizioni non si presentano. Le foto non sono casuali: alcune di queste illustrano casi in cui altre persone sono rimaste in piedi (proprio quelle che scattavano la foto) perche’ i posti liberi erano invasi da un “manspreader”. Per alcune donne e’ fonte di grande disagio il contatto fisico con uno sconosciuto, magari perche’ lo sconosciuto prima di lui le ha molestate, o per altre ragioni che sono personali e non indagheremo qui. Noi ci siamo limitati a discuterne. Non avalliamo nessuna soluzione autoritaria, nessuna legge o divieto, ci limitiamo a far presente che questa cosa per qualcuno e’ un problema, e affidiamo la soluzione al buon senso (civico e di rispetto del prossimo) di ciascuno. Quindi sii pure un manspreader, ma impara anche a guardarti intorno e tenere conto del fastidio che potresti recare ad altr*.

Altra cosa che ci interessava discutere e’ come questo comportamento sia frutto della diversa socializzazione degli uomini rispetto alle donne (dove per socializzazione si intende il modo in cui hanno imparato a relazionarsi col prossimo), argomento che tu (e molt* altri) hai preferito non prendere nemmeno in considerazione, attribuendo alla “fisiologia” e alla “natura” comportamenti e posture che sono invece frutto di diversi insegnamenti. O educastrazione, se preferisci. Stai tranquillo, non te ne stiamo facendo una colpa. I problemi si analizzano per trovare soluzioni.

Quindi ci chiediamo: come possiamo educare bambini e bambine ad occupare lo spazio con la stessa disinvoltura e la stessa consapevolezza?

Di certo quello che ci auspichiamo e’ il womenspreading rivendicativo.

Ci hanno insegnato a stare a gambe strette, a non dare fastidio, a non provocare. Invece dobbiamo riappropriarci degli spazi che ci sono sottratti, rumorosamente e con ironia, sempre. Sogniamo un mondo in cui il manspreader molesto si ritrova con le gambe chiuse senza nemmeno sapere come e perche’ le donne intorno a lui si sono improvvisamente e inaspettatamente sbragate, in barba alle gonne e alla buona educazione e al “fai la signorina”. Piu’ #legspreading per tutte!

P.s. scrivo anche io da tastiera britannica J

— Ursula (admin moderatrice della pagina fb)

 

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  1. T. ci invia la sua foto in versione #womenspreading. Sovvertiamo il “siediti composta” il “fai la signorina”, e #riprendiamociglispazi. Inviate una vostra foto a gambe larghe e le pubblicheremo tutte. Scrivete a abbattoimuri@gmail.com

 

 

 

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Comments

  1. Rispondo esponendo il mio punto di vista, punto per punto:
    ABORTO= il corpo è delle donne, decidono le donne, punto.
    TERMINOLOGIA= ho appena letto una definizione di “sexworker”. Credo che sia tu che il tizio sopra abbiate torto. Nella definizione che ho sotto (per rapidità ho preso quella di wikipedia) sono comprese anche professioni che normalmente non verrebbero definite prostituzione, come ad esempio cam-girls, o le donne che fanno telefonate erotiche, ecc…
    Quindi, tecnicamente, “sexworker” è iperònimo di “prostituta/gigolò”, ovvero tutte/i le/i prostitute/gigolò sono sexworker, ma non il contrario.
    Nota: la parola “prostituta” è un termine della lingua italiana, di per sé privo di connotazione; non è “imposto”, esiste e basta, ed ha un significato preciso. Non sono contrario all’utilizzo del termine “sexworker” come sinonimo di “prosituta”, non avrebbe senso, però non posso accettare il concetto di “imposizione” di una parola appartenente al lessico “non volgare” di una lingua. Da studioso di linguistica (e magari, in futuro, docente), per me questa cosa non è accettabile.
    MANSPREADING: Ok il discorso secondo cui alle donne viene “insegnato” che devono stare composte e tutto il resto, ma, sul serio, sedere con le gambe a V a me viene naturale, nessuno me lo ha mai insegnato, nessuno mi ha mai detto che è “da maschio” mentre sedere composti è “da femmina”. Non nego la cosa in toto, però per me sedere con le gambe a V (certamente entro i limiti imposti dal “senso civico”) è naturale, stringere le gambe no (nel mio caso ciò è dovuto anche al fatto che ho le gambe fottutamente storte, quindi sono a V di default).
    A questo punto chiedo se possibilmente qualcuno può suggerirmi qualche studio al riguardo, perché il menspreading è una cosa che proprio non mi torna.

    • d’accordo con te sul sexworking. infatti comprende molte altre versioni del lavoro sessuale. incluso quello che tu chiami prostituzione. la definizione e la dignità di “lavoro” (e tu stess@ dici che sex working comprende tutti quei mestieri inclusa la “prostituzione” – solo le “prostitute non possono usare quel termine che hanno scelto per loro?) se la sono scelta. se la rivendicano e dire il contrario è come dare del brutto e sporco ne-ro a chi si dice afroamericano o altrimenti. i soggetti scelgono come definirsi e tu che non sei tra quei soggetti non hai diritto a sovradeterminarli sostituendoti a loro e scegliendo il nome che più ti aggrada. e no: lo stigma sul termine prostituta c’è eccome e se fai finta di non vederlo è un problema tuo che non può inficiare la vita e le rivendicazioni delle sexworkers.

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