Annunci

Amanda Knox: morbosa la stampa che vuole sia considerata strega

di Laura

Mi piacerebbe che si parlasse ancora una volta di Amanda Knox, non tanto per quel che riportano le pagine di cronaca nera perché ne abbiamo già avuto abbastanza, quanto più per l’attenzione a lei dedicata sotto un’altra veste: un caso di tortura mediatica marchiata da un pregiudizio sessista, forse il più grave degli ultimi anni.

Nel 2007 ero troppo piccola per capire davvero cosa fosse successo quando Meredith è stata uccisa e quando poi è stato avviato il lunghissimo processo ai danni di Amanda e Raffaele Sollecito. Sapevo che questa Meredith era stata brutalmente uccisa, e sapevo dai media che con tutta probabilità erano stati quei due ragazzi a commettere l’omicidio nel contesto di un gioco erotico finito male, in sospetta complicità con un ragazzo ivoriano che tuttora è in carcere, Rudy Guede. I telegiornali seguivano il caso come se fosse una telenovela, in cui chiunque poteva sentirsi intrigato dalla misteriosa bellezza della fredda Amanda, la “perversa assassina”, che agli atti è arrivata persino a calunniare un altro ragazzo innocente, Patrick Lumumba, pur di scagionarsi dalle accuse.

Dopo quasi un decennio di detenzioni preventive, di processi e di dichiarazioni contraddittorie, i due ragazzi sono stati assolti per mancanza di prove. L’opinione pubblica allora si è scatenata: sono davvero innocenti, o è la solita giustizia all’italiana? Amanda e Raffaele si sono rifatti una vita, ma il loro stigma di efferati assassini impuniti non li ha mai abbandonati davvero.

E i media lo dimostrano: è da qualche tempo che certe testate giornalistiche, anche di un certo rilievo, si occupano delle vicende sui social network di questi due personaggi, approfittando di ogni più piccola ambiguità per rinfocolare il sospetto morboso che aleggia su di loro come una spada di Damocle. La coppia malefica! Ed ecco che si ritorna al fulcro della questione con il profilo Instagram di Amanda, che oggi lei ha deciso di rendere pubblico, come più o meno la metà dei profili Instagram della gente comune.

Un profilo di foto comunissime e molto sobrie: una ragazza sorridente e acqua e sapone, con un lavoro da giornalista, una casa con il fidanzato, un gruppo di amici e una passione per il barbecue e per i gatti. La rinomata agenzia di stampa italiana ANSA, recentemente premiata da Reuters per la sua affidabilità, subito pubblica in primo piano la notizia, ripresa da ogni testata nazionale: “Amanda Knox si traveste da Cappuccetto Rosso!”. Il suo profilo pubblico viene letteralmente saccheggiato, in cerca dell’unica foto che possa scatenare il morboso divertimento dei followers: lei e il suo nuovo fidanzato in posa in un boschetto, travestiti da Cappuccetto Rosso e il lupo. E via, riflettori di nuovo puntati sull’inquietante Amanda, la strega di Perugia.

Adesso, quanti tra noi non hanno una foto in maschera nel loro profilo Instagram o Facebook? Ma i commenti al link in questione dell’ANSA (notizia poi condivisa da altre testate) mi hanno dato i brividi. Esibizionista! Approfittatrice! Se non peggio. E via dicendo, tra parole d’odio e frecciatine sul fatto che LEI volesse esibirsi in cerca di attenzione mediatica, per il semplice motivo che un’agenzia di stampa avesse deciso di farsi i fatti suoi e cercare un motivo per fare del gossip sul suo conto, andando a rovistare nel suo privato.

Si può contestare il fatto che un profilo Instagram pubblico appartenga alla vita privata di una persona, ma è più che criticabile il fatto che le foto di una persona comune, che vive a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia, vengano sfruttate per essere date in pasto ai leoni del web in questo modo.

Ma torniamo allo stigma che aleggia su questa ragazza. Amanda viene considerata dalla massa come una sorta di icona pop. “No matter what they say”: lei è la strega, lei resterà per sempre l’avvenente omicida dal cuore di pietra.

In precedenza, un altro giornale online che purtroppo non ricordo (ma credo fosse piuttosto autorevole) aveva pubblicato altre foto private e assolutamente innocue di Amanda nella sua nuova vita, commentando “le nuove foto della vita di Amanda sono assolutamente disturbanti”. Come a dire: ecco il gerarca nazista libero per una fortunata casualità che gioca felicemente con i suoi gattini.

Ma qualcuno si è mai fermato a pensare PERCHE’ questa ragazza sia stata marchiata in questo modo?

Le tesi riguardanti la colpevolezza o l’innocenza di Amanda e Raffaele sono discordanti. L’ultimo verdetto della giuria ha proclamato la loro assoluzione, a fronte di un processo lungo e travagliato che ha visto il susseguirsi di accuse reciproche tra gli imputati e la polizia, mille contraddizioni, sospetti di contaminazione della scena del delitto, fino ad arrivare a gravi accuse di tortura psicologica e di interrogatori fuorvianti mosse dai due ragazzi agli inquirenti. In pratica si è arrivati a dimostrare che tutta la ricostruzione dell’omicidio, il gioco erotico, il terzo uomo, tutto fosse un grandissimo equivoco, una manipolazione dei fatti, o semplicemente una storia che non poteva trovare abbastanza fondamenta per stare in piedi.

Io non sono nessuno per sostenere nei fatti l’innocenza o la colpevolezza di queste persone. Ma mi fa ribrezzo ripensare a come Amanda, fin dall’inizio quando a malapena erano state avviate le indagini, sia stata additata dalle masse come colpevole in base a un pregiudizio, un’impressione, rendendo le prime ricostruzioni degli eventi assolutamente calzanti sull’immagine che il mondo aveva di lei. O meglio, sull’immagine che i media ne avevano creato.

Amanda era la colpevole perfetta. Era un’algida ventenne dagli occhi freddi, carina, libera, di oltreoceano, che fumava erba come in tanti si sono affrettati a sottolineare. I media hanno individuato in lei un nuovo personaggio da spolpare e hanno interpretato a loro piacere ogni suo comportamento.

L’abbraccio tra lei e Raffaele, paparazzato subito da tutte le riviste al momento del ritrovamento del cadavere di Meredith, è stato interpretato come la complicità di due sadici assassini. A quanto pare in Italia non è accettata una sensibilità al dolore che sia diversa dallo strapparsi i capelli e urlare convulsivamente invocando i santi?

Da quel momento è cominciato l’inferno. Una paparazzata che ritraeva Amanda intenta a comprare biancheria intima dopo l’omicidio, verosimilmente perché tutti i suoi vestiti erano rimasti nella sua casa sequestrata dalla polizia, è stata interpretata come l’insensibilità di una ragazza che nel momento del lutto pensa sempre e comunque al sesso.

Si è diffusa la diceria che Amanda fosse molto libera sessualmente. Vero o falso che fosse, questa definizione le è piovuta addosso come una viscida condanna. Lei sui social era Foxy Knoxy, un nickname stupido come tanti altri nel 2007, subito identificato come un “nome di battaglia” perverso e libertino. In seguito le è stato diagnosticato per errore l’HIV ed è stata diffusa una lunga lista che presumeva di elencare tutti i ragazzi con cui aveva avuto rapporti sessuali dal suo arrivo in Italia.

Escludendo le accuse, Amanda era una ragazza come noi, ma inquadrata in questo schema è diventata la svergognata di un Paese intero. “Troia assassina” resta l’epiteto più utilizzato. Nonostante l’assoluzione finale, tuttora in tanti guardano ad Amanda con paura e morbosità, perché non si riesce ad accogliere la sua innocenza, la storia era troppo più avvincente com’era prima, era troppo più adatta al personaggio.

Una piccola riflessione: nel 1980, una donna di nome Lindy Chamberlain è stata accusata del delitto della sua figlia più piccola, Azaria, durante una gita in famiglia nel cuore dell’outback australiano. La donna apparteneva a un gruppo religioso di dubbia fama e appariva in televisione particolarmente fredda e composta nel suo dolore, dunque l’opinione pubblica e la giuria hanno stabilito in base a una serie di supposizioni che lei fosse colpevole. La storia è stata rigirata a suo discapito in quanto nessuno riusciva a credere che il vero assassino, come suggerito dalla donna, potesse essere un dingo, un animale selvatico. Lei era una donna malefica, una strega, l’assassina perfetta, e tutta la versione ufficiale della storia complottava a suo sfavore. Dopo trentadue anni di carcere, i resti della bambina sono stati trovati nei pressi di una tana di dingo e la madre è stata rilasciata.

Il messaggio che traspare da queste due storie, indipendentemente dal loro verdetto finale, mi sembra di un’importanza vitale: uno stereotipo può manipolare la visione che la gente ha di te e arrivare a condizionare la tua vita, può rovesciare la realtà come un calzino, può decidere per il tuo linciaggio o per la tua sopravvivenza.

Di fronte a una realtà confusa, la gente tende a farsi influenzare dalla versione dei fatti più coerente con le proprie credenze implicite: ma teniamo bene a mente che nessuna donna è una strega fino a prova contraria, neanche se ne ha l’apparenza.

Essere libera sessualmente (sempre che sia vero!) non fa di te una potenziale omicida, priva di amore e di empatia, lussuriosa e con i pensieri sempre rivolti al sesso, senza quell’aura di sacralità e di struggimento mariano che dovrebbe avere sempre la buona donna italiana, secondo una certa mentalità.

Io non accetto che una donna, rea o innocente, dopo essere stata distrutta dai media, possa essere accusata di esibizionismo se ancora una volta viene derubata della sua intimità, solo perché accetta di condurre una vita normale, senza vergognarsi, senza nascondersi. (Sempre che effettivamente non ci sia un desiderio di notorietà alle spalle di questa storia, ma vorrei proprio sperare di no.)

Io non accetto che ancora oggi si pensi che la cronaca nera sia una fonte di pettegolezzo e una lettura da spiaggia, non posso accettare la gogna e il giudizio pubblico per chi a torto o a ragione viene considerato colpevole di un delitto.

Io non accetto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo analizzi questo caso in cerca di abusi e di violazioni sui diritti fondamentali mentre noi siamo ancora qui a spiare le foto di Amanda Knox chiedendoci se di notte lei si unisca ai sabba delle streghe mentre di giorno ci fa credere di essere una ragazza come tutte le altre, sfuggita per incantesimo alla giustizia. Perlomeno interroghiamoci, poniamoci il dubbio.

Torna sempre la stessa, fondamentale domanda che dobbiamo farci ogni singolo giorno, in ogni momento: PERCHE’ noi pensiamo quello che pensiamo?

… Grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di arrivare a leggere fino in fondo!

 

Leggi anche:

Amanda Knox, documentario su Netflix: tra pregiudizi di genere e gogne mediatiche

Amanda Knox: la strega che per vincere si è trasformata in santa

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: