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A me preoccupa l’evocazione della repressione per un cunnilingua in piazza

In Piazza San Domenico, a Napoli, una ragazza ha goduto di un cunnilingua. E chiunque normalmente dice di se’ che punta alla massima libertà sessuale, inclusi i masculiddi che arrubbano le fotografie in bikini delle donne sconosciute e poi dicono che ne hanno diritto perché il godimento è d’uopo se la foto è online, pure se pubblicata in privatissimo, tutti questi umani improvvisamente si sono trasformati in preti.

Ma come: passate il tempo a rivendicare il diritto a chiamarci cagne, a fare battute pecoreccie e a segarvela in diretta web per rinvigorire l’ego e poi vi scandalizzate perché lei ha goduto? E se fosse questo il problema? Se il punto fosse che la sdisonorata ha goduto e che lui stava sotto e lei sopra? Come osa una donna mettere sotto il maschio rischiando di soffocarlo con la figa sulla di lui bocca? Ma lui avrà scelto. Dunque perché ce l’hanno solo con lei?

Se godi sei un po’ zoccola, diciamolo. E’ questo il punto. E come ti permetti di godere in una piazza titolata ad un santo? Si sarà rivoltato nella tomba, forse. Dunque colui che ha ripreso il godimento e poi l’ha condiviso su whatsapp lo ha fatto per rispetto dei santi e del decoro. Non per farcisi una sega o farla fare ai suoi amici. O per far partire un processo inquisitorio contro la strega che in lei si è rivelata dopo l’orgasmo. Perché le donne sono così, non lo sapete? Basta un orgasmo e zac, diventiamo – finalmente – streghe, monelle, svergognate, colpevoli e depravate. Se è lui a farsi fare un pompino invece… invece niente: è sempre lei la troia, la puttana, la svergognata. Dunque abbiamo appreso un fatto certo: comunque la si pensi la zoccola è sempre lei.

Ma il punto sul quale vorrei soffermarmi in realtà è un altro. Tante donne hanno ricordato che ella avrebbe meritato l’ergastolo quantomeno perché “è reato”. E mi piace tanto quando le donne accampano tali argomenti che poi nutrono un immaginario sessista e sessuofobo e che segano gli orgasmi anche alle di esse vagine. Vi fate male, non capite? Ma anche i masculiddi: vi fate male uguale a continuare a fare pensare che le femmine disinibite sono la vergogna dell’umanità. Dai e dai vorrò vedere poi da chi vi farete fare un pompino. Torneremo all’era in cui le femmine rispettose te la davano con il lenzuolo con un buco in mezzo giusto giusto per consentire la riproduzione. Dunque ringraziateci, a noi femministe, perché abbiamo liberato anche la vostra sessualità.

Signore, dunque, quando i fascisti mettevano le donne nei manicomi, perché troppo disinibite sessualmente e disobbedienti ai mariti, era “legale”. Quando i razzisti mettevano dentro i forni altri esseri umani era “legale”, perché legale non vuol sempre dire giusto. E’ legale quello che chi sta al governo in quel momento reputa tale. Di conseguenza i reati corrispondono ad una negazione della volontà di una stragrande massa di umanità perché qualcuno ha deciso che la legalità debba coincidere con la moralità dei preti e delle monache di clausura. La chiesa cattolica e altri sistemi repressivi e di oppressione vi hanno imposto un sistema di legalità che non è coincidente con qualcosa che contiene di per se’ giustizia.

Sapete perché quella roba lì è reato? Parliamo degli atti osceni in luogo pubblico, ovvero quel reato che si contestava quando era la donna a manifestare pubblicamente un fare sessualmente eloquente. Il reato fu pensato perché le donne fossero punite, anche in caso di stupro. Perché i gay fossero puniti. Ancora oggi si urla allo scandalo perché due gay si baciano o se due lesbiche si abbracciano, e dico abbracciano, in spiaggia le denunciano (è successo). Il reato è a negazione della sessualità di individui costretti alla repressione. Culturale, moralista, prima che legale. E’ lo stigma della colpa.

Ancora: fino a metà degli anni settanta la legge vietava l’aborto. Era reato. La legge obbligava una ragazza stuprata al matrimonio riparatore. Era la legge. Obbligava una donna a obbedire al marito e se scappava per salvarsi dalla violenza era abbandono del tetto coniugale. Era la legge. Potevano toglierle tutto, perfino la casa di sua proprietà e i figli, naturalmente.

Fino a metà anni settanta non si poteva divorziare. Era la legge. Non si poteva neppure usare un contraccettivo perché non era previsto. Vedete? La legge non è necessariamente giusta e quando lo Stato educa chiunque a immaginare che legalità significa giustizia vuol dire che non vi aiuta a maturare senso critico. Quel che io mi aspettavo era una critica alla legge e non un coro di “è reato”. Io libertaria, anarchica, femminista, antiautoritaria, rivendico la libertà di dire che se ci fossero più cunnilingua per le piazze e meno accoltellamenti contro persone lgbt, a cura di nazisti che circolano perché è legale che anche loro circolino liberamente, sarebbe meglio. Vorrei ci fossero meno omofobi o misogini e voyeurs morbosi pronti a filmare una scena di sesso ludico.

A chi ha filmato vorrei dire che è violazione della privacy quel che ha fatto perché non si può, per principio e correttezza, filmare chi ti pare e poi diffondere visi, identità e quel che ci rende riconoscibili, per il gusto di riderne o guadagnare condivisioni. E come ben sapete questa cosa non è “reato”. Lo è la diffamazione ma pensate che la ragazza potrà moralmente difendersi da chiunque la stia ancora diffamando?

Tanta solidarietà a lei. Sperando che almeno per quella sera lei abbia goduto fino in fondo di quel cunnilingua. E vorrò vedere presto in quella piazza pattugliamenti delle speciali forze di polizie a guardia delle vagine. Lampadina tascabile alla mano è necessario vedere l’indulgere di un dito, una lingua, in quelle zone. Così si arricchisce l’immaginario morboso dei tutori e dei patriarchi. A sorveglianza della nostra moralità. Quando le donne consegnano ai tutori l’incarico di censurare e sorvegliare e controllare la nostra sessualità non è mai una cosa bella. Pensateci.

Update: pare che i ragazzi siano stati oggetti dell’attenzione di un sacco di polizie arrivate manco fossero due pericolosi latitanti della camorra. QUI la cronaca di quel che è successo.

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Comments

  1. Generalmente non mi trovo d’accordo con taluni editoriali del tuo blog – che seguo comunque anche solo per le tue capacità di scrittura – soprattutto per un certo estremismo di fondo, ma devo dire che questa volta mi trovi perfettamente d’accordo, riga per riga ed in particolare sul discorso vergognoso della gogna mediatica e della caccia alla strega. Sul discorso della legge, d’accordo anche li, ogni periodo storico genera delle leggi che in quanto faccende umane possono essere giuste o sbagliate (cercasti giustizia e trovasti la legge lo disse De Gregori, vero?) ma resta che lo stabilire se perseguire o meno un fatto sta al giudice – ed al limite al poliziotto che nel vederlo decide se procedere o meno – e non certo ad una massa di maschilisti dotati di smartphone o tastiera.

  2. L’altra sera ho avuto una discussione con una amica. Fa la maestra elementare e mi raccontava che qualche giorno addietro, lei e la bidella avevano “ripreso” una collega rea, nell’intervallo, di essersi seduta al sole con la gonna alzata tanto che, se fosse passato qualcuno da fuori, le avrebbe visto addirittura le mutande! Ora…la discussione è stata lunga ma alla fine lei è rimasta della sua opinione ed io della mia. A suo dire se uno dei genitori dei suoi allievi l’avesse vista…o se l’avesse vista uno dei bambini…apriti cielo…l’avrebbero potuta denunciare, fare sospendere perché il decoro e bla bla bla…Per quanto mi riguarda , non ho figli, ma se ne avessi non darei certo peso a queste stupidaggini nel valutare una insegnante. Personalmente mi incazzerei molto di più se il bambino mi tornasse a casa infarcito di preghiere e preghierine, se mi dicesse la maestra mi ha detto che ma però non si dice…se le sue nozioni fossero retrograde e sessiste…se usasse violenza gratuita… Per questo m’incazzerei. Ma la realtà è questa…ci si incazza o ci si indigna per il nulla mentre si tace quando intorno si ruba, si uccide, si commettono le peggiori nefandezze. Io l’essere umano non lo capirò mai.

  3. Cara Eretica,
    ti seguo spesso e ti leggo volentieri ma, stavolta, vorrei capire più precisamente qual è il tuo punto di vista riguardo la questione in oggetto. Anzi, in particolare, vorrei capire qual è l’oggetto della questione in questo articolo: il fatto o la reazione del pubblico? Non sollecitata ma spero gradita, ti esporrò il mio parere su entrambi i lati.
    Il fatto in sé è poco degno di nota; il sesso in pubblico, di qualsiasi tipo e con qualsiasi composizione di genere, si è sempre fatto. Chi di noi non è andato in camporella con il/la partner, chi non si è appartato in macchina nei vicoli, e simili amenità? Il gusto del rischio è presente in molti anche come stimolo sessuale e non è un mistero; mi stranisce un po’ di più l’esibizionismo manifestato in questa situazione, per i miei gusti “estremo” ed effettivamente non legittimo (nel senso di permesso dalla legge), ma sempre a parer mio è molto meno grave di uno scippo o di uno stalking.
    Sicuramente è molto meno grave il fatto della reazione: orde di forcaioli paladini del pudore che si accaniscono su una donna. Non ti piace quello che è successo? Sei liberissimo di dirlo ma, nel farlo, ci sono toni e toni, modi e modi, così come alcuni dettagli da ricordare, fra cui il fatto che fossero in due (il sesso, soprattutto quello orale, non si pratica da soli – e per fortuna!) e quindi, se proprio si vuole accusare qualcuno di essere “spudorato” o “svergognato”, si dovrebbero chiamare in causa entrambi. Come giustamente dici, se fossero a parti invertite sarebbe sempre lei accusata di “troiaggine” e lui… niente, in secondo piano in quel caso come in questo.

    Prima o poi lo capiremo che o “è peccato” per tutti e due, o non lo è per nessuno…

  4. Ammettiamo che ogni volta che si parla di libertà sessuale, specie delle donne, si va a finire in un ginepraio di fraintendimenti, ipocrisie, vecchiume, moralismo d’accatto, qua e là sacrosante rivendicazioni troppe volte mal comprese. Evidente, anche in questo episodio, che sotto al grido scandalizzato covi l’ingombro maligno della volontà repressiva; forse, addirittura, dell’invidia (verso di lei ma, perché no, anche di lui). Eppure l’ingenuità di chi rivendica la naturalità del gesto fa cadere le braccia. Suvvia, anche andare di corpo è gesto naturale, pure non credo che piacerebbe a qualcuno vedere gente accovacciata in piazza a fare la cacca. E i rutti? Naturalissimi, i rutti, ma non credo che si possa gridare alla repressione se si insegna ai propri bambini a limitare i rumori postprandiali con un’agile mano davanti alla bocca.
    Tu dirai: fino a tot decenni fa anche una donna che andasse in giro a capo scoperto era scandalosa. Poi, per progressivo spostamento di limite (prima il capo scoperto, poi le caviglie, poi le cosce, poi le pance, poi i glutei) si è giustamente fatto piazza pulita di tanto ciarpame. Ora di una pancia scoperta, di un paio di short, si scandalizza giusto qualche attardato bacchettone di paese.
    Invece un cunnilingus in piazza sì, scandalizza. E pure un pompino nello stesso luogo, mutatis mutandis, scandalizzerebbe. Ora, al netto di coloro che in realtà non tollerano il godimento femminile (mettiamoli da parte, almeno per un attimo, se no il discorso s’inceppa), perché ritieni sbagliato (eccessivo? anacronistico?) chi trova non il gesto ma la circostanza oscena? Come si diceva più su, tale e quale che fare la cacca in piazza: perché dovrebbe andarmi bene che qualcuno la faccia? Perché non dovrei scandalizzarmi senza il rischio di passare da fascista?
    E, si badi, qui il discorso “è reato”, altrettanto ingenuo ma più pericoloso del discorso “è naturale”, non c’entra nulla.
    Pure, ammettiamo un distinguo: la cacca puzza e sporca, ecco perché nei millenni l’uomo ha imparato, grosso modo ovunque, a farla in luoghi deputati. Il sesso invece, è bello e divertente: ci hanno insegnato a farlo di nascosto solo perché dava appunto fastidio, a molte religioni, società, morali, che fosse bello e divertente, soprattutto (ahinoi) per le donne. Quindi no, non possiamo mettere la defecazione e l’atto sessuale sullo stesso piano. Bene. Cosa ne consegue? Che il sesso libero è tale solo se fatto non solo con chi, quanto e come ci pare, ma anche dove ci pare? In presenza di nessuno, di qualcuno o di tutti? Di questo stiamo parlando? Per tornare al suddetto spostamento di limite, è possibile che tra dieci, venti o cento anni fare l’amore coram populo sarà del tutto accettabile? Può essere.
    Tuttavia, lo confesso, non sono preparata, ma in tal caso è solo un problema mio, del mio personalissimo e totalmente non condivisibile pudore. Se non è che un fatto personale (non mi piace vedere gente che scopa in piazza, come non mi piacciono i pantaloni a zampa di elefante, i suv, le unghie in gel e l’edilizia degli anni ’70, ma se li incontro è affar mio girare la faccia dall’altra parte) allora lo scandalo cessa di essere pubblico per farsi fastidio privato. Ecco perché non mi sono unita al grido collettivo contro i due ragazzi di piazza San Domenico. Oltre che per il semplice fatto che in realtà ho ben altre questioni per cui gridare, molto più gravi e importanti.
    L’ultima, non retorica domanda (come non retoriche erano tutte le altre): fino a che punto siamo autorizzati a dire che la condivisione di un gesto equivalga alla liberazione dello stesso? Cioè, se io mi sento di fare sesso davanti a tutti vuol dire che sono libera? I due giovani che tanto si sono divertiti in piazza quella sera, lo hanno fatto, oltre che per insindacabili ragioni (desiderio non procrastinabile, provocazione, ingenuità, sbadataggine, naturalezza, o che so io) per un evidente, incompreso senso di libertà di fronte al sesso? Condivisione, insomma, è uno degli attributi della libertà? Sì, no, dipende? Lo chiedo, cara Eretica, senza intento polemico. Mi piacerebbe che se ne parlasse senza grida, processi alle intenzioni, slogan.
    Ho voluto lasciare da parte gli autori della ripresa e della diffusione del video: loro sì che hanno commesso un reato, loro sì che sono stupidi e pericolosi.

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