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Sul vecchio professore molesto

Lei scrive:

Ciao Eretica.
Vorrei restare anonima.
Ho letto una lunga lettera che hai pubblicato qualche giorno fa, da parte di una ragazza che denunciava lo stupro ripetuto commesso dal proprietario di un cinema che lei frequentava, un uomo plurisettantenne noto e stimato per la sua cultura anche tra le sue amicizie, che lei non aveva mai denunciato per un grande senso di oppressione e vergogna che provava.

Questa lettera mi ha molto scossa e vorrei condividere con voi a questo proposito un’esperienza che mi è accaduta, non così grave fortunatamente, ma che con questo fatto ha una certa attinenza.
Anni e anni fa, ai tempi del liceo avevo un professore di filosofia di una certa età, estremamente colto e carismatico, ma irreversibilmente stronzo, una carogna proprio, e con questo non intendo soltanto il suo metodo di insegnamento e di valutazione, ma proprio la sua attitudine.
Lui era misogino, omofobo, razzista e tutto il peggio che può essere un uomo che è a stretto contatto con ragazzi giovani e che si suppone che a loro trasmetta una certa cultura.

Si permetteva di essere infido e crudele con chiunque dimostrasse una certa debolezza e tutto il tempo sciorinava battute e commenti di pessimo gusto, anche battute sessuali su ragazze della mia classe.
Il problema è che tutti noi lo odiavamo e lo adoravamo insieme.
Perchè eravamo relativamente piccoli, eravamo fragili, e lui in qualche strana maniera si faceva amare nel modo in cui sapeva stupirci con I suoi ragionamenti e con la sua cultura, e soprattutto lui l’aveva sempre vinta, con la sua arguzia, con la sua schiettezza, quindi era impossibile pensare di aver ragione con lui pur dicendo la cosa oggettivamente giusta. Lui ti manipolava fino alle lacrime e alla fine tu adolescente finivi per sentirti in colpa e capire che era lui ad aver ragione, ad averti aperto gli occhi. (A sua discolpa, c’è da dire che alcune volte il suo cinismo era sensato e ho imparato molto dal suo sguardo critico sul mondo. Ma solo alcune volte.)

Finita la scuola, lui si è rivelato più indulgente del previsto agli esami e molte ragazze tra noi, me compresa, hanno “rivalutato” la sua figura di povero vecchietto solo e inacidito dalla vita, che aveva tanto bisogno di affetto e che aveva anche molto da dirci. In una maniera incredibile, noi ragazze che ci proclamavamo libere ed emancipate, ci eravamo innamorate di una tale merda che ci considerava pezze da piedi, cercando come delle crocerossine di ottenere inconsciamente del potere su lui.

Abbiamo saputo che il professore in questione vedeva abitualmente altre ragazze di nostra conoscenza di qualche anno più grandi, ex alunne dello stesso liceo. In qualche modo, alcune di noi hanno cominciato a fare lo stesso: le ragazze più grandi ci parlavano con serenità di come questi “caffè letterari” non avessero nulla a che fare con la cattiveria che il professore ci propinava al liceo. Anche alcuni ragazzi lo facevano, ma in misura nettamente inferiore.
Io avevo una mentalità diversa, è passato davvero tanto tempo da allora e grazie al cielo l’esperienza mi ha forgiata diversamente, fatto sta che ero attratta da queste conversazioni e volevo parteciparvi anche io. Volevo essere una delle ragazze del professore. Mi direte che ero idiota, e ne sono consapevole adesso, ma solo adesso, e soprattutto ero spinta dal fatto che tante ragazze che reputavo intelligenti e rispettabili facevano la stessa cosa, e uscivano tranquillamente con questo signore anziano con cui il rapporto appariva effettivamente strano (ma in effetti il “senso comune” fa apparire normali anche le abitudini più strane).

E così l’ho chiamato, ho cominciato ad andare a casa sua, e si è instaurata una strana relazione come di nonno e nipote, ero fiera di questo, anche se sentivo una strana puzza nell’aria, metaforicamente parlando. Nel frattempo io conducevo una vita normale, avevo anche un ragazzo, volevo persino presentarglielo.

E’ finita che lui un giorno mi ha fatto delle avances, ma non abbastanza spinte da potermi dare la possibilità di condannarlo pubblicamente. Ha cominciato a fare allusioni sessuali, mi ha fatto capire che ero solo un oggetto per lui, mi ha abbracciato in maniera viscida. Al di là di ciò mi rendo conto che avrebbe potuto farmi qualsiasi cosa nella sua casa solitaria, eppure non l’ha fatto, mi ha lasciata andare con una strana promessa che saremmo stati molto amici, e da quel momento l’ho bloccato sul telefono e non l’ho mai più voluto rivedere. Mi ha fatto schifo e grazie al cielo ho cambiato la mia opinione su di lui e su quel genere di persone.

Non ho mai detto niente a nessuno di tutto questo, per vari motivi: una sorta di “ultimo perdono” per quanto lo avevo malatamente stimato e perchè tutto sommato mi aveva lasciata andare incolume; dall’altra parte per vergogna, perchè credevo che tutte le altre ragazze uscissero con lui per parlare di filosofia, di letteratura e di attualità, e io ero riuscita a farmi apprezzare solo come un oggetto, io che non mi ponevo in maniera diversa, non provocavo, mi vestivo normalmente.

Per un po’ di tempo ho avuto paura che venisse a farmi qualche ritorsione. A volte ho ancora paura di ritrovarmelo sotto casa, anche se oggettivamente non ho motivo per pensarlo, sono passati anni e non è successo mai niente.
Molte volte mi sono trattenuta dal parlarne anche per vergogna: mi autocolpevolizzavo. Mi dicevo che sono stata stupida a pensare che ad andare da sola a casa di un anziano solo non mi sarebbe successo niente: avrei dovuto capirlo che gli avrei dato illusioni.

Sono tante le riflessioni che sorgono da questo fatto.
Com’è possibile che in un liceo pubblicamente stimato possano esserci da decenni professori del genere senza che nessuno denunci mai niente?
Com’è possibile che così tante donne giovani, intelligenti ed emancipate di questo secolo accettino la dinamica malata di essere considerate inferiori perchè più ignoranti (quando in realtà sono solamente troppo giovani?!), cercando comunque di attirare le attenzioni del misogino per sentirsi apprezzate?
Ma soprattutto: cosa dovrei fare io?

Mi viene spontaneo pensare che non abbia senso sollevare un polverone, dopotutto quest’uomo non mi ha davvero fatto del male. Da qualche parte dentro di me ho ancora comunque paura di una possibile ritorsione.
Ma dall’altro canto mi chiedo: le altre ragazze che ci escono, vengono molestate allo stesso modo e non dicono niente? Conoscendole, sono le ultime persone da cui mi aspetterei una cosa del genere, ma chi lo può sapere.
Il dubbio che mi massacra è l’idea che un’altra ragazza più “infatuata” di me possa un giorno trovarsi nella mia stessa situazione, accettare il ricatto emotivo, e trovarsi ad andare a letto con un vecchio viscido e bastardo, suo malgrado.

Mi piacerebbe molto leggere le vostre opinioni e I vostri consigli.
Grazie per aver letto tutto questo, scusate la mia prolissità.

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Comments

  1. Difficile. Io sono in teoria contraria alla denuncia. Questo nel nostro contesto, in cui manca la dimensione della rieducazione, del supporto psicologico, e manca anche un’educazione preventiva. In pratica, poi, credo attireresti attenzione su di te (questo è sbagliato ma succederà, te la senti?) e potresti fare poco “contro” di lui, a meno che qualcun’altra si unisca al coro. Insomma: io punterei su quello che manca nel nostro sistema – un’educazione al consenso, dei corsi che ci parlino delle relazioni di potere, ecc… Farlo, con un’associazione, proprio in quel liceo sarebbe una via di mezzo praticabile? O peggio a livello mediatico che una denuncia? Bon courage e ovviamente NON è colpa tua. Vengo a casa tua non vuol dire si. Tu non hai mai detto si. Lui non avrebbe dovuto abbracciarti. Ne tantomeno trattarti da oggetto

  2. Specifico solo che piuttosto che “io sono contraria alla denuncia” volevo dire “io non denuncerei”. Chiunque abbia denunciato, per qualunque motivo, nonsi senta giudicata da me. Io stessa ho aggiunto quell “in teoria” perché non so cosa farei “in pratica”…

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