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GPA: gestazione per altr* e pensieri in ordine sparso

di Lea Fiorentini

La discussione sulla GPA è sempre più insopportabile, perché non è una discussione ma è diventata una sterile polemica con posizioni che si scontrano come se fosse una partita di calcio e con tifoserie avversarie. In questo clima il vero problema è che scompaiono le analisi sui nodi focali della GPA, forse non risolvibili, ma almeno si potrebbe provare a discutere e a produrre pensiero, approfondire e sviscerare tutti gli aspetti che questa pratica mette in moto.

A Firenze con alcune compagne abbiamo provato a parlarne fra noi più volte, abbiamo anche fatto una serata di informazione e discussione con Giorgia Serughetti per mettere innanzitutto a fuoco le diverse legislazioni mondiali sulla GPA, le quali sono molto differenti, per capire quali siano le migliori per le gestanti e per i nascituri in termini di garanzie di diritti. Queste discussioni sono servite a tutte per avere almeno un terreno di discussione comune e più chiaro, ma anche per capire che quando un argomento è così complesso non servono prese di posizione ideologiche, sono inutili e spesso anche dannose.

Basta vedere la polemica sollevata in questi giorni di Pride dal comunicato di Arcilesbica di Milano che esprime la totale contrarietà alla GPA, o le precedenti lettere delle 49 lesbiche contro la GPA, o la lettera delle cosiddette “Quando mai libere”.

Per tutte queste posizioni è importante secondo me rilevare un filo comune: la tempistica di questo accanimento contro la GPA. Tutte le volte che la polemica si fa più accesa c’è casualmente di mezzo qualcosa che riguarda i genitori gay (maschi).

Nel 2015 in piena discussione sulle unioni civili omosessuali, quando ancora c’era una possibilità per la stepchild adoption, ecco che spuntano documenti ad hoc contro la GPA, ovviamente definito utero in affitto. Quel documento ha avuto la responsabilità morale e politica di trasformarsi in “fuoco amico” contro quella parte di legge che riguardava i figli delle coppie omosessuali e così è stata stralciata. Un giorno spero che TUTTI I NOSTRI figli ne chiederanno conto a quelle e quei firmatari borghesi, che in fondo pensano “tanto basta andare da un giudice per farselo riconoscere”, ma mai pensano che gli avvocati hanno un costo e che la vita delle famiglie arcobaleno è già tanto complicata e loro hanno aggiunto un sacco di problemi e sofferenze a queste vite. Un po’ come gli ultracattolici per l’aborto, che gliene frega dei bambini già nati, a loro interessa di quelli che ancora devono nascere.

Così riecco un’altra volta in concomitanza del Pride il proliferare di comunicati come sciabole da brandire contro ipotetici nemici. Oggi che sarebbe ancora più necessario discutere con calma e umiltà e magari ascoltare chi la GPA l’ha fatta o anche chi ha fatto adozioni, chi può partire dal proprio vissuto, oggi che sarebbe importante ascoltare invece di mettere a tacere, ascoltare la presa di parola delle varie soggettività in causa, soprattutto le donne gestanti, molte e molti preferiscono alzare barricate. Oltretutto queste barricate sono anche pericolose, perché alcun* rischiano di trovarsi dalla parte degli omofobi, sessisti, razzisti e fascisti, da quella parte della barricata magari ti accettano per un breve periodo perché fai comodo, ma se non ti allinei ti fanno fuori subito. Lo dico alle amiche femministe e lesbiche: stare con le sentinelle in piedi in accordo sul divieto alla GPA mi farebbe molta più paura che stare scetticamente a favore con le altre femministe e movimenti e associazioni LGBTIQ.

Ora siamo a questo punto, come ne usciamo?

Proviamo a ragionare di GPA per le coppie eterosessuali, anche se mi pare che su queste ci sia un totale disinteresse anche nei vari comunicati-sciabola, di fatto viene tollerata, o meglio accettata, quindi è chiaro che di fondo c’è un problema omofobia, più o meno introiettata anche da gay e lesbiche, sappiamo bene che non basta essere omosessuale per non essere omofobo. Inoltre c’è un problema di femminismo della differenza che ha costruito tutto il suo pensiero sul materno e sul suo potere, a me pare evidente che non basti avere una figa per esercitare il materno, basterebbe guardare le nostre famiglie tradizionali.

Tornando alla GPA relativa alle coppie etero, sono il 70% di chi ricorre alla GPA, decidono per motivazioni personali di ricorrere alla GPA pur potendo adottare, in questo caso la famosa frase “quando l’adozione sarà possibile….” non funziona, quindi ci sono altre ragioni. Queste coppie, del tutto lecitamente, desiderano avere anche un legame biologico con il nascituro. A chi dice che avere figli in questo modo è un atto di egoismo, rispondo sinceramente e da madre, se no poi qualche femminista mi dice che non posso parlare di questo argomento perché non sono madre, che fare figli è sempre un atto di puro egoismo. Anzi io spero proprio che lo sia, perché fare i figli per la patria o per la società o per il proseguimento della specie sono motivazioni molto pericolose e molto poco autoderminanti. Io ho fatto figli perché li volevo e ho fatto esattamente quanti ne volevo, li ho fatti per la mia felicità, lo dico con sincerità. Spero che le mie figlie non mi odino per questa scelta, non avendole potute interpellare prima, per ora è presto per dirlo. Svelo anche un altro tabù, forse ridicolo, ho sperato che mi somigliassero, questo vuol dire che questo desiderio di legame biologico ce l’ho anche io, ma dalle frasi a ogni nuovo nato che sento in giro, direi che questo desiderio è di molti, e allora diciamolo, smettiamo di fare gli ipocriti, forse è un desiderio atavico sul quale si potrebbe lavorare per affrancarsene, ma c’è.

Parliamo adesso di scelta della madre gestante per altri o surrogante. In passato ho conosciuto una donna di una certa età, che quando era giovane aveva fatto la GPA per sua sorella, per lei era una cosa assolutamente normale e ne era fiera. Lei poteva averne, la sorella no, lei ha dato il figlio alla sorella e al marito, lo hanno cresciuto praticamente insieme, lui non ha mai saputo o forse lo ha sempre saputo chi fosse la madre biologica, la chiamava zia, ma di fatto aveva due madri e un padre. Vero, in questo caso non c’e stato passaggio di soldi, non è un dettaglio, però c’e stata una scelta precisa della gestante.

Ora veniamo ai soldi, il fatto che ci sia passaggio di soldi complica la discussione, rifiuto frasi semplicistiche “i bambini non si comprano” altrimenti andrebbero vietate tutte le adozioni internazionali, dove il passaggio di soldi c’è eccome e a volte è anche poco chiaro, in alcuni casi viene poco controllato, forse va bene a molti che sia così. Trovo più giusta la legge inglese sulla GPA dove il passaggio di soldi è controllato dallo Stato, che stabilisce un tetto massimo di circa 20.000 sterline, che in sostanza copre le spese di gravidanza, compreso il tempo di assenza dal lavoro o altro. Insomma una somma che non porti a creare problemi di sfruttamento e che sia sostanzialmente vicina a quella dell’adozione.

Continuiamo a parlare della gestante: fa una libera scelta? È autodeterminazione? Viene sfruttata?

Lo sfruttamento è sempre possibile, ma lo sfruttamento si può ridurre al minimo legiferando bene, questo mi sembra evidente, quando ci sono dei buchi normativi lo sfruttamento è più facile.

Se la donna è libera nella scelta dipende da quanto si possano verificare le sue condizioni: economiche, psichiche o altro, senza legge non si può fare nulla. Io credo che anche se la gestazione fosse scelta per motivi economici, come tante altre cose che facciamo, le donne siano in grado di scegliere da sole, lo fanno in base alle personali e materiali condizioni di vita in quel dato momento, e non in base ad un’ipotetica idea di autodeterminazione al di fuori dalla propria realtà. Nella mia vita ho fatto molte scelte libere, ovviamente condizionate dal momento nel quale mi trovavo, magari oggi ne farei diverse. Anche oggi ho scelto liberamente il lavoro che faccio, lo faccio per emanciparmi, ovvero per potermi mantenere e per poter mantenere le mie figlie, se fossi veramente libera ne farei un altro probabilmente, e un giorno forse lo farò, ma non esiste autodeterminazione senza emancipazione, almeno non in questo sistema economico nel quale viviamo. Quindi medio con me stessa quotidianamente fra emancipazione e autodeterminazione, con consapevolezza, ma io vivo qui e ora, non nel mondo dei ideale dei puffi. Dunque se una donna sceglie di fare la GPA e mi dice che lo fa consapevole dei pro e contro, e anche se lo fa per soldi, non posso che prenderne atto e ascoltarla. Non sopporto l’ipocrisia di chi dall’alto della sua condizione di vita privilegiata dice ad altre e altri cosa sarebbe giusto fare, che vengano a lottare per un mondo senza disuguaglianze economiche e sopraffazioni, poi potremo parlare di dignità delle persone e di quello che possono o vogliono fare.

Sono anche consapevole che il passaggio di denaro legato al corpo possa aprire sempre scenari simbolicamente diversi e critici, su questi dobbiamo indagare di più e in modo più profondo, ma vorrei che avessimo lo stesso approccio di inaccettabilità nei confronti della “mercificazione del corpo donne “ sia per le gestanti per altri che per le badanti schiavizzate dalle famiglie ospitanti e che lasciano intere famiglie nei paesi di origine, non ci vedo tutta questa differenza.

Ultima riflessione sulle gestanti, a me sembra evidente che ogni volta che si vieti o si punisca una pratica che riguarda il corpo delle donne, siano sempre le donne che ci rimettano, questo accade per la prostituzione, per la fecondazione medicalmente assistita e per l’aborto. Sui nostri corpi decidiamo noi, magari sbagliamo, ma è meglio farlo noi che con divieti imposti da altri. Infine io sono comunque favorevole al fatto che la madre biologica non rimanga anonima e che possa cambiare idea anche dopo la nascita del bambino fino diciamo al compimento dei nove mesi almeno, appunto per aumentare la possibilità di libertà di scelta.

Per quanto riguarda le coppie omosessuali gay, ripeto ancora che questo è un argomento pretestuoso ed omofobo, non penso che una donna sia una madre migliore di un uomo, non penso che la figura materna e la cura siano legate a un organo riproduttivo, certo per una certa parte di femminismo ammetterlo vorrebbe dire chiudere i battenti, ma forse sarebbe l’ora. Perché è quel femminismo che non ha mai dato fastidio né alle istituzioni né alla chiesa, perché è perfettamente in linea con il patriarcato, mi dispiace dirlo, ma è funzionale, perché di fatto sostiene, a volte senza rendersene conto, la complementarietà uomo-donna, dove noi dobbiamo anche essere contente, perché abbiamo il materno e la cura, certo vogliamo più diritti e parità, ma alla fine ci gongoliamo in questa “potenza del materno”. Su questo non voglio dilungarmi qui.

Ultimo argomento, forse il più delicato, è il nascituro, se vedo un problema lo vedo per chi nasce da GPA. Sappiamo bene che c’è un momento nel quale andiamo tutti a ricercare le nostre origini, nel momento di formazione dell’identità dobbiamo avere chiare alcune cose nella nostra mappa famigliare. Spesso per chi non ha certezze sulle proprie origini è un momento difficile. Purtroppo per esperienze personali, il problema spesso lo crea chi sta intorno ai bambini, sono quelle frasette scandalose sul libro di testo: metti il nome della tua mamma e del tuo papà, magari genitori aiuterebbe, da dove vieni, nome dei nonni. Poi la maestra dopo che il bambino ha scritto il nome dei suoi genitori chiede: non lo sai il nome dei tuoi genitori veri? Non ce l’hai la mamma? Vi assicuro che succede, sarebbero da denunciare. Come succede a un bimbo di colore nato in Italia e italiano che gli venga più volte richiesto da dove viene, e alla quarta volta che il bambino risponde “dall’Italia”, la maestra stizzita chiede perché non le vuole rispondere. Allora forse il problema non è del bambino, ma di chi lo circonda. Se ci fosse più preparazione e apertura a tipologie diverse di famiglie, se ci fosse meno paura delle differenze forse tanti problemi non ci sarebbero.

In tutto questo è assolutamente ipocrita e direi aberrante, comunque la si pensi sulla GPA, non essere assolutamente favorevoli al riconoscimento dei figli del partner, comunque essi siano stati nati. Non dichiararsi immediatamente favorevoli senza se e senza ma a questo, vuol dire essere semplicemente crudeli. Vuol dire infliggere sofferenze fisica e psicologica a bambini e bambine che già esistono in carne ed ossa in nome di un ipotetico ideale di “un bene più giusto”, per me vuol dire essere disumani, non trovo mezzi termini.

Ho ancora molti dubbi e poche certezze, ma la mia certezza è che sui nostri corpi è vietato vietare e vietato obbligare!

Lea Fiorentini – in movimento a Firenze

Firenze, 30 maggio 2017

 

Leggi anche:

C’è vita oltre ArciLesbica

I circoli arcilesbica dissentono dal comunicato sulla Gpa

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Comments

  1. Bellissimo articolo, molto chiaro e logico. Totalmente d’accordo!
    L’unico errore dei fatti presentati è che si chiama la gestante madre biologica.
    Questo è falso in quasi tutti i casi. Molte coppie etero usano gli ovociti della madre di intenzione.
    Quelle coppie etero che non possono e le coppie gay usano invece ovociti di un’alta donna, che si definisce “donante”, perché appunto dona i suoi ovociti. (Donanti anonime, conosciute, familiari, puramente altruista, pagate, etc… tanti tipi). Tuttalpiù sarebbe questa donna a dover essere chiamata madre biologica, anche se poi è quella che con il bambino non ha mai avuto nessun rapporto: lei dona l’ovocito e l’embrione viene creato dopo, l’embrione viene generato in clinica e gestato dalla gestante.

  2. “vietato vietare e vietato obbligare”!
    o mamma mia, cosa ci tocca risentire!

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