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Il coraggio di chi combatte contro #cyberbullismo e #revengeporn

 

Ci risiamo. Basta che una donna alzi la testa e mostri orgoglio per se stessa, ci mette il corpo e la faccia, ci mette la forza e un coraggio che voi, si voi, quelli e quelle che si divertono a insultare o a dispensare lezioni moraliste sulla decenza o sul “te la sei cercata”, non avrete mai. Basta questo e tante “amabili” persone fanno di tutto per fargliela abbassare, la testa. Perché deve stare con gli occhi puntati in basso, con la vergogna e il senso di colpa a nascondersi, così dicono le regole di chi alla fine ti vuole proprio morta. Ci vuole coraggio per raccontare di chi ti molesta e ti perseguita in rete.

E no, nessuna se l’è cercata, perché se vai in minigonna per strada nessuno deve stuprarti e se vai scollata su facebook nessuno ha il diritto di pubblicare il tuo numero di telefono con foto false o le tue foto delle quali si appropriano per farne un uso non consentito. Non è un mercato delle vacche. Chi pubblica la propria foto sul web non è assimilabile a un corpo contro il quale puoi eiaculare sopra, non una ma mille volte, con quei due miserabili schizzi che vengono fuori da quella che reputi una memorabile virilissima sega. E voi, si dico a voi, donne perbene che ce l’avete più lunga, la dignità e la decenza, e che non fate altro che colludere con una cultura dello stupro che a prescindere da come vi vestite vi colpisce, vi ha colpite, vi ha addomesticate. Se pensate che a voi no, a voi cose così non potrebbero mai accadere, perché state con la cintura di castità in casa, fuori casa e su facebook, pensate male. Stuprano anche le donne in burqa, sapete?

Voi non fate altro che reggere l’uccello di quei tanti segaioli che si sentono legittimati dalle vostre parole. Vostre. Parole. Come pietre. Perché in fondo siete sempre pronte alla lapidazione, siete sessiste, siete moleste e siete delle bulle, si, bulle, fino in fondo, salvo poi dolervi per una generica violenza sulle donne.

Cosa cazzo pensate che sia la violenza di genere? E’ quella violenza che si infligge alle persone trattandole di merda per via del loro genere. Di una donna, per stereotipo sessista, si pensa che debba stare buona, coperta, a cosce strette, perché se è sessuata, esplicita, se si piace, si mostra, lo fa dinanzi ai propri amici e alle proprie amiche, lo fa per se stessa e per chiunque lei creda sia bello farlo, allora deve essere per forza colpevole, no? Ma quello che fa questa donna non è vietato. Non è un reato. Reato invece è il cyberbullismo, il cyberstalking, la molestia, la diffamazione e l’ingiuria. Sono motivo di querela che diventa l’unica arma che una donna può usare in questi casi senza tuttavia ottenere che la si smetta. E dunque che fare? Io farei esattamente come fa lei. Mi esporrei, mostrerei orgoglio per quel che sono e quel che faccio, eviterei di farmi piegare, schiacciata dal peso della colpa e della vergogna, massacrata a colpi di lapidazione virile o moralista. Combatterei con tutte le mie forze perché non vi concederei il lusso di vedermi suicida per poi essere ancora denigrata, massacrata post mortem come è stato per Tiziana Cantone.

Piena solidarietà a queste donne, con le loro tette al vento, con i corpi esposti, con la forza che le pone mille gradini sopra tutta la marmaglia orribile che si muove per schiacciarle. Non riuscirete più a farne fuori un’altra perché ci saremo noi, tutti e tutte noi a sostenerla, in alto, e voi potrete gettarvi pietre l’un l’altra, se lo volete, perché tanto il punto è che vi basta qualcuno o qualcuna da uccidere socialmente, virtualmente, fisicamente. Qualcuna. Non importa chi.

Fate schifo, ecco tutto, e non volendo darvi spazio neppure per un secondo evito di pubblicare le screen dei vostri miserabili commenti perché chi cerca i cinque minuti di gloria, qui, non sono le ragazze di cui vi burlate ma siete voi che campate di microfama, che esigete di vedere pubblicato il vostro commento perché pensate che quel che dite sia essenziale per l’umanità tutta invece che quella misera scarica di merda che vi lascia il puzzo addosso, ovunque andiate, qualunque cosa facciate e di qualunque abito vorrete mascherarvi.

Quel che vi suggerirei, a voi che dite alle altre di stare coperte o a voi che pensate di poter aggirare il consenso e la privacy delle persone, è di evitare di mostrare la merdaccia che siete perché, me lo tirate proprio fuori di bocca, altrimenti, se vi cagano in testa, ricordate che è solo la vostra stessa merda che prima o poi ritorna, abbondante, copiosa, grata per aver ritrovato il buco del culo dal quale è uscita.

Solidarietà ad Agnese. Solidarietà a tutte le donne che vivono quello che sta vivendo lei. E buona Body Liberation Front a tutte, perché mostriamo il corpo quando e a chi vogliamo ma gli altri non potranno e non dovranno mai appropriarsi di quelle immagini per farci violenza.

Leggi anche:

—>>>Partecipate (se non lo avete ancora fatto) alla campagna: “IL CORPO E’MIO. Posso mostrarlo quando e a chi dico io. Non puoi mostrarlo come e a chi vuoi tu”

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Comments

  1. L’ha ribloggato su Mondo Nudoe ha commentato:
    Tempo addietro avevo messo giù un mezzo articolo sulla questione, poi non ho più avuto tempo per chiuderlo, nell’attesa di poterlo chiudere approfitto di questo reblog per divulgare la problematica e manifestare il mio pieno supporto a questa campagna.

Trackbacks

  1. […] Sorgente: Il coraggio di chi combatte contro #cyberbullismo e #revengeporn – Al di là del Buco […]

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