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#Sexworking: io non sono una vittima. Altr* mi disegnano così

Una volta leggevo tra le critiche rivolte alla pagina “le testimonianze sono false, cioè tutte ‘ste sex workers solo da Eretica vanno a scrivere i post” . Scrivo a te, dopo aver scritto due righe altrove su facebook ed esser stata braccata da due proibizioniste che mi dicono: no, tu sei vittima. Le puttane sono vittime, i papponi cattivi. La strada cattiva, tutto sbagliato. Vittima.

Io esercito da 4 anni, la mia professione è una scelta di vita.
Ho studiato, parlo tante lingue e ho un vero curriculum con esperienze molto valide, ma il lavoro normale non mi interessa più. Lavoro in uno Stato che riconosce la mia professione, pago le tasse (quanto un normale imprenditore. dichiarare tutto, qualsiasi sia il settore, pone sempre delle difficoltà, dice il mio commercialista). Lavoro in appartamenti o saloni autorizzati, hotel o casa dei clienti.

Sono una escort di livello medio -alto. Le mie amicizie e conoscenze di lavoro spaziano dalle ragazze di strada, trans e travesti, escort occasionali, modelle, mamme e studentesse, ragazze dell’est del sud america, alcune europee, alcune over 50.

Noi non siamo vittime. Noi non abbiamo un pappone e non dividiamo soldi con nessuno, alcune che danno tutti i soldi al fidanzato le ho viste, ma sono fenomeni limitati e a me incomprensibili perchè chi lo fa è ben felice di farlo.
Paghiamo le camere di lavoro e gli annunci. La strada è autorizzata solo in certe zone e in alcune si paga la piazzola di sosta alla machinetta del parcheggio. Siamo tenute a dichiarare alla polizia dove stiamo lavorando (dati anagrafici, nome d’arte e numeri di telefono).

Sento assoluta tranquillità. La mia vita mi piace. Pretendo rispetto perchè non c’è follia, non c’è droga o alcool, non c’è manipolazione di nessun tipo, io lucidamente, in totale consapevolezza scelgo, rispetto i miei doveri e pretendo i miei diritti. Ma lo stigma sociale è insormontabile in ogni caso, anche quando fai tutto bene. Dobbiamo essere vittime. Per volere delle abolizioniste e mi sto rendendo conto anche per compiacere alcuni clienti. Alcune colleghe inventano storie disgraziate e sciagure, figli inesistenti, madri morte per 4 volte per avere soldi, regali o utilità varie. Anche far credere che in verità non vuoi prostituirti ma devi, è una tecnica che fa sganciare soldini in più, mi raccontano alcune.

Io sono molto fredda e mi considero una professionista. Io non ho figli, mi servono tanti soldi per le mie vacanze fuori stagione, lo shopping migliore possibile e per garantirmi un livello di vita alto dedicandomi ai miei hobby nell’abbondante tempo libero. E non lo nascondo, neppure ai miei clienti.

Alcuni lo apprezzano ma per altri risulta assurdo… nessuna storia da vittima ma solo avidità ed egoismo fanno di me una Puttana che non ricopre il ruolo pienamente. Lo stigma sociale che mi vuole vittima in ogni caso è pericoloso: alcuni clienti hanno atteggiamenti arroganti perchè questo fa credere di essere in condizione di superiorità, contrattano il prezzo sospettando chissà quale disperazione, alcune ragazze si convincono di essere davvero vittime (della vita?) lavorano poi a prezzi bassi e sdoganano sempre più pratiche non safe come il sesso orale diretto. Chi ci considera vittime di violenze può far credere la violenza sia normale per noi e potrebbe pensare che davvero sia possibile picchiarci o farci del male.

Io in 4 anni non ho mai incontrato una vittima, non ho mai visto nessuna ragazza costretta a prostituirsi, se mai dovesse succedere posso chiamare la polizia e salvarla in meno di un minuto. Posso fare questo perchè lo Stato dove vivo riconosce la mia posizione lavorativa e posso affermare che dove ci sono diritti non esiste tratta e non esistono vittime. Il proibizionismo serve per occupare il tempo delle signore per bene che vogliono parlare del nostro business senza esser mai state dentro ad un bordello e per renderci più “avvicinabili” a alcuni uomini che non hanno le capacità per rapportarsi con donne determinate e ciniche come me… come tante Jessiche Rabbit ci lasciamo disegnare così.

(ps: ecco perché molte sex workers si raccontano ad Eretica. Perché è impossibile raccontarsi ad altre persone senza ricevere giudizi o patologizzazioni di ogni tipo. Qui si ascolta e si dà voce. E lo facciamo anche con lei. ndb)

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