L’insegnante Trans di Vicenza e l’assessora: rispondere con storie di vite reali alla retorica della transfobia

di Ethan Bonali

La vicenda che ha visto coinvolta l’insegnante transgender di Vicenza (http://www.vvox.it/2017/04/12/vicenza-prof-trans-su-sito-escort-sospesa/)

e le gravi dichiarazioni dell’assessora regionale all’istruzione, Elena Donazzan, mi hanno spinto a proporvi tre storie di professori transgender per rispondere, con il racconto di vite reali, ad una retorica che sfrutta un’immagine falsa e costruita su preconcetti per fare “politica”, perché é sul reale, e non sulle convinzioni infondate e su immagini demagogiche che si prendono le decisioni politiche.

Stupisce ogni volta come, per limitare i diritti altrui, si strumentalizzino sempre i bambini ai quali si nega, però, ogni diritto di autodeterminazione in nome della tutela.

Le storie che seguono sono molto diverse e mostrano come le persone transgender siano persone capaci di dare una prospettiva nuova ai propri alunni e come non siano “solo” il loro genere.

«Il problema sta nel vuoto normativo: non c’è nessuna valutazione attitudinale per essere inserito in graduatoria, basta un titolo di studio. Questa persona va tenuta lontana dagli studenti» E. Donazzan

 

Dusty Reader: storia di un coming out ad una assemblea scolastica

(http://neatoday.org/2016/06/07/transgender-teacher-dusty-rader/)

Dusty Rader non è una persona che si nasconde perché pensa che essere un uomo transgender non sia una vergogna. Al suo colloquio di lavoro Dusty si è presentato come persona trans ed è stato tranquillamente accettato dal preside e dai colleghi. Durante una assemblea sul bullismo ha dichiarato ai suoi studenti di essere una persona trans con l’effetto di far comprendere ai suoi alunni che le parole, i gesti, il bullismo nei confronti di chi non è conforme colpisce persone reali…per esempio lui.

– Il mese scorso, Dusty Rader, insegnante del Connecticut, ha avuto un “momento da insegnante” con i suoi studenti della Avon High School in Avon, Connecticut. Durante una assemblea del suo istituto, riguardante le problematiche legate al bullismo, parlando della recente legge che in Nord Carolina impedisce alle persone transgender di usare le strutture igieniche coerenti con il loro genere, Rader ha annunciato ai suoi studenti di essere una persona transgender.

“Non ho nulla da nascondere ai miei studenti e non voglio che pensino che io nasconda qualcosa. Il mio Mantra è che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere transgender.”

Dusty ha avviato un progetto di sostegno per i bambini trans nelle scuole statunitensi. Raccontando la sua esperienza spiega ai suoi colleghi educatori come comprendere, tutelare e incoraggiare i bambini transgender.

[…] “ La questione va ben oltre quella dei bagni, rigurada le persone! I bambini trans, l’80% delle volte circa, affronta una fase molto delicata di scoperta di sé. Io non volevo essere trans, mi sembrava difficile, mi confondeva e non volevo affrontarlo. Ho sofferto molto di depressione a causa di questa situazione, e ogni persona trans che conosco c’è passata. La stessa depressione, la stessa rabbia e lo stesso desiderio di sfuggire alla propria identità. Quando un adulto, riguardo la questione dei bagni per le persone transgender, parla di come non creare imbarazzo a causa della loro identità di genere, crea nei bambini un senso di svalutazione. Credo che per qualsiasi educatore gli studenti e il loro benessere siano delle priorità. Se un bambino non vuole condividere il bagno con un bambino trans si dovrà dire al primo bambino che c’è un bagno privato che può utilizzare, se lo desidera. Non si può dire ad un bambino trans, che è un bambino, che non può usare il bagno dei bambini. I bambini transgender hanno già così tanti pensieri, così tante difficoltà, che non mi sembra il caso di aggiungere anche quella per il bagno. Cerco di spiegare che i bambini transgender affrontano davvero tante difficoltà e che almeno il 40% potrebbe tentare il suicidio (la percentuale aumenta di molto in caso di mancato supporto ndr). Devono affrontare depressione, ansia e spinte all’autolesionismo.”

E ancora, nella sua intervista su neaToday, Rusty fornisce qualche indicazione per tutelare i bambini transgender ed educare gli altri bambini al rispetto per le differenze e la dignità delle persone

[…] “Rivolgersi ai ragazzi con il pronome e il nome che hanno scelto. Trattarli come tutti gli altri bambini ma avere un’attenzione particolare alle problematiche che affrontano. Si tratta, in ultima istanza, di dare supporto e attenzione. Si tratta anche di capire quando si deve intervenire. A volte gli insegnanti passano sopra ad alcuni atteggiamenti, o mostrano esitazione nel porre un freno, ma è importante intervenire.

Per esempio è importante spiegare ai bambini che non è giusto chiamare una persona con il nome che le è stato imposto alla nascita se si identifica in un altro genere e ha scelto un altro nome.”

«Un transessuale non può insegnare. Può fare ogni tipo di lavoro ma, per me, non questo». E. Donazzan

 

Alex Yates: insegnante transgender che cerca di formare una comunità inclusiva attraverso l’insegnamento.

(http://pointofpride.org/intersectionality-classroom-trans-educators-perspective/)

Alex ha una formazione da insegnante non convenzionale. Si è trovato ad insegnare in scuole primarie dove la maggior parte degli studenti proveniva da famiglie a bassissimo reddito e si è trovato ad affrontare problematiche molto lontane dalla sua esperienza: povertà, etnia, ignoranza.

Questo ha portato Alex ad elaborare il suo pensiero sull’insegnamento e il suo scopo: formare una comunità inclusiva attraverso la cultura.

[…]”Prima di lavorare in una scuola qualsiasi, devi conoscere la comunità. Devi capire da che ambiente provengono i tuoi studenti e capire perché sono come sono. Che opportunità hanno o non hanno rispetto a studenti di altre scuole? Se vuoi essere un bravo insegnante non puoi limitarti ad insegnare il programma e poi andartene a casa.”

Alex crede nell’approccio intersezionale, ovvero sa che la sua esperienza può essere molto utile ma che non si possono raccontare le cose solo attraverso una lente. La consapevolezza delle differenze lo rende un bravo insegnante.

[…]”Le persone Trans nascono ed esistono nelle più diverse situazioni sociali, e per questo hanno una prospettiva della società molto ampia. Questo rende possibile creare connessioni tra le varie comunità. I bambini transgender non sono solo immagini sui siti internet, provengono e vivono in tutti i tipi di tessuto sociale. […] Non devo parlare al posto degli studenti queer e transgender di colore (o per qualunque studente con il quale io non condivida una esperienza simile) ma devo aiutarli a farsi sentire.”

Donazzan avrebbe preferito che la dirigenza scolastica del Rossi «sfidasse il buonismo, non si fa passare per normale ciò che normale non è»

[…] “ Nessun aspetto del mio essere insegnante, nessuna parte della mia esperienza possono essere ridotti alla mia sola identità di genere. Non credo si possa definire come servire la comunità, ma possiamo ascoltare e agire di conseguenza. Possiamo imparare quando fare un passo indietro e lasciare voce agli altri. Possiamo indicarci rispettivamente le vie da percorrere e sperare di essere ascoltati. Possiamo aiutarci l’un l’altro. Possiamo non smettere di farci domande.”

«L’ispezione dovrà anche mettere in evidenza il motivo per cui si sia sottovalutato il fatto che un docente, inserito in una graduatoria come uomo, si sia presentato in una classe di minori avendo subito la trasformazione della propria identità, perché ritengo grave la responsabilità di chiunque abbia sottovalutato questo aspetto, inducendo dei giovani minorenni a stimolare una curiosità morbosa che li ha spinti a navigare nella rete in luoghi scabrosi e pericolosi per il proprio equilibrio». E. Donazzan

 

Juno Roche : quando “signor” diventa “signora” a scuola.

(http://www.telegraph.co.uk/women/life/transgender-teachers-what-its-like-when-sir-becomes-miss/)

Juno Roche insegnava già da otto anni nella sua scuola quando comunicò ai suoi superiori la volontà di iniziare la transizione restando sul posto di lavoro. La legge americana tutela il diritto delle persone transgender in questo senso ma, una regola non scritta, sembra essere quella di consigliare “caldamente” l’insegnante transgender di prendere una pausa, cambiare sesso, e tornare al lavoro in un’altra scuola.

“Quando ho detto di voler transizionare e mantenere il lavoro è stato come se avessi detto di voler far saltare in aria la scuola.” […] “Per me era importante che i bambini vedessero. Parte della transizione è restare al lavoro ogni giorno e non seduti a casa.”

Juno ha dovuto combattere in tribunale per due anni, fino a che non le è stato riconosciuto il diritto di tornare ad insegnare nella sua scuola. Sally racconta come l’accoglienza dei suoi alunni sia stata meravigliosa e di come si siano adattati a chiamarla “Signora” e che la scuola aveva inviato una lettera alle famiglie per informarle del cambiamento avvenuto, non riscontrando reazioni negative, salvo pochi casi.

Il caso di Juno è a lieto fine, ma così non è stato per Lucy Meadows, 32 anni, morta suicida, secondo il medico legale, a causa della pressione mediatica e della gogna pubblica cui soliti bigotti sottopongono le persone transgeder dipingendole come malate, pericolose, da allontanare dai bambini.

Juno ha lasciato il lavoro, diventando attivista transgender, e aiutando altri insegnanti trans, e le scuole dove lavorano, ad affrontare situazioni simili alla sua.

Una delle più belle testimonianze che Juno abbia raccolto nel suo impegno di attivista è stata quella di John che, come lei, ha deciso di restare a scuola durante il processo di transizione.

Racconta John che il preside della sua scuola è stato di grande supporto, che sono state mandate lettere alle famiglie e che, il giorno dopo, tutti lo chiamavano con il suo nome a scuola.

“Il primo giorno, tutti mi hanno chiamato con il mio nome. Mi è venuto un nodo alla gola quando tutti mi hanno chiamato “Signore”e non “Signora”.

Qualcuno mi ha detto una cosa come: Sei un insegnante fantastico, sono orgoglioso di te.

E un ragazzino “difficile” è venuto a stringermi la mano, come per dirmi – eri un bravo insegnante prima e lo sei anche adesso, ti amiamo ancora.

I bambini non hanno tempo per imparare l’odio e la rabbia. Le loro menti sono aperte. Sono in una fase della vita in cui tutto cambia rapidamente. Una novità non è un grande problema per loro.”

John ritiene che parlare apertamente ai bambini e stabilendo una policy sia la soluzione migliore.

“Le persone hanno paura di quello che non conoscono, così dobbiamo solo renderlo meno sconosciuto.”

Forse, è chi prende decisioni politiche discriminanti – nei confronti di sexworker, omosessuali, transgender, immigrati – in base a pregiudizi ed è totalmente all’oscuro del Diritto a dover essere tenuto lontano dalla politica, dai bambini e che dovrebbe essere sollevato dai propri incarichi.

E forse si dovrebbe fare una riflessione molto seria sulla volontà politica di inserire clausole che mettano al riparo persone che spingono alla discriminazione e all’odio di genere in nome di ideologie e in nome della deformazione e strumentalizzazione delle religioni.

 

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