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Ancora su linguaggi di maschilisti, antifemministi, mra

Ancora a proposito di maschilisti, antifemministi e Mra.

Manu ci informa che negli Stati Uniti esistono mra, i redpillers e i mgtow. Sono gruppi diversi ma di eguale ispirazione. Esistono anche in India, dove approdano nel 2010 in seguito al varo della legge sulla violenza domestica, ritenuta oppressiva per i mariti. Ovviamente la cultura che diffondono peggiora la già grave situazione delle donne indiane. Indagheremo su quel che dicono e fanno, per informarci ed informare. Intanto vi copincolliamo e traduciamo alcune delle osservazioni che sono state fatte a commento del post che abbiamo già pubblicato.

A partire dalle dichiarazioni del fondatore dei “mens right activist” sulla legalizzazione dello stupro e l’inferiorita’ della donna. Ne parleremo dopo. Intanto un’osservazione di Fabrizia che condividiamo come elemento di riflessione:


“Trovo caricaturale il fatto che le posizioni di mra e femminismo radicale o della differenza, coincidano in vari punti. La demonizzazione dei generi, la contrapposizione binaria e paternalista/maternalista nelle discussioni, lo strumentale offuscamento del femminismo intersezionale, l’atteggiamento autoritario e sovradeterminante con cui si liquidano questioni complesse e soggettive. Ignorare che esiste un mondo fatto di persone che si ascoltano e solidarizzano al di là del sesso, genere, etnia, orientamento sessuale, classe sociale, non aiuta comunque a rendere invisibile un’ondata enorme di ribellione condivisa da tant*. Questa ondata esiste, è ovunque, è grande, è fatta di persone che non accettano di delegare la propria esistenza e le proprie rivendicazioni ad altr*, che si rifiuta di finire nei calderoni in cui si millanta di fare gli interessi di tutt*, quando poi si fanno solo quelli dei vertici.” [il femminismo radicale statunitense che non corrisponde a quello italiano, somiglia al femminismo della differenza per molti aspetti – inoltre: sostanzialmente questi uomini sono speculari, opposti ed eguali, a certe femministe che non piacciono neppure a noi. Viceversa alcune femministe sono speculari, opposte e simili, ai maschilisti ai quali dicono di opporsi.]

Manu invece scrive:

“Mi preoccupa come l’ideologia Mra stia facendo proseliti in italia. Questo accade perché chi gestisce le pagine Mra, mascherate dietro un presunto quanto dubbio “antisessismo”, racconta solo la mezza messa e non fa vedere il vero volto del movimento. Allora ve lo faccio vedere io. Ecco un paio di dichiarazioni di paul elam, leader e fondatore degli mra:

“In the name of equality and fairness, I am proclaiming October to be Bash a Violent Bitch Month.
I’d like to make it the objective for the remainder of this month, and all the Octobers that follow, for men who are being attacked and physically abused by women – to beat the living shit out of them. I don’t mean subdue them, or deliver an open handed pop on the face to get them to settle down. I mean literally to grab them by the hair and smack their face against the wall till the smugness of beating on someone because you know they won’t fight back drains from their nose with a few million red corpuscles.
And then make them clean up the mess.”
Fonte.

Sostanzialmente dice che proclama il mese di Ottobre come mese della violenza su una “cagna” perché sarebbe un gesto di eguaglianza. Precisa che l’opportunità è per i maschi attaccati dalle donne e li induce non a sottometterle o schiaffeggiarle solamente ma ad afferrarle per i capelli, battendo il viso contro il muro fino a quando dal loro naso non uscirà un soddisfacente numero di globuli rossi, vale a dire fino a che lei non sanguinerà copiosamente. Inoltre invita a far pulire il sangue sparso alle stesse donne ferite e abusate.

“Should I be called to sit on a jury for a rape trial, I vow publicly to vote not guilty, even in the face of overwhelming evidence that the charges are true.”
fonte

In questa altra dichiarazione dice che bisognerebbe chiamarlo a far parte di una giuria in un processo per stupro e lui voterà “non colpevole” anche di fronte a prove schiaccianti contro l’accusato.

Sodini, voce autorevole, dice:
“properly owning a dog is excellent training for properly owning a woman. The behavior of dogs and women is eerily similar, and their relation to man testifies to that.
Like dogs, women need to be led. They *want* to be led. In fact, though they will never admit it, women want to be owned by their men.”

Fonte

Vale a dire che possedere un cane sarebbe un ottimo allenamento per riuscire a dominare una donna. Secondo lui il comportamento dei cani e delle donne sarebbe simile e identica sarebbe la relazione con l’uomo. “Come i cani anche le donne hanno bisogno di essere guidate. Vogliono essere guidate. In realtà, anche se non lo ammetteranno mai, vogliono essere di proprietà degli uomini.”

Jay hammers, altra voce autorevole altra corsa:

“Age of consent laws are designed to punish beta males. A beta male in his 20s, unsuccessful with women his own age who are infused with a sense of feminist entitlement and deride all but the top alpha males who take interest in them, who seeks companionship with a younger, sexually mature female who desires him, should not go to prison for acting on that which is normal male sexuality.
Females generally do not significantly mature mentally past puberty so it should always be illegal for any woman to have sex or it should never be illegal for any woman to have sex. There is no arbitrary age where females suddenly become self-aware, realizing the consequences of their actions, and stop seeking out alpha males. Thus there must not be an arbitrary age of consent for sex.”

Ovvero: “Le leggi che determinano qual è l’età del consenso sono realizzate per punire i maschi beta. Un maschio beta sui vent’anni, senza successo con le donne della sua età, le quali hanno respirato la cultura femminista dei diritti civili e che deridono tutti, quel maschio che cerca la compagnia di una femmina più giovane, non dovrebbe andare in prigione perché vive la naturale spinta che caratterizza la sessualità maschile.” (traduzione non letterale)
Continua dicendo che non esiste un’età in cui una donna diventa consapevole e si lamenta del fatto che le donne non cagano i maschi beta ma cedono alle attenzioni dei maschi alpha. Solita solfa del maschio sessualmente insoddisfatto che per l’incapacità di accettare un NO e il diritto al consenso da parte delle donne sviluppa una malata tendenza misogina.

Altra osservazione di Manu è relativa al fatto che pagine facebook non si presentano come Mra se non dopo aver acquisito spazio e un minimo di consenso, perchè, per loro stessa ammissione, se non si nascondessero dietro espressioni rubate al femminismo troverebbero molte resistenze e avrebbero scatenato proteste. Diversamente negano l’origine del movimento al quale aderiscono e indorano la pillola continuando a demonizzare il femminismo con una puntuale retorica sessista e negazionista della quale conosciamo ogni virgola.

Mentre sprecano parole per raccontare che la vera attenzione nei confronti del maschile ce l’hanno loro, come se noi non fossimo in ascolto di tutte le istanze a partire da ogni genere, strumentalizzano problematiche – ed è cosa già detta – di persone realmente in difficoltà verso le quali noi dedichiamo grande attenzione. Sfruttare il dolore di uomini che vivono sulla propria pelle problemi reali, economici, affettivi, per dare a giovani leve dell’antifemminismo la scusa per raccontare balle su di noi, è la cosa più orrenda che si possa fare. In certe situazioni non è il “diritto maschile” che conduce a soluzioni di buon senso ma il diritto delle persone tutte nei confronti delle quali dovrebbe essere esercitato ascolto, piuttosto che sovradeterminazione per raccogliere consenso tra gente disperata.

Non tutti coloro che parlano di diritti maschili sono semplicemente antifemministi e misogini. Manu segnala un progetto in cui si lotta per quei diritti senza spargere odio contro femministe e donne.

Questo è tutto, per ora.

Ps: dire che il patriarcato è una “teoria” pone gli Mra alla stessa stregua degli omofobi antiabortisti che parlano di teoria del gender. E vorrei anche dire che se a raccontare le mistificazioni Mra è un gay non significa che si espongono concetti antisessisti di per sè. Ne abbiamo conosciuti di gay sessisti e misogini. Oh quanti ne abbiamo conosciuti. Esattamente come abbiamo conosciuto tante donne sessiste. Ripetiamo comunque, come nel precedente post, che vi invitiamo a non demonizzare e che teniate ben chiaro il fatto che esistono varie e più espressioni dell’antifemminismo. Sono persone e come tali vanno distinte le une dalle altre. Quello che scriviamo in poche righe non raccoglie la complessità di quel che esiste nel mondo ma ragionare su linguaggi e idee di partenza, fornendo una critica femminista, è nostro diritto e dovere nei confronti di chi ci segue e partecipa.

 

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Comments

  1. Francesca. says:

    Scusate, ma una cosa ve la devo dire.
    Non è che se dico “patriarcato” o “cultura dello stupro” vengo capita al volo da tutti, eh?
    Se dico “stupro”, tutti mi capiscono, se dico che “attribuire la responsabilità dello stupro a chi lo subisce è colpevolizzare la vittima”, tutti capiscono di cosa sto parlando. Ma devo argomentare per dire che le due cose sono legate da un filo unico che porta alla volontà di dominio sulle donne (rape culture). E devo argomentare ancora di più per unire questo filo ad altri e mostrare che sono una sola rete finalizzata a contenere e limitare le donne entro luoghi fisici, e culturali (Patriarcato).
    E lo dico da femminista convinta della consistenza delle argomentazioni che possiamo mettere in campo per dimostrare che “rape culture” e “patriarcato” stanno per interpretazioni aderenti alla realtà che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.
    Quando dico “cultura dello stupro” o “patriarcato” intendo un’interpretazione complessa della realtà che coinvolge una prospettiva storica, sociologica, economica, politica e molto altro ancora.
    Un singolo stupro è un fatto. L’interpretazione politica dello stupro come uno degli strumenti di oppressione e terrorismo normalizzato in tutte le società fondate sul dominio maschile sulle donne (rape culture) è una teoria, che ritengo fondata e ancora tragicamente valida a interpretare, ad esempio, la montagna di commenti di merda che vengono scaricati nei social sotto notizie di stupri, fossero anche di ragazzine.
    E’ importante smascherare questi personaggi per quello che sono, se però si comincia con:
    “dire che il patriarcato è una “teoria” pone gli Mra alla stessa stregua degli omofobi antiabortisti che parlano di teoria del gender.”
    si parte proprio male, specie se due righe sotto si scrive:
    “vi invitiamo a non demonizzare e che teniate ben chiaro il fatto che esistono varie e più espressioni dell’antifemminismo. Sono persone e come tali vanno distinte le une dalle altre.”
    perchè pare come se non tollerassimo alcuna discussione sul concetto di patriarcato che non sia il nostro, quasi non tollerassimo nemmeno ci si riferisse delle nostre convinzioni come qualcosa che possa essere messo in discussione, e chiaramente non è così.
    E’ vero che non bisogna essere tolleranti con gli intolleranti ma la gente risponde più i modi che i contenuti e questi gruppi fanno apposta a provocare. So benissimo che usano il termine “teoria” per cominciare un discorso che punta a dire che “rape culture” e “patriarcato” descriverebbero una realtà che esisterebbe solo nella testa di noi femministe, ma molti che leggono magari si sono fatti abbindolare dai loro travestimenti di quelli che vogliono “solo” aprire un “dibattito” e non lo sanno.
    Come abbiamo sempre fatto, del resto, per mostrare la pochezza intellettuale dei loro discorsi non c’è altra strada che mostrare la validità delle nostre “teorie” ovvero che sono le sole capaci di dare un senso unitario ai molti fatti che riguardano la violenza sulle donne e le forme culturali oppressive che da secoli ci costringono e ci educano a una misoginia istituzionalizzata in un mondo che non sta solo nelle nostre teste, purtroppo. Non c’è altro modo.

    • Francesca. says:

      Aggiungo che quando si tratta di questi gruppi organizzati, argomentare, spendere qualche parola in più per ricordare cosa si intende per “victim blaming”, “rape culture”, diventa veramente importante perchè la strategia più pericolosa che mi pare di vedere da parte loro è quella di impossessarsi della nostra terminologia cominciando in un primo momento ad usarla come la useremmo anche noi per poi pian piano svuotarla da dentro mettendoci quello che pare a loro.
      Acronimi, termini sintetici che nominano una teoria, una riflessione, una definizione di una situazione complessa con una o due parole (magari in inglese), meme, hanno una loro utilità per la sintesi ma quando si comunica all’esterno sono un’arma a doppio taglio e mi pare che questi signori ci si applicano con dedizione per usarle contro di noi.
      Insomma, se non spendiamo noi qualche parola in più per esplicitare e chiarire cosa intendiamo ad esempio per “patriarcato”, lo faranno di certo loro.

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