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Ero tossica, anoressica, malata: perciò non posso più vedere i miei figli

lei scrive:

“cara eretica,

mi sono fatta male per tantissimo tempo. ho usato droghe, sono stata anoressica, ho assunto antidepressivi e sono stata rifiutata da tutti, nel frattempo. amici, famiglia, compagno, due figli. ironia della sorte vuole che mi hanno tolto i bambini quando cominciavo la terapia di disintossicazione. sono stata brava, presumo, perchè oggi sono ripulita di quasi tutto. continuo ad avere problemi con il cibo, la droga mi ha lasciato tracce che non posso cancellare e i farmaci mi consentono di restare serena di fronte a tutta la violenza psicologica che subisco. i figli non li ha voluti il mio ex compagno ma li hanno presi i miei genitori che non vogliono farmeli vedere.

non so perchè ti scrivo o forse si. mi trovo oggi a dover progettare un nuovo futuro e non so da dove cominciare. vorrei continuare l’università e nel frattempo continuo a lavorare in una cooperativa di recupero per ex tossicodipendenti, cosa che mi mette in una situazione che i miei genitori valutano come negativa per i miei figli. non sarebbe un ambiente sano e le mie “frequentazioni” sarebbero “malate”. se solo si concentrassero un minuto sulla fatica che ho dovuto fare per uscirne e se vedessero gli altri ex tossicodipendenti come me, forse proverebbero rispetto. non voglio ammirazione e neppure l’amore che non sanno o non vogliono più darmi, voglio semplicemente rispetto.

potrei vedere i bambini poco alla volta, mi basterebbe un’ora alla settimana e non per me stessa ma perchè penso che quello che ho vissuto possa essergli di insegnamento. i miei dicono che non ho niente da insegnare e che dovrei essere felice di vedere i miei figli crescere serenamente in un ambiente protetto. non voglio strapparli da quell’ambiente ma è lo stesso ambiente in cui sono cresciuta io e se ho tante responsabilità per le mie scelte sbagliate anche loro ne hanno. è una famiglia piena di problemi e il mio rammarico maggiore e lasciare che facciano ai miei figli quello che hanno fatto a me.

mio padre è violento, pieno di pregiudizi, un razzista, fascista, sessista. mia madre è succube e obbedisce a tutto quello che mio padre ordina. ho preso tante botte fin da piccola e non ho riconosciuto la violenza quando ho incontrato il mio ex compagno. sono una persona gradile, emotivamente, e avrei potuto reagire come altre donne che ammiro hanno fatto. donne meravigliose che sono sfuggite a una situazione di violenza studiando, rendendosi indipendenti economicamente. io mi sono annientata, con l’autodistruzione come obiettivo della mia vita. ho rischiato che i miei figli nascessero malati e mi hanno dato dell’incosciente, irresponsabile, quando ho deciso nonostante tutto di metterli al mondo.

non sono una madre buona e cara e non voglio essere santificata. non voglio somigliare a quelle madri che dicono di sentirsi realizzate come donne solo in quanto madri. ma per me ha avuto valore, è egoistico, lo so, ma mi sono sentita importante, e quegli abbracci mi sono serviti per progettare un’altra vita e pensare che avevo responsabilità che non ero in grado di assumermi. l’assistente sociale è stata contenta di sapere che i figli andavano ai miei. mi diceva che io non avrei potuto mai prendermene cura. sembrava la sua crociata personale contro di me, per quanto io non mi ritenga vittima del mondo ma molto più di me stessa. però è innegabile che ci sono forti pregiudizi contro le persone tossicodipendenti e ancora di più se sono donne e anche madri.

la madre deve assumere l’essenza della cura, della forza, del sacrificio per i figli e una tossica non viene associata a questi concetti. quando io tentavo di impartire ai miei figli una educazione laica pensavano che fosse tutto sbagliato perchè ero una tossica. tuttora non mi è possibile esprimere opinioni senza subire sguardi pieni di compassione e pietà. volevo parlarti della mia battaglia solitaria e anche del male che consapevolmente o meno mi hanno fatto gli altri. non prego, non mi pento, non sono religiosa, sono anarchica e mi piace leggere quando non lavoro prendendomi cura degli altri. ma pare che io possa prendermi cura di chi è oggi come ero io un tempo.

vorrei solo dire che una persona può anche curarsi e provare a cambiare ma se la società non cambia, se altri sbagliano isolandoti, se non cambia la mentalità e la cultura che ci opprime, allora perchè ci si aspetta il miracolo proprio da me? perchè chi mi giudica pensa che io dovrei cambiare percorrendo la strada che mi obbligano a seguire? una persona può guarire ma non per questo diventerò come mia madre o mio padre o il prete che mi hanno costretta a vedere per esorcizzare il demone dentro di me. una persona può guarire ed essere semplicemente se stessa. io sono me e nessun altra. perchè non lo capiscono?”

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Comments

  1. Immagino che le mie parole non ti possano essere di conforto perchè non vengono da chi vorresti, ma la tua lettera mi ha mosso a un rispetto profondo e delicato per la fragile umanità che c’è in te, come in tutti noi. Ti auguro ogni bene.

    • La tua lettera mia ha colpita molto ,e mi sento in dovere di dirti …sí, la società odierna ha molti pregiuzidi e in più le donne non sono favorite ed è appunto per questo motivo che non devi abbatterti ormai il passato non si puó cambiare e ora DEVI solo andare avanti e dimostrare di esser cambiata e combattere per i tuoi figli che sicuramente ti penseranno! Ci vorrà tempo e magari alcune volte ti vorrai arrendere perchè sei madre e una persona che ha combattuto contro la dipendenza ,dove in molti hanno perso questa battaglia…. usa il dolore che hai per combattere ed esser forte ,non dimenticarlo .
      Spero di avere di nuovo tue notizie tra qualche anno e comunicarci di aver rivisto e riabbracciato i tuoi figlioli, FAI DEL TUO MEGLIO E NON MOLLARE!

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