Il femminismo di Emma Watson non basta a redimere La Bella e la Bestia

Indipendentemente da ciò che sostiene Emma Watson, La Bella e la Bestia è la storia di una donna con la Sindrome di Stoccolma

di Laura Witt 20/3/2017

(articolo in lingua originale qui – traduzione di Beatrice Toniolo)

No, La Bella e la Bestia non è un film femminista. No, molti film Disney non sono femministi e sarà il caso di fare i conti con la realtà, piuttosto che sperticarsi a negare l’evidenza: La Bella è la Bestia non è solo la banale storia di una donna con la Sindrome di Stoccolma.

Secondo la corrente più mainstream del femminismo, Emma Watson è una femminista e quindi il suo personaggio Belle è automaticamente femminista. Purtroppo non funziona così. In un’intervista per Entertainment Weekly, in effetti è stato chiesto alla Watson se in fondo non pensasse trattarsi della storia di un rapporto abusivo con tanto di Sindrome di Stoccolma inclusa. L’attrice ha risposto:

E’ un’ottima domanda, ed è vero che all’inizio ho fatto un po’ di fatica ad elaborare quel lato della storia che sembra suggerire la Sindrome di Stoccolma. Un prigioniero assimila le caratteristiche del suo aguzzino e se ne innamora. Belle litiga violentemente o si trova in disaccordo con la Bestia praticamente sempre. Non ha nessuna nelle caratteristiche di una persona affetta da questa sindrome, perché mantiene la sua indipendenza, è libera di pensare.”

E aggiunge:

“Non se le tiene mica. Lui sbatte la porta, lei sbatte la porta. Ha questo atteggiamento di sfida, per cui ‘se credi che in quanto prigioniera tu possa obbligarmi a sedermi a cena con te… ti sbagli di grosso‘ e credo questo sia un altro aspetto bellissimo della storia. Prima diventano amici ed è in quella distanza dove pure cominciano a condividere la quotidianità, che si sviluppa il sentimento d’amore, e questa cosa è la ragione per cui ritengo che la loro storia sia molto più significativa di tante altre, giocate sull’amore a prima vista.”

Ciò che la Watson descrive è, letteralmente, come funziona la Sindrome di Stoccolma. Comprendo il doversi mettersi sulla difensiva, in quanto giovane donna alle prese col femminismo, ma a volte sarebbe più facile ammettere che non tutto quello che fai è ragionatissimo o femminista.

Anche io ho i miei peccatucci non-femministi. Trovo sia salutare, per me stessa in primis, ammettere che non tutto quello che consumo sia femminista. Mi piacciono show e film che non passerebbero mai il Bechdel Test. E sono la prima a confessare questi peccadillos. E’, ripeto, sano e francamente è meglio che mentire.

Non dimentichiamo che il target di questo film sono bambini e adolescenti. Sia la Watson che la Disney preferirebbero fare i miliardi con un film giocato su un rapporto abusivo, una protagonista che sembra l’incarnazione di un ossimoro (oddio! Una donna che legge ed è pure strafiga!) che si innamora di una bestiaccia di merda – che però ha un passato triste – e diventa una brava persona perché Belle finisce per affezionarsi al suo aguzzino.

Sarei felice di lasciare Emma in pace, se solo la smettesse di parlare senza pensare. Sarò sicuramente contenta quando finirà il tour promozionale. E adorerei non doverle rispondere ogni volta che si esibisce nella sua versione molto bianca di femminismo.

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Comments

  1. Approvo con “ola” questo articolo.
    Vissi anni di Sindrome di Stoccolma con una donna (bella, era bella, ma pure molto bestia) incredibilmente abile nel farmi sentire in colpa pure delle cattiverie che mi faceva. Se penso al male che mi sono fatto e quanto stupido mi sono sentito col senno di poi….
    Dedico “Faro” di Elio a tutti/e quelli/e che pensano di essere “belli dentro” a prendersi cura di “bestie” che mai si trasformeranno in principi o principesse bensì in bestie sempre più raffinate e competenti nel farci del male. Dedico loro questa canzone affinchè imparino la parolina magica che rompe quello strano incantesimo per cui più ci fanno del male più ci illudiamo e ci leghiamo a questi/e stronzi/e.

    “Dietro consiglio di un saggio
    Questa sentenza ti ho svelata”

  2. Emma Watson è un’attrice. Recita. Non capisco perché debba giustificarsi, il suo mestiere è quello, impersonare un ruolo. Tutte ste critiche che piovono sulla Watson ultimamente sono un po’ ridicole…

  3. Sono d’accordo. La glorificazione dell’abuso non è accettabile. Non importa quanto EW si consideri femminista, questo non cambia la realtà dei fatti. Anche la Disney, con tutta la sua retorica pseudo-femminista, mi ha deluso. Avrebbero potuto evitare di fare un live action proprio di questo film…

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  1. […] facilmente nell’articolo di wearyourvoicemag.com, tradotto e pubblicato in italiano poi da abbattoimuri.wordpress.com. Secondo l’autrice Femme Femministe, e secondo la controparte italiana Laura Witt, il film La […]

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