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Care femministe della sacra madre… (con maschi, gay, trans, in fondo all’umanità)

 

“I gay hanno la stessa difficoltà degli uomini a scrollarsi di dosso la misoginia”
” Ah, ora le p.u.t.t.a.n.e pretendono di chiamarsi sex workers!”
” Ci sono anche donne che effettuano la gpa consensualmente, ma mica sono normali”
” Eretika (si, davvero, con la k per essere ironicah, con la h: w la mediocrità) e la sua squadretta di ninja, tutta gente al servizio del capitalismo, del maschilismo, dei papponi”

Queste sono solo alcune delle perle che ho letto su pagine del femminismo della differenza.

“Femminismo” che:

– Attacca ripetutamente, violentemente, tutte le persone che non condividono certi punti di vista assolutisti e proibizionisti su alcuni temi, gpa e sex work in primis. Alcune di queste persone dissenzienti vengono vessate, bersagliate da anni anche nella vita privata, fatte oggetto di pubblica denigrazione, investite della responsabilità delle peggiori nefandezze in modo arbitrario, per non dire campato in aria. Le ostracizza con pubblici editti di scomunica dal femminismo (quello della differenza, unico ammesso) calunniando e delegittimando il loro lavoro.

– Usa un linguaggio di stampo salviniano, toni intransigenti, modi inquisitori, dichiarandosi “vittima” dell’altrui bullismo. Adotta, cioè, quella prassi politica di berlusconiana memoria, che prevede il rovesciamento di accuse fondate e motivate sull’accusatore, senza alcuna argomentazione valida. Insomma, sfoggia una tracotanza autoritaria ma si autocelebra “vittima”.

– Liquida bifolcamente certi termini propri di decenni di studi di genere come “esterofilia spocchiosa”, scordandosi di dare una sbirciatina, anche solo di straforo, alle innumerevoli e autorevoli pubblicazioni internazionali sull’argomento e sulla terminologia usata convenzionalmente.

– Trasuda omofobia in modo imbarazzante, nonostante la sua ostinata negazione. Eppure continua a tratteggiare “i gay” come categoria unica e a sé stante, addirittura colpevole di voler cancellare ” la figura materna”.

– Stessa cosa per le donne, anch’esse corpus unico. In barba a tutte le battaglie culturali e strutturali (vedi legge 194) atte ad​ affrancare le donne dal ruolo di madre per forza, parla di “sacra madre” in ogni dove. La separazione tra partoriente e neonat* è violenza sempre, ma obbligare una donna a sentirsi madre solo per aver partorito per altr* (che sennò non è normale!), mica è violenza. Perché se anche ha scelto di farlo in piena consapevolezza, in nome della protezione di tutte quelle che hanno subito sfruttamento e coercizione, dovrebbe essere considerata una criminale, oltre che anormale. Perché il proibizionismo, per il femminismo della differenza, è la panacea di tutti i mali.

– Si dichiara dalla parte delle donne povere e sfruttate. Come? Impedendo loro, a cominciare dal linguaggio, di assurgere allo status di persona. Non combatte contro la gestazione obbligata. No, contro “l’utero in affitto”. Tipica identificazione oggettivante dell’ individuo con una parte del suo corpo. Sbraitano contro un fenomeno, non parlano di persone.

– Le sex workers autonome non esistono. Però chiamiamole p.u.t.t.a.n.e. Cioè, secondo questa logica (sono tutte vittime della tratta, le testimonianze di sex workers autonome sono inventate) oltre il danno anche la beffa.

– Ridicolizza l’aggettivo “intersezionale”. Guai a unificare le oppressioni e le istanze derivanti dalla stessa matrice culturale, la civiltà patriarcale. Non sia mai che le rivendicazioni siano solidali, trasversali, prive di riferimenti autoritari e al tempo stesso rispettose dei diversi soggetti, luoghi, circostanze. Guai a chi si rifiuta di farsi inglobare nel protagonismo, nel personalismo di certe guru.

Allora, caro femminismo “della differenza, storico, della sacra madre, dell’utero di tutte come proprietà intellettuale unica, dei maschi in fondo ai cortei, dei gay persecutori di mamme, delle persone trans* zitte e a cuccia”, continua pure ad appellarti così, femminismo. Ne hai tutto il diritto. Lo stesso che ho io, che abbiamo noi, di sviscerare, analizzare, criticare, il tuo fanatismo settario e la tua retorica donnista.

Fabrizia Bonechi, ninja di Eretica, irredentista dell’utero.

 

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Comments

  1. Riusciremo mai ad imparare ad essere prima di tutto persone ognuna diversa dall’altra ma ognuna meritevole di rispetto a prescindere da sesso, colore, religione e ogni altra possibile forma di appartenenza? Inizio a dubitarne…

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  1. […] Sorgente: Care femministe della sacra madre… (con maschi, gay, trans, in fondo all’umanità) – Al di là… […]

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