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Bar AIM – chiacchiere del sabato pomeriggio su squirting, punto A e apertura del chackra

di Annalisa

Bar AiM. Esterno festivo pomeridiano, la primavera si affaccia dalla finestra. Palme, sì, parleremo anche di palme. Ognuno, immagino, stravaccato a casa sua. Birretta, pistacchi, tuta del sabato. Città lontane, che magari a congiungerle con i puntini ne esce fuori il Delta di Venere. Interno luminoso, confortevole, chiacchierino.

Eiaculazione femminile: come stimolare lo squirting? Parla prima lei, che ancora non le è passata l’incazzatura per lo studio scientifico che afferma l’inesistenza dell’orgasmo vaginale. A volte mi chiedo come faccia ad essere così tosta e dolce al tempo stesso, croccante e morbida e calda come una focaccia appena sfornata. Sa di buono da lontano. Ma si incazza lo stesso.

Lo squirting è una leggenda metropolitana, dice, secondo me nei video porno la tizia di turno si innaffia la vagina di acqua, la trattiene e al ciack giusto la lascia zampillare getti pirotecnici. Non basta: le sale la carogna. Lascia un pensiero solidale a tutte le ragazze torturate da maschi padreterni imbottiti di porno fuorvianti che ravanano accaniti l’antro sconosciuto alla ricerca di uno squirting da Oscar.

Poi arriva lei, che secondo me sopra il pigiama del sabato indossa comunque il chiodo e i gambaletti a rete, e dice ebbasta, si vive benissimo senza squirtare, ma poi aggiunge che ognuno ha le sue skills. E già qui, bon, mi vien voglia di accendere un’altra sigaretta. Chè io sulle skills sessuali ci devo ancora ragionare. Ok, tocca a me. Io di tanto in tanto ho squirtato, ma – a parte sbuffare scocciata per l’ennesima lavatrice da attaccare che già mi bastano i pantaloni macchiati di erba di mio figlio e le macchie di gelato blu al puffo (cazzo di gusto è?) di mia figlia – non è che abbia provato chissacchè. Io squirto senza venire.

Forse sono un po’ sfigata. Curatevi sempre le mani, però, se lo fate interviene la zia dall’isola verde. Sopraggiunge al nostro tavolo da bar di circolo anarchico, decorato a fasce fucsia, colui che ci ha invitato. Mi piace un sacco questo giovane uomo, c’ha una tenerezza che forse manco lui sa. E si presenta serio e attento con la sua parla d’ordine: decostruiamo. Da qui parte il baillame caotico e allegro della nostra personale porno-decostruzione da sabato pomeriggio pre-primaverile. E ricordatevi sempre le palme.

La tizia tosta e calda come una focaccia si fotografa con un libro in mano che rivela la varietà degli orgasmi femminili, e i nomi di ogni minima piega della vulva e della vagina. E io rincalzo: ma perché chiamarla “eiaculazione femminile”? Perché pure i nostri fluidi, zampillanti o meno, devono essere assimilati a quelli maschili? E’una questione di vischiosità, penso, o di imperialismo culturale? Alla parola “imperialismo” i millemila nomi delle mie pareti vulvari e vaginali cominciano a mettersi in allarme. Potrei venire sulle note di una marcia anti-imperialista io. Alla fine tutto torna.

Non si può più parlare di orgasmi femminili perché l’argomento è stato distorto, strumentalizzato e abusato da troppe parti, dice sempre la tosta-dolce, e non nasconde il suo risentimento verso la comunità scientifica. Allora parliamone noi, le facciamo coro con centrotre commenti che neanche i fans dell’Isola dei famosi durante l’ultima puntata. Tutto è clitoride, sentenzia la zia. E stop, per me basterebbe. Invece no.

Partono sentite testimonianze sulla sensibilità orgasmica della parte anteriore rispetto a quella posteriore della vagina. Lei sente piacere anche nella parte posteriore e lì non è zona clitoridea. E quindi? Si ricomincia tutto daccapo. Tranne la zia che resta pratica e spara un punto tre da favola: godersela sempre. E mi sale un magone grande grande che vorrei salpare su una nave per abbracciarla. Mi piacciono più le navi degli aerei, vai a capire perchè. Immancabile arriva un video con la frutta, cioè come si masturba un frutto (sono stanca, è sabato, è stata una settimana pesante, potrei non reggere). Il frutto però è tropicale, e mi stranio con il tutorial esotico. Il mango non geme, però il video è accurato. E mi resta il dubbio: come viene una papaya?

La dark lady riprende le fila: forse non è un orgasmo della parete posteriore della vagina, ma un orgasmo anale. Così scopro l’esistenza del punto A (della vagina, non del mango). Ero ferma al punto G. Secondo me, esistono il punto B, C, D, E, F e via dicendo fino alla Z. L’alfabeto degli orgasmi. La filastrocca dei piaceri. La cantilena dei gemiti. Vai a saperlo.

Insomma in sintesi: ci sono tanti punti quante fiche pare. Questo mi solleva. E anche dietro, lì, da qualche parte, sembra funzioni uguale. Però il tutorial del frutto che gode con l’ano non lo posta nessuno. Ammetto di esserci rimasta un po’ male.

La zia ha un sussulto: e gli uomini? Davvero l’orgasmo maschile è così semplice?

Irrompe a gamba tesa, e pare trasognato, l’uomo che si scioglie per le tette e che è tutta la vita che cerca una donna che gli squirti in faccia. Il consiglio gli arriva immediato, non so quanto sardonico. Chiediglielo al primo appuntamento: cara, tu squirti? Un neoavventore, l’uomo delle palme, gli suggerisce i buchi degli alberi. La discussione mi pare, a questo punto, botanicamente accentrata. Mi gratto la testa. Il primo uomo, quello scioglievole, dice qualcosa che per me è catarsi radicale (e sono seria): c’ho il desiderio basso e me ne sbatto. E io vorrei dirgli che il desiderio non è mica una questione di altezze e apici, ma di frequenze e quelle basse vibrano in un modo che poi non te le dimentichi più.

L’uomo degli alberi ha da ridire, c’ha l’ossessione dei buchi e delle palme. Oggi, racconta, si è innamorato di una di loro. Accogliamo tutti la notizia alzando calici immaginari. Evviva l’amore! Però poi mi stende: recuperiamo la cultura degli abbracci, dei grattini e del dormirsi addosso. Le coccole, si, le coccole. Così mi viene voglia di accoccolarmi a lui accoccolato all’amata palma. Coccole intraspecie.

Però, siccome siamo attivisti e quindi frantumati e frantumanti per definizione, qualcuno ha pure da ridire sul dormirsi addosso. E vabbé: negoziamo un dormirsi al fianco.

Parliamo ancora di tante cose, di monogamia, di poliamore, di risposte emotive e sessuali puramente funzionali ai propri bisogni, di coppie aperte, coppie chiuse, coppie che non sanno di essere in coppia, coppie multiple. Dell’impossibilità, in fondo, dell’amore di renderci completi oltre le nostre incompletezze. Delle barbarie e delle fragilità del nostro essere creature sessuate. Della sopravvalutazione del sesso, della sua necessità. Mi trastullo e mi perdo un po’ nella discussione.

L’uomo dalla frequenze basse ha mal di testa. La donna-focaccia gli suggerisce di premere forte con due dita. Io stavo pensando al glande, nel frattempo. Non solo io. Interpreto male e sto per lanciare un urlo: no, no, non lo fare, non ti premere tra due dita il glande per farti passare il mal di testa. Non funziona. Cioè, non ho il glande, ma so per certo che non funziona. Le tempie, scema che sono, intendeva le tempie. Nel frattempo, lui ha già aperto i suoi chakra.

Alla fine, come in tutte le comitive che si rispettino, arriva la bionda in ritardo. E siccome le voglio bene, le dedico questa sintesi sgangherata. Perché noi non lasciamo indietro nessuno. Per principio, per testardaggine e perché tutto siamo tranne che smemorati. E la sintesi è: ognuno gode a modo suo. Non c’è standard, non c’è prestazione, non ci sono i pannelli elettronici con il punteggio. Amate e godete, con le persone o con le palme. Se c’è consenso vale tutto.

E, per salutarvi, dico mannaggia a questi bar virtuali che non prevedono i doppi giri di Spritz!

Ps: tutto ciò accadeva nel gruppo di lavoro di Abbatto I Muri 🙂

Segnalo anche questo video tradotto e sottotitolato da Manu: “Per attivare i sottotili in italiano, cliccare sull’icona della rotella, in basso a destra nella barra del video

 

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