UNA DI MENO: della costruzione demagogica del femminismo dell’esclusione

Di Ethan Bonali

Deve essere infastidente per chi viene definita “matriarca e regina italiana del pensiero al femminile” dal quotidiano Tempi che la propria assenza non venga notata. E allora occorre fare un post e dire qualcosa per ricordare la propria esistenza. Io amo le esistenze significative, che siano o no in accordo con le mie idee e guardo con disturbata compassione chi, per mestiere, si è ridotto a tenere il bordone del Patriarcato pubblicando sparate per attirare lettori. E’ femminismo e non una réclame.

Come al solito provo a basarmi sulle parole del post dell’autrice – Muraro – per analizzare lo stile comunicativo e i contenuti.

“Mentre partecipavo a un incontro in vista dell’Otto marzo prossimo, che sarà in difesa dell’umanità femminile dalle violenze maschili, ho sentito una parola nuova per me: l’etero-patriarcato. Giusto! Ecco una parola che ci voleva. Esiste infatti un omo-patriarcato, ed è il fondamento simbolico del patriarcato. ”

Ecco che già dalle prime righe trapelano interessanti dichiarazioni: la manifestazione dell’Otto marzo è stata in difesa “dell’umanità femminile” contro la “violenza maschile”. Abbiamo già l’uso strumentale del femminismo della differenza per creare contrapposizione tra categorie e nonuna lotta che vuole cambiare un sistema violento ed escludente e proporre una società diversa (bypasso il fatto che si scioperava contro lE violenzE di genere). Riprendiamo una dichiarazione che la signora ha rilasciato su Tempi:

Chiamo le transessuali quelle persone che nascono con identità maschile ma che non accettano l’identità maschile e desiderano per sé l’identità femminile, si “sentono” donne.

Quindi le donne trans* sono escluse dall’umanità femminile? Conoscendo il pensiero della signora direi di sì. In effetti per la “placida cenobita” la differenza ha il suo fulcro nella maternità.

Spendo poche ma necessarie parole su questo; partire dallE differenzE va benissimo ma stabilire una differenza che si basi sulla capacità/incapacità degli organi riproduttivi è mortificante per la complessità dell’essere umano e ridurne l’essenza ad una capacità (ri)produttiva e meccanicistica è un concetto capitalistico – per quanto si cerchi di creare un alone sacrale di appeal intorno e vanificando il lavoro di pensiero di femministe di ben altra levatura come Betty Friedan – e ripropone la logica inclusione/esclusione. Questo non è Femminismo, questo è Patriarcato.

Ma torniamo al post di Muraro e alla clamorosa scoperta dell’omopatriarcato.

La cosa che nessuno aveva capito è che esso è il “fondamento simbolico del Patriarcato” e non l’eterosessualità obbligatoria – con tutte le conseguenze di maschilità tossica, di violenza, di una estetica irraggiungibile per uomini e donne, del controllo dei corpi e dell’oggettificazione degli stessi – bensì l’eterosessualità è per le masse sudate perché i ricconi esulano dalla morale e possono fare tutti i festini gay e cocaina che vogliono.

“L’obbligo dell’eterosessualità non è l’essenza del patriarcato, come credono le americane, è solo una maschera perbenista che i privilegiati si mettono e si tolgono, a seconda, l’obbligo è per il popolo.” 

Muraro scopre la lotta di classe?

No. In questi mesi di campagna ideologica contro la gpa – discutiamo nel merito perché c’è molto di cui discutere – si è fatto uso delle famiglie omogenitoriali – in particolar modo solo di famiglie di uomini gay – da parte di terf e swerf (non chiamiamole femministe della differenza perché è attribuirgli un passato nobile) e femminismi vicini al Vaticano approfittando della discussione della legge sulle unioni civili e delle ancora diffuse convinzioni sulla famiglia tradizionale e sui ruoli genitoriali (rimando al comunicato dell’Ordine degli Psicologi in merito:http://www.psy.it/comunicati-stampa_old/allegati/2014_09_20-comunicato-stampa.pdf).

Populismo stile lega.

Uno degli stratagemmi odiosi che si è scelto di utilizzare è l’odio di classe (i ricchi gay che comprano bambini), di nuovo suggerito dalle spassose (se non fossero tragiche in bocca ad una studiosa) interpretazioni sui costumi e sulle libertà sessuali delle classi agiate.

Forse la matriarca ignora il fatto che in passato l’omosessualità venisse associata prima alla magia, alla stregoneria e all’eresia (con condanna al rogo) e poi alla malattia. E forse la matriarca ignora che ai tempi dei greci non si ponessero proprio il problema di separare le pratiche sessuali e farle diventare identità od orientamenti – Marguerite Yourcenar, costruttivamente critica con il femminismo, è sempre stata avanti in questo e suggerisco di rileggere sia “L’opera in nero”, per quanto riguarda la sodomia, che “Le memorie di Adriano” e la lunga intervista all’autrice in “Ad occhi aperti”-.

E’ stato nel corso del XIX secolo che la sfera del sesso diventa oggetto di sapere-potere e viene studiata minuziosamente dalla medicina. La cultura ufficiale non parlerà più di sodomia ma di omosessualità. La signora forse ignora che la storia parla solo di personaggi illustri ma che le cronache giudiziarie parlano di tutti. Non citi quindi romanzi e opere ma si immerga nella realtà.

Comunque, ignoranza voluta o simulata, nascosta da una cultura pseudoraffinata e resa inutilmente complicata, per la signora sono i ricchioni il problema di tutto. Non si pone neppure il problema di come la società stigmatizzi ancora la femminilità maschile e la mascolinità femminile, forse, non guardando la televisione e non leggendo le riviste dei poveri, non si rende conto di come la costruzione dei sessi e dei generi sia portata alle estreme conseguenze: il prodotto.

Forse alla signora sfugge persino la storia di Oscar Wilde e di tanti altri ricchi signori che persero tutto a causa delle proprie inclinazioni. No cara signora, non si permetta di infilare la lotta di classe mentre ascolta la Goccia di Chopin e parla della teoria gender avallando una retorica lesiva e inventata e dando quindi la misura della sua credibilità in termini di studi di genere e una chiara dichiarazione di affiliazione a determinati ambienti. Lei non è più credibile.

Sempre su Tempi la signora paventa la scomparsa della differenza operata da minoranze sessuali (confondendo orientamenti sessuali, identità di genere e posizioni di antagonismo nel suo elenco) utilizzando in maniera ambigua il termine uguaglianza. No, signora. La lotta è per il riconoscimento delle differenze e per un pari trattamento davanti alla legge e non per un annullamento e livellamento dell’essere umano.

Nessuno vuole eliminare lE differenzE. Nessuno vuole eliminare la figura genitoriale della madre ma si vuole riconoscere che ce ne sono anche altre (a me pareva comunque che i padri esistessero).

La costruzione di un clima di allarme, di guerra e di contrapposizione – una di meno, la madre, la scomparsa delle differenze, la teoria gender, la lobby gay, la lobby dei magistrati, il neoliberismo usato a caso etc. – è per le ideologie deboli e populiste. E su queste basi ideologiche e sulla costruzione emotiva di un immaginario di assedio, la papessa continua a fare confusione tra gestazione e genitorialità differenza che è alla base dell’istituto dell’adozione. La signora fa leva in maniera demagogica sul buon senso del popolo (meravigliosa la costruzione quasi teatrale e classista della contrapposizione tra le impiegate dell’anagrafe ignoranti ma di buon senso e le giudici colte e stolte…Ma la realtà non è commedia dell’arte), sul dimorfismo che è un ottimo ed ingannevole argomento della differenza – se leggesse Sexting the body di Anne Fausto Sterling capirebbe che non tutto quello che l’occhio vede è subito verità e causa-effetto reale ma apparente – sull’invidia di classe. La signora vuole creare una massa critica per trovare consenso e confonderlo con una convalida alle sue costruzioni ideologiche.

La signora ha costruito il cavallo di Troia per i movimenti escludenti di terf e swerf in Italia con la benedizione della tradizione e del Vaticano. Questo non è femminismo della differenza – che sebbene abbia fatto il suo corso ha un nobile passato e contenuti da custodire e portare avanti – ma ne è il suo uso strumentale. Il femminismo non riguarda una categoria ma la lotta ad un sistema e ad una costruzione sociale che impone la sottomissione e rapporti di minor/maggior valore degli esseri umani in base ad un modello ideologico.

Siamo al femminismo dellE differenzE – come si legge dai punti del manifesto dell’Otto marzo sintetizzati da donne e uomini cisgender e transgender, da persone queer, agender, genderqueer, intersex e dove compare la frase “Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.”.

E’ il femminismo intersezionale e delle differenze baby.

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