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Stuprata e stupratore insieme su Ted per raccontare quello che è accaduto

 

Qui l’articolo in lingua originale, tradotto da Beatrice Toniolo. Personalmente ho molte riserve su questo e mi piacerebbe sapere che ne pensate. Buona lettura.

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Nell’ottobre 2016 un nutrito gruppo di persone si è riunito a San Francisco in occasione della conferenza TED Women 2016, il cui tema quest’anno era lo scorrere del tempo. Tra gli oratori saliti sul palco, Thordis Elva e Tom Stranger, che hanno raccontato di una notte del 1996, quando Stranger violentò Elva, all’epoca la sua ragazza. Questo intervento ha avuto un forte impatto sul pubblico ed il video è ora disponibile online. Di seguito, alcune domande poste alla fine della conferenza.

Questo è un argomento incredibilmente personale. Perché avete deciso di rendere pubblica la vostra storia?

Thordis Elva: Mentirei se dicessi che si è trattato di una decisione semplice, durante tutto il percorso, mi sono spesso domandata come sarebbe stato ricevuto. Ma ciò che conta veramente, è che so per certo che se avessi sentito una storia come la nostra, mia e di Tom, quando ero ragazzina, molte cose sarebbero state diverse. Mi avrebbe aiutato a capire che la vergogna di aver subito una violenza non è un peso che debba portare chi come me vi sopravvive e che c’è speranza di trovare la felicità anche dopo un’esperienza così devastante come lo stupro. Inoltre, se la nostra storia arrivasse alle orecchie di un possibile aggressore, aiutandolo a comprendere l’importanza assoluta del consenso in qualunque attività sessuale – diminuendo quindi la probabilità che venga commesso un abuso – beh sarebbe un obbiettivo per cui vale la pena fare quello che stiamo facendo.

Tom Stranger: La strada che da quella terribile notte del 1996 ci ha portato ad oggi, è stata lunga e minata dai dubbi. Abbiamo riconosciuto che le scelte ed il dolore del nostro passato non sono problemi esclusivamente nostri, ma pervadono tutta la società. Rendere pubblica la nostra storia tramite Ted Talk  ed il libro, discutere di questo percorso durato vent’anni, un percorso fatto di dialogo e riconciliazione, non vuole avere la pretesa di offrire un manuale sullo stupro, ne alle vittime nè agli stupratori; vogliamo semplicemente offrire la nostra storia – comunicare qualcosa di molto personale per dare speranza agli altri, vogliamo dare il nostro contributo a coloro che discutono di questo problema molto sfaccettato e cercano di comprenderlo.

Come vi siete preparati per questo intervento?

TS: Abbiamo dovuto pensare bene a cosa scrivere, abbiamo dovuto parlarne tramite internet, trovandoci dopotutto in due emisferi diversi, fare un sacco di revisioni e non ce l’avremmo fatta senza i nostri fantastici coach. La cronologia della nostra storia si divide in periodi precisi e ci siamo impegnati ad affrontare queste fasi onestamente. Abbiamo fatto del nostro meglio per stabilire un rapporto con il nostro pubblico, scegliendo il linguaggio più adeguato, ma che facesse anche giustizia alle situazioni che abbiamo vissuto individualmente. Il periodo precedente alla conferenza Ted è stato molto intenso, dedicandoci interamente al ripetere il nostro discorso finché non siamo stati certi di avere padronanza assoluta di ogni singola parola e poter quindi comunicare i sentimenti come meritavano.

TE: Dopo aver gettato questa base fondamentale, abbiamo lavorato individualmente, assicurandoci ognuno di aver memorizzato la sua parte, qualche volta esercitandoci anche in situazioni improbabili. Ammetto che per qualche tempo devo essere passata per la pazza che parla da sola sul bus.

Tom, la tua contrizione è evidente, ma quasi sicuramente per alcune persone del pubblico sarà molto difficile vederti salire su quel palco e dire la tua. C’è qualcosa che vorresti dire a coloro che potrebbero pensare tu voglia proporti come una specie di eroe? 

TS: E’ una domanda molto valida, ma non posso dire nulla a coloro che avranno questa sensazione. Per quanto io sia pentito, riconosco che alla fine sto effettivamente salendo su un palco e vedermi là e sentirmi parlare, può non essere qualcosa di facile da affrontare per qualcuno. Riconosco che le mie scelte passate rendono impossibile ricevere complimenti o congratulazioni, nel presente come in futuro. Il rischio di salire sul palco di Ted con Thordis, parlare della nostra storia e venire in qualche modo lodato, era qualcosa che appunto volevamo evitare. Credo che fare i conti con le proprie scelte passate non dovrebbe essere considerato un atto coraggioso, tantomeno eroico: al contrario dovrebbe essere obbligatorio prendere atto delle proprie colpe. Ho investito molto nello sviluppare l’approccio migliore per comunicare la parte che ho avuto nella nostra storia.

Thordis, hai mai avuto dubbi sull’offrire una chance del genere all’uomo che ti ha violentata?

TE: Certamente. Capisco chi mi critica accusandomi di aver dato la possibilità al mio aggressore di dire la sua. Ma ritengo che si possa imparare moltissimo ascoltando la voce di chi è stato parte del problema – qualora queste persone desiderino diventare parte della soluzione – capendo le idee e gli stati d’animo che li hanno portati a commettere azioni violente, possiamo lavorare affinché queste idee vengano contrastate, col risultato di eliminare la violenza. Ho dedicato tutta la mia carriera alla prevenzione della violenza sessuale, ho tenuto conferenze in tutto il mondo per più di dieci anni e mi sono accorta che questo crimine è praticamente sempre percepito come un problema delle donne, quando in realtà è un problema di tutta l’umanità, che affligge tutti i popoli del pianeta. Sono convinta che ci sia bisogno di tutti noi sia per prevenire la violenza, sia per creare comunità sempre più sicure.

Tom, quando hai raccontato a parenti ed amici dello stupro? Come hanno reagito?

TS:Ne ho parlato la prima volta con la mia famiglia nel 2011. Da allora, gradualmente ne ho messo al corrente anche gli amici più intimi. Ne ho parlato onestamente molte volte e ho acquisito una certa padronanza delle parole giuste per spiegare cosa ho fatto quella notte e le conseguenze delle mie azioni, sia per Thordis che per me. Ho la fortuna di essere circondato da amici e parenti che mi vogliono bene e che hanno voluto capire e vedermi oltre quelle azioni. Nella maggioranza dei casi, le reazioni al mio racconto sono state molto composte. Avendo tenuto segreta questa storia per molti anni, alcuni sono rimasti confusi e hanno avuto bisogno di pensarci un pò su. Naturalmente, i miei rapporti con certe persone a me particolarmente care sono cambiati e non giudico nessuno dei miei amici o parenti che hanno preso a guardarmi con altri occhi dopo aver saputo che ho abusato sessualmente di una persona.

Come hanno reagito le persone dopo il tuo intervento a TedWomen?

TS: Mi ha sorpreso la gratitudine di donne e uomini che si sono fatti avanti e mi hanno offerto il loro supporto. E’ stato molto bello sentire che la nostra storia è stata ricevuta in questo modo. E’ stato un onore avere l’occasione di prendere parte ad una conferenza incentrata sulle esperienze che le donne di tutto il mondo vivono ogni giorno e poter parlare a questo pubblico. Sono grato di aver ricevuto la conferma, da parte del pubblico, dell’importanza di condividere la nostra storia col mondo, è stata un’esperinza molto profonda. Inoltre, sono grato anche per le critiche. Mi porto dentro sia il calore ricevuto, che le reazioni negative ma costruttive, poiché mi permettono di capire meglio le esperienze altrui, immedesimarmi nei panni delle altre persone mi aiuterà ad affrontare questo argomento con più sensibilità e una maggiore cognizione in futuro.

TE: In breve, siamo stati ricevuti molto più calorosamente di quanto osassi sperare ed è stato emozionante. Fra le altre cose, ho ricevuto degli abbracci strettissimi, mail e parole di incoraggiamento che mi porterò per sempre nel cuore, motivandomi a portare avanti questo progetto. Sarà interessante vedere le risposta globale, mi aspetto una grandissima varietà di reazioni.

Come vorreste che venisse accolta la vostra storia? Qual è il messaggio fondamentale che volete comunicare?

TE: La violenza sessuale è una delle più grandi minacce contro le vite di donne e bambini di tutto il mondo, ma affligge la vita anche di moltissimi uomini. Un problema così grave e dalle conseguenze così devastanti, deve essere affrontato in modo diverso, iniziando col responsabilizzare gli aggressori, perché si facciano carico del peso delle loro azioni, piuttosto che scaricare tutto sulle spalle delle vittime. Troppo spesso queste ultime vengono ingiustamente accusate di essersela cercata, di doversi vergognare, in casi estremi vengono persino uccise per aver subito violenza. Tutto questo da vita e rinforza la cultura del silenzio, che a sua volta permette che siano perpetrati ancora più abusi, quindi ritengo si tratti di un circolo vizioso. Il modo migliore per rompere questo meccanismo è far sentire la propria voce. Detto questo, io e Tom non vogliamo assurgere a modelli di comportamento da imitare e le cui azioni dovrebbero essere celebrate. Stiamo semplicemente condividendo la nostra storia sperando che possa aiutare coloro che hanno vissuto un’esperienza simile e che serva a ricordare a tutti dell’importanza del consenso in un rapporto sessuale.

TS: Trovandomi dalla parte del carnefice, non credo di avere alcun diritto di fare pronostici sulla reazione dei singoli individui. Posso solo sperare che se ascoltare il nostro racconto dovesse evocare ricordi dolorosi in qualcuno, che questa persona sappia di avere il diritto di chiedere e ricevere aiuto e supporto. Stabilendo una connessione emotiva col pubblico, spero di riuscire a spiegare quanto il silenzio ed il rifiuto delle proprie responsabilità siano tossici, che è sbagliato considerare la violenza sessuale come un problema delle donne e che ognuno di noi può dare un contributo importante per combattere e debellare questo problema mondiale.

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