Mauritania: il luogo in cui una donna è orgogliosa di essere picchiata dal marito

Mio marito mi picchia quando è all’apice del suo amore per me”: il luogo in cui la violenza domestica è una dimostrazione d’amore

Una donna è orgogliosa di essere picchiata da suo marito

Di Nebghouha Mint Zeidane, 25 Febbraio 2017

A Salimata è sempre stato detto che avrebbe dovuto essere fiera di provenire da una famiglia di mariti violenti.                                                                                                                                             “Sei figlia di una donna a cui il marito ha rotto le mani. Tuo nonno ha fratturato le gambe di tua nonna. Tu verrai sicuramente amata”, dice Salimata, citando le parole di sua madre.

La diciannovenne mauritana di etnia Soninkè, sposata con un uomo che la picchia, afferma che ha imparato a credere a ciò che le diceva sua madre.                                                                                  “Mi sentivo come un animale che andava addestrato” dice. “Più il tempo passava, più ero arrivata a credere che mio marito mi picchiasse solo quando era all’apice del suo amore per me”.

La Mauritania, uno Stato povero, a maggioranza musulmana, presenta profonde divisioni sociali e razziali, ognuna con le proprie norme sul matrimonio.

Mentre il divorzio è ampliamente accettato dalla maggioranza dei mauri, è ritenuto quasi impossibile tra i mauritani di discendenza africana come i Soninkè e io Fulani.

E se, da un lato, la violenza domestica non è tollerata dai mori di discendenza araba e berbera, dall’altro è vista come atto d’amore e pratica ammessa dai Soninkè, sostiene il ricercatore sociale Sidi Boyada, un consulente del Ministero degli Affari Sociali.

TRADIZIONE

Aichetou Samba è una nonna sessantenne di etnia Fulani che vive in una casa modesta nella capitale Nouakchott.

“In passato, le ragazze si sposavano a 8 anni, e solitamente sposavano i loro cugini” dice, coccolando uno dei suoi nipoti.

La legge della Mauritania stabilisce “salute” e “età da matrimonio” come previe condizioni per il matrimonio, lasciando la porta aperta a matrimoni precoci concedendo ai genitori il diritto di decidere.

Indossando una sciarpa colorata che simboleggia la sua appartenenza all’etnia Fulani, Samba sorride e dichiara:“ Una donna Fulani è sempre orgogliosa di essere picchiata da suo marito”, e spesso condivide le sue esperienze con altre donne per ostentare il suo amore per lei.

“Questa è una delle nostre tradizioni. Vediamo la violenza domestica come una pratica comune e normale, che a volte prevede il versare acqua gelata sul corpo della moglie”.

“MI HA ROTTO LE GAMBE”

Il professore di sociologia Ousmane Wagué (di etnia Fulani) dell’università di Nouakchott sostiene che le donne mauritane di discendenza africana accettano di essere picchiate per evitare il divorzio, autoconvincendosi che la violenza dei mariti sia un gesto d’amore. “Come recita la canzone popolare: mi ha rotto le game e sono rimasta a casa,” ha detto alla Fondazione Thomson Reuter.

Mariem Jallo, una venticinquenne Fulani, è un’eccezione: ha divorziato da cinque anni.

“Mio marito mi picchiava continuamente. Mi amava davvero ma questo non lo fermava dal picchiarmi per motivi molto futili”.

Jallo, che ama le soap opera, racconta che un giorno suo marito tornò a casa mentre lei stava guardando la televisione ed iniziò a picchiarla. Poco dopo, lui provò a fare la pace, dicendo che non poteva sopportare di vederla impegnata in qualcosa che non lo riguardasse.

Suo marito provò a fermare il divorzio e la sua (di lei, ndt) famiglia la incolpò del fallimento del matrimonio.

Alyoun Idi, un ventisettenne Fulani, rivela di aver picchiato sua moglie molte volte perché lei gli disobbediva, aggiungendo che questo non ha mai influenzato il loro rapporto. “Amo tantissimo mia moglie e non potrei vivere senza di lei, ma abbiamo ereditato questa tradizione dai nostri antenati” e aggiunge che “è anche una soluzione a molte discussioni familiari”.

CRIMINALIZZAZIONE

La violenza domestica contro le donne è stata criminalizzata nel 2001 e, secondo la legge mauritana, picchiare la moglie è un crimine punibile con una permanenza in carcere fino a 5 anni.

Ahmed Bezeid ould Almamy, avvocato che lavora con gruppi di difesa dei diritti delle donne, racconta di ricevere una media di cinque lamentele al mese di donne che riportano l’abuso subìto dai mariti.

Tuttavia, i procedimenti penali sono rari, dal momento che le donne spesso fanno cadere le accuse per paura di mandare i mariti in prigione o di divorziare.

Ciononostante, l’allungarsi delle code fuori dagli uffici delle organizzazioni in difesa dei diritti delle donne suggerisce un declino della tolleranza per la violenza contro le donne, affermano gli attivisti.

La Household Women’s Association ha registrato più di 2000 lamentele nella prima metà del 2016, in rapporto alle 1700 del 2014, riporta Aminetou mint Al Mokhtar, capo dell’associazione.

La funzionaria del Ministero della Giustizia Haimouda Ramdhane sostiene che il sistema legale della Mauritania offra alle donne vittime di abusi servizi gratuiti, compresi avvocati, supporti medici e psicologici.

“La nuova legislazione ha iniziato a bloccare la revoca delle lamentele contro mariti violenti per preservare il pubblico interesse e punire chiunque stia coprendo crimini contro le donne” dichiara Ramdhane alla Fondazione Thomson Reuters, senza indicare un preciso arco temporale.

Nonostante l’impegno per perseguire legalmente i mariti violenti, alcune donne mauritane continuano a sopportare i maltrattamenti.

“Quando l’apatia intaccherà il nostro rapporto, a lui non interesserà più che cosa faccio anche se brucerò la casa” dice Salimata “e quello sarà il momento in cui comincerò a sentire la mancanza delle botte”.

Fondazione Thomson Reuters 

 

Articolo in lingua originale QUI.

Traduzione di Giulia Natali.

 

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