Annunci

Margaret Atwood ci dice cosa “Il Racconto dell’Ancella” significhi nell’epoca di Trump

Testo in lingua originale QUI. Traduzione di Antonella Garofalo.

>>>^^^<<<

di Margaret Atwood

Nella primavera del 1984 cominciai a scrivere un romanzo che all’inizio non aveva per titolo “Il Racconto dell’Ancella”. Scrivevo a mano, prevalentemente su blocchi per appunti legali di carta gialla, poi trascrivevo dai miei scarabocchi al limite del leggibile, usavo una enorme macchina da scrivere tedesca che avevo noleggiato allo scopo.

La macchina era tedesca perché vivevo a Berlino Ovest, che era ancora interclusa dal muro di Berlino: l’Impero Sovietico era ancora saldo e non si sarebbe sbriciolato per altri cinque anni. Ogni domenica l’aviazione della Germania Est sfrecciava creando bang supersonici, per ricordarci quanto fossero vicini. Durante le mie visite in diversi paesi della Cortina di Ferro – Cecoslovacchia, Germania Est – avevo sperimentato la circospezione, la sensazione di essere spiata, i silenzi, repentini cambi di discorso, la maniera poco diretta con cui la gente si scambiava informazioni e tutto questo ebbe un’influenza su quello che andavo scrivendo. Anche gli edifici riconvertiti ad altri usi “Questo una volta era di proprietà di… ma poi sono spariti”, una storia che udii diverse volte.

Sono nata nel 1939 e ho raggiunto l’età della ragione durante la Seconda guerra Mondiale, sapevo che le cose immutabili potevano sparire nel giro di una notte. I cambiamenti potevano essere veloci come il fulmine. “Non può succedere qui” è un’affermazione su cui non si può contare. Può accadere ovunque. Tutto dipende dalle circostanze.

Fino al 1984 avevo immaginato il mio romanzo per almeno un anno o due. Mi sembrava un’avventura rischiosa. Avevo letto moltissimo di fantascienza, speculativa, utopica e distopica, sin dai tempi della scuola superiore, negli anni ’50, ma non avevo mai scritto un libro di quel genere. Sarei stata all’altezza? La storia era piena di insidie, tra cui la tendenza a proporre sermoni, il rischio di virare sull’allegoria e scarsa plausibilità. (…) Una delle mie regole fu che non avrei messo nel libro nessun evento che non fosse già accaduto in quello che James Joyce chiamava “l’incubo” della storia, né che avrei inserito alcuna tecnologia che non fosse già disponibile. Nessun orpello immaginario, nessuna legge immaginaria, nessuna atrocità immaginaria. Dio è nei dettagli, si dice. E così pure il diavolo.

Tornando al 1984, la premessa generale sembrava piuttosto scandalosa, persino a me stessa. Sarei stata in grado di convincere i lettori che gli Stati Uniti avevano subito nel passato un colpo di stato che aveva letteralmente trasformato una democrazia liberale in una dittatura teocratica? Nel libro la Costituzione e il Congresso non esistono più: la Repubblica di Galaad affonda le sue radici nel Puritanesimo del XVII secolo, che da sempre hanno pervaso il sottosuolo dell’America moderna che pensavamo di conoscere.

Lo scenario in cui si svolge la narrazione del libro è Cambridge, Massachusset, sede dell’Università di Harvard, oggi un’istituzione di cultura liberale ma un tempo un seminario teologico dei Puritani. Il Servizio Segreto di Galaad ha sede nella Grande Biblioteca, un posto in cui ho trascorso tanto del mio tempo, tra gli scaffali, cercando notizie dei miei antenati del New England così come quelle sui processi alle streghe. Le persone si scandalizzerebbero se le mura di Harvard fossero usate per l’esposizione dei corpi delle giustiziate? Lo furono.

Nel romanzo la popolazione viene decimata da un ambiente tossico e la possibilità di generare bambini vivi è scarsa. Nel mondo reale, dei nostri giorni, gli studi evidenziano come negli uomini cinesi la fertilità stia subendo un forte declino. Sotto i totalitarismi – o a dire il vero in ogni società rigidamente gerarchica – la classe dominante monopolizza tutte le cose che hanno valore, perciò l’élite del regime si organizza per vedersi assegnate femmine fertili nel ruolo di ancelle. Il precedente biblico è nella storia di Giacobbe e delle sue due mogli, Rachele e Lea, e delle loro due ancelle. Un uomo, quattro donne, dodici figli – ma i figli non erano assegnati alle ancelle. Essi appartenevano alle rispettive mogli.

Ed è così che il racconto prende forma.

Quando iniziai a scriverlo “Il Racconto dell’Ancella” si intitolava “Difred”, il nome del personaggio centrale. Questo nome è composto da un nome maschile “Fred” e un prefisso che denota “appartenenza”, così come il “de” in francese o il “von” in tedesco, o come il suffisso “son” (“figlio” in inglese, Ndt) nei cognomi inglesi quali Williamson. All’interno di questo nome è inclusa un’altra possibilità (che si perde nella traduzione italiana, poiché il nome originale è Offred che ha lo stesso suono di “offered”, offerta, NdT), che rimanda ad una offerta religiosa o ad una vittima sacrificale.

Mi hanno spesso chiesto perché non conosciamo il nome del personaggio principale. Ho risposto perché a così tante persone nella storia sono stati cambiati i nomi o sono semplicemente sparite dalla circolazione. Alcuni hanno detto che il vero nome di Difred è June poiché, dei tanti nomi sussurrati tra le Ancelle nel dormitorio, June è l’unico che non appare mai più. Non era quello che avevo immaginato ma poiché in qualche modo ha un senso, i lettori si servano pure volentieri di quello.

A un certo punto durante la stesura il titolo cambiò in “Il Racconto dell’Ancella”, in parte in onore dei “Racconti di Canterbury” di Chaucer, ma in parte anche come riferimento ai racconti delle fiabe e quelli popolari. La storia raccontata dal personaggio principale – per ascoltatori futuri e lontani nel tempo – narra di avvenimenti incredibili, inimmaginabili, narra le storie di chi ha preso parte ed è sopravvissuto a eventi che hanno scosso il pianeta.

Nel corso degli anni “Il Racconto dell’Ancella” HA PRESO MOLTE FORME. E’ stato tradotto in 40 o più lingue. Ne è stato tratto un film nel 1990. E’ stato un’opera e anche uno spettacolo di danza. E’ stato trasformato in grafic novel. E nell’aprile del 2017 diverrà una serie tv per MGM/Hulu.

In questa serie recito in un piccolo cameo. La scena è una di quelle in cui le nuove Ancelle coscritte vengono sottoposte a condizionamento mentale in una specie di caserma di Guardie Rosse, conosciuta come il Red center. Devono imparare a rinunciare alle loro identità precedenti, imparano a conoscere il posto e i loro doveri, a comprendere che non hanno veri diritti, qui verranno forzatamente istruite fin quando saranno perfettamente conformi e penseranno di valere così poco che accetteranno il destino loro assegnato, cessando di ribellarsi e di tentare di fuggire.

Le Ancelle siedono in circolo, con le Zie provviste di taser che le costringono a partecipare a quello che oggi diremmo “slut-shaming” (ma non c’era questo nome nel 1984) contro una di loro, Jeanine, che viene costretta a raccontare di quando da ragazzina subì uno stupro di gruppo. Colpa sua, li aveva provocati – questo scandiscono le altre Ancelle.

Sebbene fosse sono uno show della tv e quelle fossero attrici che avrei sentito ridacchiare durante la pausa caffè, nonostante io stessi solo “facendo finta”, questa scena mi ha scosso in maniera terribile. Era troppo di quello che troppe volte c’è stato nella realtà. Si, le donne fanno branco contro altre donne. Si, sono pronte ad accusare altre per sviare le attenzioni da sé stesse: nell’era dei social media questo sciame che attacca è una cosa che è spesso sotto i nostri occhi. Si, ben volentieri le donne assumono posizioni di potere nei confronti delle altre donne, anche quando – anzi direi soprattutto e piuttosto – fanno parte di sistemi sociali in cui le donne nel loro complesso hanno scarso potere. Il potere del resto è relativo e in tempi difficili ogni piccola quantità di quello è pur sempre meglio che niente. Alcune delle Zie in carica ci credono veramente e sono convinte di stare facendo un favore alle Ancelle: in fondo non dovranno occuparsi di ripulire le zone contaminate e in quel nuovo mondo selvaggio non correranno il rischio di essere stuprate, mai, non da estranei. Alcune delle Zie sono delle sadiche. Alcune sono delle opportuniste. Le ho tratteggiate prendendo spunto da alcune delle istanze del femminismo del 1984 – ad esempio le campagne anti-porno e le pressioni securitarie intorno alle violenze sessuali – cogliendone alcune parti e adattandole. Come ho detto: vita reale.

Il tutto mi porta alle tre domande che mi vengono spesso rivolte.

La prima: “Il Racconto dell’Ancella” è un racconto femminista? Se con questo intendente una narrazione in cui le donne sono sempre angeli e/o vittimizzate al punto da renderle incapaci di scelte morali, direi di no. Se intendete un romanzo in cui le donne sono esseri umani – con tutta la varietà di caratteristiche che questo implica – e sono anche interessanti ed importanti, in cui ciò che accade loro è cruciale ai fini del tema di fondo, della struttura e del plot del libro, allora si. In quel senso, molti libri sono “femministi”.

Perché le donne sono interessanti e importanti? Perché lo sono nella vita reale. Non sono un ripensamento della natura, non giocano un ruolo secondario nel destino degli umani ed ogni società lo ha sempre saputo. Senza donne capaci di generare la popolazione umana si estinguerebbe. Ecco perché gli stupri di massa e l’assassinio di donne, ragazze e bambini è stato a lungo una caratteristica di genocidi ed altre campagne intese a sottomettere e ridurre in schiavitù un popolo. Ammazzate i loro bambini e rimpiazzateli con i vostri, come fanno i gatti; fate in modo che le donne abbiano figli che non si possono permettere o bambini che potrete sottrarre loro per poi poterli utilizzare per i vostri propositi, separare i bambini è da sempre una costante. Il controllo delle donne e dei bambini è stata una caratteristica di ogni regime repressivo in qualunque parte del pianeta. La “carne da cannone” di Napoleone, la schiavitù anche in ogni sua più moderna forma, questo genere di cose. A quelli che promuovono le nascite a tutti i costi occorrerebbe chiedere: a chi giova? Chi ne trarrà vantaggio? Alcune volte questo settore, alcune altre volte uno diverso. La risposta non sarà mai: nessuno.

La seconda domanda che mi arriva frequentemente: “Il Racconto dell’Ancella” è antireligioso? Di nuovo: dipende da cosa si intende per antireligioso. Vero è che un gruppo di uomini autoritari detiene il potere e tenta di restaurare una visione estrema del patriarcato, in cui alle donne (come schiavi in America nel XIX secolo) è proibito leggere. Inoltre esse non possono disporre di denaro o avere un lavoro al di fuori della casa, a differenza di alcune donne nella Bibbia. Il regime utilizza simboli biblici, come indubbiamente farebbe qualunque regime in America, di certo non userebbe simboli comunisti o islamici.

La modestia dei costumi delle donne di Galaad deriva dalla iconografia religiosa occidentale – le Mogli vestono l’azzurro della purezza, della Vergine Maria; le Ancelle vestono il rosso, dal sangue del parto, ma anche dalla Maria Maddalena. In più il rosso è facile da avvistare in caso di fuga. Le mogli degli uomini in basso nella scala sociale sono chiamate le Economogli e sono identificate dalle strisce. Confesso che le cuffie che nascondono il viso non vengono solo dai costumi medio-vittoriani e dalle suore, ma dalle confezioni di Old Dutch Cleanser degli anni ’40 (una marca di detergente, NdT), che mostravano una donna dal viso coperto,che quando ero bambina mi spaventava. Molti totalitarismi hanno usato abiti, che fossero proibiti o imposti, per identificare e controllare le persone – pensate alle stelle gialle o al porpora per i Romani – e molti lo hanno fatto imponendo regole da un punto di vista religioso. Il tutto rende la creazione di eretici un processo molto più semplice.

Nel libro la “religione” dominante si muove per ottenere il controllo della morale e le confessioni a noi più familiari vengono annientate. Così come i Bolscevichi distrussero i Menscevichi per eliminare la competizione politica e le Guardie Rosse combatterono alla morte gli uni contro gli altri, i Cattolici e i Battisti vengono presi di mira ed eliminati. I Quaccheri si rifugiano in clandestinità e trovano una via di fuga verso il Canada. Difred stessa ha una versione personale della Preghiera al Signore e si rifiuta di credere che il Regime sia stato inviato da un Dio misericordioso. Nel mondo reale di oggi, alcuni movimenti religiosi sono alla testa di movimenti per la difesa di gruppi sociali vulnerabili, incluse le donne.

Per cui direi che il libro non è “antireligioso”. E’ anti uso della religione come ragione per una tirannia, che è una cosa completamente diversa.

Il Racconto dell’Ancella è una profezia? Questa è la terza domanda che mi viene fatta – sempre più spesso, dal momento che ci sono forze nella società americana che perseguono il potere e mettono in atto leggi che incarnano quello che avevano dichiarato di voler fare, si, fin dal 1984, mentre io scrivevo il romanzo. No, non è una profezia, perché nessuno può realisticamente predire il futuro. Ci sono troppe variabili e possibilità improvvise. Diciamo piuttosto che è un’antiprofezia: se questo futuro può essere descritto dettagliatamente, forse potrebbe non accadere. Ma certo non si può far conto soltanto su questo pensiero beneaugurante.

Così tanti e diversi riferimenti dentro “Il Racconto dell’Ancella” – esecuzioni di massa, leggi liberticide, roghi di libri, il programma di eugenetica Lebensborn delle SS e il rapimento dei bambini da parte dei Generali in Argentina, la storia della schiavitù, la storia della poligamia in America… la lista è lunga.

Ma c’è una forma letteraria che non ho ancora menzionata: il racconto di testimonianza. Difred registra la sua storia come meglio può, poi la nasconde, confidando nel fatto che potrà essere scoperta più in là, da qualcuno libero in grado di comprendere e diffondere. Questo è un atto di speranza: ogni storia registrata prevede un futuro lettore. Robinson Crusoe tiene un diario. Lo stesso fa Samuel Pepys, in cui racconta gli accadimenti del Grande Incendio di Londra. I tanti che vissero durante la Morte Nera, sebbene i loro racconti cessino spesso improvvisi, fecero lo stesso. Lo fece Romeo Daillaire che descrisse sia il genocidio in Ruanda che l’indifferenza del mondo intorno ad esso. Lo fece Anna Frank, nel nascondiglio segreto.

Ci sono due tipi di lettori per ciò che racconta Difred: uno alla fine del libro, durante una conferenza accademica nel futuro, in cui c’è libertà di lettura ma che non esprime l’empatia che ci si aspetterebbe venisse offerta e il singolo individuo lettore del libro in ogni tempo. E molti Cari Lettori diverranno lettori a loro volta. Ecco come tutti noi scrittori iniziamo: leggendo. Noi ascoltiamo la voce di un libro che ci parla.

Il risveglio dopo le recenti elezioni americane pullula di paure e di ansie. Le libertà civili fondamentali sembrano in pericolo così come molti diritti delle donne, conquistati nei passati decenni, per non dire secoli passati. In questo clima di divisioni, in cui l’odio verso molti gruppi sociali è espresso senza vergogna da estremisti di ogni genere, ho la certezza che da qualche parte – ed in gran numero, immagino – stanno scrivendo ciò che gli sta accadendo e quello che loro stessi stanno sperimentando. O se ne ricorderanno e lo scriveranno più tardi, se potranno.

I loro messaggi saranno nascosti, censurati? Saranno trovati, secoli dopo, in una vecchia casa, dietro un muro?

Lasciateci sperare che questo non dovrà accadere. Io confido che non accada.

 

La serie presto su HULU:

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: