Annunci

Vulnerable

121344738-d1f3a6ec-2e89-4a0e-958d-2ab0d1e03ecd 035447469-40188b00-d3b1-4e73-849b-f39a3119332a

di Inchiostro

Gira in internet un video veramente ben fatto, che sembra diretto da Lars Von Trier, del quale dicono competerà a Cannes per la sezione documentari.
E’ un bello spaccato della società e mostra come sia divertente, facile e appassionante prendersela con chi si sa che non si può difendere.

E’ la perfetta rappresentazione di come i poveri se la prendano con quelli ancora più poveri, di come il potere piova a cascata e alimenti la dinamica del sopruso al ribasso: fa vedere come un dipendente di una catena di supermercati, che probabilmente mangia merda tutto il giorno vessato dal suo capetto per uno stipendio da fame, svolgendo una professione che di certo non gode di prestigio o stima, si diverta a rinchiudere dentro un gabbiotto dei rifiuti una donna, anzi due, e rida di gusto, poi, nel filmare la scena.

La condivisione in rete del predetto video, poi, mostra anche come tantissime persone riescano a comprendere questo gesto, giustificandolo con i motivi più svariati e fantasiosi: da chi ritiene educativo chiudere qualcuno in un luogo angusto, a chi dice che gli zingari sporcano e puzzano, a chi parla dei castelli che queste persone – che vivono da nomadi, ndr – abbiano nel loro paese di origine, ignorando che un nomade non ha un paese di origine e nemmeno una casa, tantomeno un castello. Ci sono anche i luminari che riescono a dire che rubare dei rifiuti è un reato assolutamente da punire e questa la riscrivo, perché mi diverte tantissimo: rubare dei rifiuti è un reato. Da punire. Severamente.

E devo dire che hanno anche ragione: cazzo, già che rubi, rapina una gioielleria, una macchina di lusso, fai il portafoglio a qualcuno. I rifiuti sono roba da dilettanti e sono d’accordo sia un gesto da punire, perché bisogna sempre puntare in alto, nella vita, se si vuole avere successo.

Al contrario di Saverio Tommasi – che ci mette tutta la sua buona volontà e che tutto sommato stimo – io non scriverò in maiuscolo, né appellerò nessuno con offese di alcun tipo e non lo farò perché non sono indignato, non sono arrabbiato, non sono deluso e non sono nemmeno allarmato.

Non c’è bisogno di tutte queste cose, quando si constata che le persone – non tutte, né tutte allo stesso modo – preferiscono prendersela con chi non si può difendere, addossandogli colpe inesistenti, sfogando addosso a coloro che stanno più in basso di loro tutte le frustrazioni, le insoddisfazioni, le delusioni, piuttosto che sforzarsi di vedere quali siano i veri problemi, chi siano i veri responsabili della loro condizione.

Per dirne una: il degrado delle vostre città non è colpa degli stranieri, il degrado delle periferie delle vostre città è colpa delle amministrazioni che cercano di riprodurre i modelli da inner city americana, con zone esclusive, quartieri dormitorio e gigantesche zone ghetto. Il degrado delle vostre città è diretta colpa di quella modalità di pensiero che il 2 Maggio 2015 ha fatto sì che la gente scendesse in piazza a Milano per spugnettare zona Cadorna e il centro, ripulendola dalle ignobili scritte della manifestazione, perché il centro deve essere pulito e lindo e non esiste che venga deturpato, e poi per i restanti 364 giorni se ne fottesse bellamente delle zone, ad esempio, di Barona, Giambellino, Quarto Oggiaro, che letteralmente cadono a pezzi e giacciono nella fatiscenza. Ma quelle zone non servono, sono periferia e a nessuno fotte una sega della periferia.

Per dirne un’altra: il fatto che non troviate lavoro non è colpa degli stranieri, né della vostra scarsa qualificazione, bensì del fatto che al mercato del lavoro conviene l’instabilità, perché un lavoratore senza alternative apparenti è più controllabile, perché accetta qualunque tipo di salario e a qualunque condizione e il vostro stipendio è basso non per colpa dei 35 euro agli immigrati, il vostro stipendio è basso perché il vostro datore di lavoro ha interesse di marginare il più possibile sul vostro operato e, se vi può dare cinquanta, vi dà trentacinque. Si chiama plusvalore, si chiama profitto, si chiama capitalismo e voi ne fate parte, ci vivete dentro.

E le tasse sono alte, anche qui, non perché dobbiamo mantenere gli immigrati, ma la classe dominante – che talvolta corrisponde con quella dirigente –. Le vostre tasse sono alte perché la ricostruzione delle chiese crollate nei terremoti le ha pagate lo stato, in barba alle donazioni dell’8X1000 alla chiesa, le tasse sono alte perché Marchionne ha spostato la sede fiscale della sua azienda in Olanda, perché chi ha grossi guadagni ha plurimi modi di dimostrare di guadagnare meno, perché i privilegi dei politici costano e qualcuno li deve pagare, perché Salvini non ha mai pagato un biglietto di tasca sua – non solo Salvini, a onor del vero, ma si cita lui perché questa retorica la imbastisce lui –.

Il punto, secondo me, è che è molto più facile dare la colpa a chi sta sotto di noi, individuare un capro espiatorio e addossargli tutte le responsabilità. E’ facile chiudere due donne nomadi dentro un gabbiotto della spazzatura, filmarsi e riderne a crepapelle. E’ più difficile avere il coraggio di dire no ad uno straordinario, ad un turno di dodici ore di lavoro, all’ennesimo lavoro pagato a voucher, è difficile non pensare eh, funziona così, cosa ci posso fare io?

Io vi dico una cosa impopolare, che ormai non usa più: ma è colpa vostra. Se le cose fanno schifo, se non c’è lavoro, se le strade sono sporche, se nei quartieri c’è degrado è colpa vostra. E sapete perché? Perché fate parte di una comunità, di una società, e vivete girati perennemente dall’altra parte.

Voi siete gli spugnettari del 2 Maggio 2015, per strada con la bava alla bocca a sbraitare contro i teppisti perdi tempo e figli di papà, che fondamentalmente rompevano i maroni per EXPO ma dicevano solo balle.

Ora, vi dico, a distanza di due anni, chi aveva ragione su EXPO? Chi diceva che era un affare creato attorno ad abusivismi edilizi, mazzette, soldi sporchi o voi, che fondamentalmente vi lamentavate perché volevate essere lasciati tranquilli? E il fatto che, ancora oggi, voi possiate essere in grado di ribattere che però non si imbrattano le città dà la dimensione del tutto.

E, anche se sembrano due cose che non c’entrano niente, chiudere una donna nomade in un gabbiotto o dare contro ad una manifestazione perché crea disordine sono due modi differenti di stare dalla parte del più forte, di non rischiare mai niente, d’essere sempre schierati con una posizione di potere.

Mi sono appassionato, di recente, una bellissima serie televisiva dove viene usata un’espressione che trovo geniale: plata o plomo? Il che mi permette di chiudere dicendo che questa mia non è una lettera aperta, non è un qualcosa che ammette replica. Perché voi vi potrete giustificare in tutti i modi possibili, scaricare le vostre responsabilità su chi volete, ma i fatti restano fatti e io non ho sinceramente voglia di perdere tempo a discutere con voi, ad ascoltare le vostre settecento supercazzole fatte di eh però non è il modo, eh però io ci abito vicino, eh però siamo abbandonati, eh però nessuno fa nulla.

E’ il vostro tempo, la vostra società, ci vivete in mezzo: spetta a voi fare qualcosa, se state ad attendere che qualcuno faccia le cose al posto vostro, in qualche modo vi siete già schierati.

E io ho già deciso per voi tra plata o plomo.
E non credo serva che vi dica la risposta.

[Sarah Jaffe “Vulnerable”]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: