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Comunicato di SWAI (Sex Workers’ Alliance Ireland) sull’approvazione della legge sui crimini sessuali

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La legge che è passata in Irlanda a proposito della criminalizzazione dell’acquisto dei servizi sessuali, quella sul modello abolizionista “nordico”, e della criminalizzazione del lavoro collettivo, ciascun@ a mantenimento della sicurezza dell’altr@, non è piaciuta affatto ai/alle sex workers irlandesi che giustamente parlano di “crociata moralista” e rispondono con un loro comunicato. QUI in lingua originale (traduzione di Antonella):

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Oggi è un giorno terribile in Irlanda per chi lavora nel sex work. Questa legge è pericolosa.

Siamo sbalordit* di fronte al fatto che questo governo, in contrasto con l’opinione di esperti internazionali, abbia dato corso ad una legge che mette a rischio la nostra sicurezza, nega la nostra autodeterminazione e ci pone ulteriormente a rischio povertà. La legge criminalizza l’acquisto di servizi sessuali e prevede sanzioni per i clienti per somme fino a 500 euro, inasprisce le pene fino a 5000 euro e/o un anno di prigione per persone che lavorino in coppia o in gruppi e prevede misure come il sequestro delle somme ricevute da* sex workers come elementi di prova. Questa è una crociata moralista malamente mascherata.

La nostra più grande preoccupazione riguarda la sicurezza de* sex workers, in particolare quell* più vulnerabili. Il piano di Frances Fitzgerald (Ministra della Giustizia NdT), che criminalizza l’acquisto di sesso, non crea magicamente opportunità per migranti, persone trans, genitori single e altr* che scelgono il sex work per sopravvivere. La legge approvata non prevede nella maniera più assoluta misure per creare alternative praticabili a chi lavora nel sex work: è un provvedimento vuoto che causerà danni tra chi è più emarginat* nella nostra società.

La legge governativa è stata ispirata dall’ideologia e non dai fatti. Nessuna significativa consultazione è stata portata avanti con questo peculiare segmento di popolazione e nessuna ricerca è stata presa come base utile a verificare in futuro i risultati della legge, con dati da poter mettere a confronto. Poca o nulla l’attenzione che la Commissione di Giustizia ha dedicato all’opzione della piena decriminalizzazione, il modello più sicuro ed efficace applicato in Nuova Zelanda a partire dal 2003.

Quando la Commissione di Giustizia si è recata in Svezia si è ben guardata di prendere contatti con la Rose Alliance,  la locale organizzazione de* sex workers. Gruppi di esperti nazionali e internazionali, tra cui Amnesty International, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Global Alliance Against Trafficking Women e UNAIDS hanno fornito chiare prove di come la criminalizzazione dell’acquisto di servizi sessuali sia non solo inefficace, ma come metta a repentaglio la salute e la sicurezza de* sex workers in tutta l’Irlanda. Nonostante queste informazioni le siano state sottoposte, la Ministra non ha apportato alcuna modifica alla legge, né variazioni che avessero lo scopo di prevenire tali pericoli, al contrario: ha continuato a ripetere che la cosa più importante era mandare un chiaro messaggio. Il governo ha poi votato un emendamento volto a colpire i tenutari di bordelli. Eppure, come mostra chiaramente un documento del CSO, nell’arco di 5 anni il 92% degli arresti eseguiti in base a questa legge hanno riguardato sex worker, piuttosto che gli sfruttatori a cui era diretta.

In Norvegia, dove questo modello è già in essere, una ricerca dello stesso governo norvegese mostra come i/le sex workers siano divenut* più dipendenti da terze parti e più soggette a trafficking. Oggi il nostro pensiero va a chi tra i/le sex workers è più vulnerabile, a chi sarà costrett* a prendere rischi sempre più grandi allo scopo di non lasciare clienti da cui dipendono: chi abbasserà le tariffe, chi accetterà di praticare sesso non protetto, chi acconsentirà a recarsi in luoghi sconosciuti e si guarderà bene dal chiamare la Garda (questo il nome della polizia irlandese NdT) in caso di pericolo o di aggressione.

Quando diciamo che la criminalizzazione aumenta il danno e il rischio nel sex work , stiamo parlando di cosa potrebbe accadere a persone come Galina Sandeva, una sex worker bulgara in Norvegia, paese dove l’acquisto di servizi sessuali è penalmente perseguito. Quando scomparve nessun* dei/delle suoi/sue amic* si mise in contatto con la polizia, fin quando furono loro stess* a ritrovare il povero corpo senza vita. La criminalizzazione chiaramente incrina la fiducia nelle forze di polizia. E sì che qui è già elevato il grado di sfiducia nei confronti della Garda.

Lo Ombudsman (una sorta di speciale tribunale amministrativo che indaga su disservizi e abusi nell’ambito di pubblici servizi e istituzioni NdT) sta attualmente conducendo indagini su 70 casi di aggressione sessuale da parte di poliziotti negli ultimi sei anni. Lo scorso anno ci fu un caso in cui la Garda intervenne con un raid in un bordello e uno dei poliziotti tornò indietro per stuprare una sex worker. Come possiamo pensare con fiducia a giudici e poliziotti, coloro che ripetutamente arrestano, sanzionano e rispediscono nei paesi d’origine donne che lavorano insieme a salvaguardia della loro sicurezza, come possiamo pensare che l’interpretazione che essi daranno a questa legge potrà essere per il nostro bene?

In conseguenza di tutto ciò SWAI attenderà la revisione della legge che avverrà tra 3 anni, una review che invece che focalizzarsi sulle fluttuazioni del numero di sex workers dovrebbe esaminare l’impatto di questo provvedimento sulla nostra salute e sulla capacità di proteggere noi stess* dalle violenze.

Siamo molto riconoscenti nei confronti di chi ci sostiene, tra molti altri: Chrysalis Community Drug Project, GOSHH HIV Ireland, Transgender Equality Network Ireland MRCI, Unione degli Studenti in Irlanda (USI), Abortion Rights Campaign, Amnesty International-Ireland e tutti gli alleati e le alleate in politica (…). Grazie al gruppo di lavoro che ha condotto una battaglia difficile in un ambiente pesantemente ostile. Un gigantesco grazie alla Open Society Foundation che ha creato le condizioni per permetterci di recitare in questo folle palcoscenico e sostenere progressi concreti, tutto il nostro amore e rispetto va anche alle organizzazioni di sex worker di ogni parte del mondo, da loro abbiamo imparato tanto – siamo fier* degli avanzamenti ottenuti con le lotte. Abbiamo ottenuto di poter inserire la revisione della legge. Abbiamo ottenuto la decriminalizzazione per chi lavora all’aperto.

Il nostro emendamento per cambiare la parte relativa ai bordelli ha ottenuto 42 voti in parlamento. La percezione generale riguardo il sex work sta cambiando, la gente sta prendendo coscienza di come la criminalizzazione e lo stigma siano oppressioni che ci schiacciano e si inizia a capire chi veramente siamo: un gruppo estremamente eterogeneo di persone che combattono per andare avanti. SWAI continuerà a sostenere i/le sex worker in Irlanda e continuerà la battaglia per vivere e lavorare in sicurezza e dignità. AVANTI!

Leggi anche:

—>>>Per conoscere le campagne e le azioni del movimento di sex workers in tutta Europa potete consultare il loro sito: http://www.sexworkeurope.org

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