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Sui fatti di Bologna: non siamo donzelle da salvare!

Bianca scrive:

“Sui fatti di Bologna, 36 e tornelli, c’è una questione che a molti è sfuggita: il famoso “punkabbestia” (tra l’altro studente munito di badge che i tornelli non avrebbero di certo fermato, e che è stato allontanato in primis dagli stessi collettivi studenteschi) che si è masturbato addosso alla ragazza è soltanto un altro pretesto per utilizzare la “protezione”, la “sicurezza” della donna come giustificazione alla repressione istituzionale. Un ragionamento sessista: il corpo della donna per l’ennesima volta viene strumentalizzato da una logica emergenzialistica e securitaria.

La donna come corpo debole, indifeso e fragile, che va protetto e tutelato.
Non abbiamo bisogno di essere protette da due tornelli, dalle istituzioni o dalla polizia.

Ripartiamo dalle piazze, dalle lotte, dal dibattito: il nostro corpo non può e non deve essere utilizzato come giustificazione alla repressione poliziesca, alla caccia all’ “immigrato” o al “tossico” di Via Zamboni.
Non siamo donzelle indifese da salvare.
Non abbiamo bisogno di essere protette dalla “sacra sindone del badge che purifica ogni peccato”, da barriere costruite appositamente per lasciar fuori le contraddizioni del reale.

Non abbiamo bisogno di essere rinchiuse in una piccola biblioteca dorata e poi fuori essere maltrattate, stuprate, umiliate, marginalizzate.
Ripartiamo dalle pratiche femministe nel quotidiano e costruiamo tutte e tutti insieme un altro tipo di società nella quale una ragazza che studia in biblioteca fino a tardi non deve avere paura di niente. (Forse solo dell’irruzione dei celerini).”

update: dato che la discussione è tanto animata, sulla pagina fb, allora riporto la risposta di Bianca a una serie di valutazioni seriamente poco consone per la pagina in questione. Grazie a Bianca e buona lettura.

“Non mi piace particolarmente discutere su facebook, soprattutto con chi insulta invece di argomentare, ma ci provo comunque, nel modo più pacato possibile.
Provate, soltanto per un attimo, a lasciare da parte tornelli e CUA. Perché la questione non era questa: il mio intento era fornire un altro punto di vista, uno spunto di riflessione su come ad oggi il corpo della donna venga COSTANTEMENTE strumentalizzato per giustificare politiche securitarie, oppressive, repressive.

È normale che noi, ragazze e donne, dobbiamo sentirci in pericolo quando camminiamo da sole per strada? È normale che dobbiamo aver paura quando restiamo a studiare in biblioteca fino a mezzanotte? No, non lo è. Come risolviamo questa cosa? A mio modesto parere, non la risolviamo appellandoci alle istituzioni, alla polizia, non la risolviamo contribuendo ad alimentare questo clima emergenzialistico e di allarmismo generale nel quale la gente per sentirsi “al sicuro” invoca più protezione giustificando qualsiasi azione repressiva. Provate per un attimo a uscire dalla gabbia e ad andare OLTRE i fatti di Bologna.

Provate a pensare al volantino di Casapound contro i migranti: “vogliono il tuo lavoro, vogliono la TUA DONNA”, così c’è scritto. Come se noi fossimo un oggetto di proprietà del maschio bianco italico. Anche in questo caso, i nostri corpi vengono strumentalizzati: dobbiamo proteggere le “nostre” donne? Allora diamo la caccia agli “immigrati”.

Non bisogna partire dal presupposto che la donna va protetta e tutelata da qualcosa. Questa NON DEVE essere la normalità. Non dobbiamo accettare come fatto aprioristico che qualcuno debba vigilare sui nostri corpi. I tornelli sono un esempio.
Proviamo invece a diffondere pratiche antisessiste in tutti i luoghi, proviamo a costruire INSIEME una società diversa in cui non dobbiamo più avere paura.

Una studentessa viene molestata in biblioteca: il problema lo risolviamo mettendo i tornelli (che comunque, ripeto, non avrebbero impedito l’accesso al molestatore in questione) o facendo sensibilizzazione, politica, movimento, cominciando a costruire UN’ALTRA MENTALITÀ? A me sembra proprio che mettere i tornelli (ripeto, è un ESEMPIO) a tutela della donzelle indifese significhi IGNORARE il problema di fondo.

Ultima cosa. Questa è una pagina antisessista e antifascista. Se pensate che sia giusto che la polizia manganelli degli studenti, che quotidianamente si battono per diffondere l’antisessismo movimentista nella società, potete anche lasciar perdere. Saluti.”

Leggi anche:

 

La ricostruzione di quel che è successo a Bologna – di Infoaut

e dalla pagina del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna prendiamo il comunicato di studenti e studentesse antisessiste:

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