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Trump confonde l’Islam con l’estremismo violento

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L’articolo di Letta Tayler da hrv.org QUI in inglese. – Traduzione di Giulia Natali

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TRUMP CONFONDE PERICOLOSAMENTE L’ISLAM CON L’ESTREMISMO VIOLENTO

Cambiare il nome del Programma antiterrorismo degli Stati Uniti è discriminatorio ed alienante

In mezzo alla protesta per il divieto temporaneo di viaggio del presidente Donald Trump, arriva anche un’altra proposta con lo stesso spirito discriminatorio che prevede di rinnovare il programma del governo degli USA creato per combattere tutte le ideologie violente per far sì che si concentri unicamente sull’”estremismo islamico”.

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Come il divieto di viaggio, che non riguarda nessuno dei Paesi da cui proveniva chi ha organizzato attacchi su suolo statunitense, l’effetto più probabile delle modifiche proposte del programma del “Countering Violent Extremism” – CVE – (Lotta all’estremismo violento, ndt) sarebbe quello di isolare milioni di musulmani di tutto il mondo, pacifici e rispettosi della legge, piuttosto che quello di mantenere la sicurezza degli USA.

L’amministrazione Trump potrebbe decidere di modificare il nome in “Countering Islamic Extremism” (Lotta all’estremismo islamico, ndt), riporta Reuters (agenzia di stampa, ndt), e di non usarlo più per contrastare gruppi quali i supremazisti bianchi, benché anche loro abbiano organizzato attacchi letali negli USA.

Chi sostiene questa modifica potrebbe ribattere che Trump sta semplicemente dando alle cose il loro nome; programmi di CVE in Paesi quali USA e UK sono già ampiamente percepiti come concentrati sull’estremismo islamico armato. Ma non è il nome che ha bisogno di essere sistemato, bensì i programmi, che rischiano di battersi ingiustamente contro i musulmani.

Una modifica del nome e il concentrarsi sul “Countering Islamic Extremism” senza includere l’elemento della violenza potrebbe aumentare questo rischio. Non c’è un percorso dimostrato dall’estremismo non violento a quello armato, e ciò vale per cristiani, induisti ed ebrei, così come per musulmani, ed estremisti di destra e di sinistra tra gli altri.

Il concentrarsi esclusivamente sull’“estremismo” musulmano potrebbe inoltre finire con il sottrarre fondi pubblici ai progetti a base comunitaria che non supportano l’etichetta del “Countering Islamic Extremism”. Tuttavia, programmi locali di formazione professionale ed educazione, di cultura e ricreativi potrebbero fare molto di più per coinvolgere i giovani e dissuaderli dalla violenza che programmi che discriminano le persone per la loro religione o per la loro etnia. In più, gruppi che potrebbero avere la fiducia di coloro che sono suscettibili a proposte di violenza estrema potrebbero sentirsi forzati a respingere i fondi etichettati come “Countering Islamic Extremism” per paura di essere visti come anti-musulmani.

Un’esclusiva concentrazione sull’Islam potrebbe inoltre suggerire che il governo è meno preoccupato della violenza dei neonazisti, dei militanti cristiani e di altri estremisti non musulmani, come il 21enne supremazista bianco che non si pentì di aver sparato, uccidendo nove persone, lo scorso Luglio in una chiesa statunitense, storicamente famosa per la sua congregazione afroamericana e il suo ruolo nella battaglia per i diritti civili. Quella strada sarebbe sconsiderata, dato l’incremento dei crimini d’odio nei confronti dei musulmani negli USA, e il fatto che fino all’attacco in un nightclub gay dello scorso Giugno di un terrorista che giurò fedeltà all’Isis, attacchi da parte di estremisti di destra hanno ucciso più persone che attacchi da parte di estremisti islamici nel giro di 15 anni dagli attacchi dell’11 settembre.

Le ripercussioni del cambiamento del nome potrebbero essere percepite a livello internazionale. Gli Stati Uniti sono stati leader globali nel “CVE”, anche al Concilio della Sicurezza delle Nazioni Unite, dove nel 2014 scrissero che urgeva che tutti i membri delle Nazioni Unite creassero programmi di CVE, come soluzione antiterroristica in mare.

Leader senza scrupoli potrebbero usare il “Countering Islamic Extremism” in maniera eccessiva come base per inasprire i controlli su dissidenti pacifici, partiti d’opposizione e gruppi religiosi o etnici.

Etichettare arbitrariamente i musulmani come “estremisti” e confondere l’“estremismo” religioso con l’estremismo violento è da considerarsi discriminazione religiosa, che è vietata dalla legge internazionale. È anche dumb policy (“politica stupida, idiota” ndt). Non solo si corre il serio rischio di alienare comunità che potrebbero invece aiutare le autorità ad evitare le vere minacce alla sicurezza, ma dà una mano a gruppi come lo Stato Islamico a reclutare militanti, alimentando la retorica di un Occidente che ha l’Islam nel mirino.

 

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