Riceviamo e volentieri condividiamo, dalla Federazione Anarchica Milanese:
Sui fatti di Parma
Riteniamo che l’anarchismo debba avere come suo punto fondamentale anche l’antisessismo ovvero l’opposizione a qualsiasi discriminazione degli esseri umani in funzione dell’appartenenza ad un genere sessuale piuttosto che ad un altro.
Poiché il sessismo è profondamente radicato nella cultura dominante è ovvio che nessuno è immune ad esso, per questo motivo riteniamo necessario analizzarne continuamente le dinamiche denunciandole apertamente senza nasconderci in un colpevole silenzio. Antisessismo non significa infatti solo combattere le manifestazioni esplicite del sessismo, ma vuol dire anche rimettere in gioco i rapporti personali, opporsi alla cultura del patriarcato, rivedere il modo in cui rapportarsi all’altr*, lavorando nel profondo e rifiutando idee e comportamenti che ripropongono tale logica autoritaria sia nei rapporti personali che nei gruppi e nei movimenti.
Non ci soddisfa affrontare la contraddizione tra i sessi intervenendo solo nel momento patologico dello stupro, isolandolo dall’insieme del destino femminile e dalle sue forme ordinarie là dove si consuma ogni giorno una “violenza invisibile”;ogni donna ha diritto a vivere la vita sessuale che vuole e non per questo merita disprezzo, emarginazione e violenza. Lo stupro non è una follia momentanea ma si inserisce perfettamente nella logica patriarcale. Lo stupro è un reato politico contro le donne per affermare con la coercizione il potere e il dominio maschile sul corpo delle donne e come tale non può mai essere taciuto da chi come noi ha a cuore la libertà ed è forte la nostra opposizione a logiche di branco e comportamenti autoritari.
Ma quando uno stupro si compie in un ambiente che vuole essere “altro”, come successo nella sede della RAF a Parma, è per noi ancora più doveroso denunciare pubblicamente perché è evidente che qualcosa non funziona. E non funziona non solo per il fatto in sé, già da solo gravissimo, ma anche per la rete di connivenza e complicità creatasi intorno agli stupratori.
Di fronte a una qualsiasi forma di sopraffazione infatti non è mai accettabile scegliere il silenzio, perché l’omertà – da sempre fedele amica della violenza maschile – alimenta il reiterarsi di comportamenti violenti e sessisti. Non è neppure accettabile ricorrere a qualsiasi tipo di giustificazionismo perché non vi è alcuna giustificazione possibile di fronte alla violenza: uno stupro è sempre uno stupro.
Non ci interessa neanche aspettare la sentenza di un tribunale perché come anarchic* sappiamo che legale non equivale a giusto e che quando una donna dice che è violenza è violenza.
Esprimiamo quindi la nostra piena solidarietà a Claudia e, dato che le parole da sole non bastano, auspichiamo una riflessione collettiva sul sessismo e una modifica dei comportamenti che coinvolga tutte e tutti.
23 dicembre 2016
Federazione Anarchica Milanese
Leggi anche:
La Federazione Anarchica Milanese ha detto: “Ogni donna ha diritto di vivere la vita sessuale che vuole e non per questo merita disprezzo, emarginazione e violenza”. Stupro a parte, vorrei sapere se in genere gli anarchici hanno un atteggiamento libertario nei riguardi della sessualità e nei riguardi di fenomeni come per esempio quello del lavoro sessuale, c’è qualcuno in grado di illuminarmi in proposito?
Suppongo che non ci sia un unico atteggiamento libertario, altrimenti si dovrebbe parlare di sistema ideologico. L’atteggiamento non può essere che individuale; comunque, la storia del movimento libertario e anarchico è ricco di esperienze, teorie e protagoniste/i della liberazione sessuale quale elemento fondamentale della rivoluzione sociale. Per lungo tempo, non casualmente, l’amore libero era quasi patrimonio esclusivo dell’anarchismo.
Riguardo il cosiddetto lavoro sessuale, credo che aldilà di ogni moralismo, valga comunque la critica più generale nei confronti del lavoro, di qualsiasi lavoro. Ossia verso ogni attività umana che sia sfruttata e mercificata, sia questo lavoro intellettuale o fisico, legale o illegale.
Una società antiautoritaria non può prescindere da una necessaria liberazione da ogni lavoro salariato, così come dall’abolizione del denaro che ne è lo strumento.
Non ci sono poteri ma neanche lavori buoni.