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Essere anti-identitarie e insieme identitarie è un casino di coerenza!

Da un pezzo di Sommovimento NazioAnale di Firenze un contributo alla discussione aperta con il loro documento e proseguita con questo post. Pubblichiamo l’intervento di F. Buona lettura!

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salve a tuttu
mi è piaciuto assai il comunicato del sommovimento, come mi appassiona l’opportunita che ci da laglasnost su abbattoimuri di farne spunto di un dibattito.
sul transfemminismo ad oggi e sull’opportunità di evolvere correnti non egemoniche di pensiero che possano rinforzarsi nel rispetto delle differenze reciproche.

per questo coinvolgo anche la mailinglist della squeertparade e riallego i link:

la accorata chiamata del sommovimento nazioAnale verso 8marzo2017
https://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2017/02/01/8-marzo-scioperiamo-contro-la-gabbia-dei-generi/

lo spunto di discussione mosso da laglasnost relativo a tale chiamata su abbattoimuri:
https://abbattoimuri.wordpress.com/2017/02/02/la-violenza-di-genere-non-e-maschile-e-maschilista-ed-eteropatriarcale/

per chi c’ha un po’ sete di teorie e pratiche della liberazione.

Personalmente
trovo che la risposta su abbatto i muri sia focoultianamente ineccepibile e condivisibile, forte ma “interna” intima e costruttiva.

Dall’altro lato un po’ per quello che ho visto e vissuto in questi 3 anni che frequento il sommovimento, c’è un po’ un tentativo di tenere tutte dentro e la paura di perdere pezzi importanti di dialogo in un movimento che in grossa parte ruota intorno ai centri antiviolenza di tutta italia.
In questi luoghi si parla quel linguaggio molto identitario in cui il maschile e il maschilista spesso arrivano nella realtà dei fatti a coincidere.

Quindi trovo questo “doversi giustificare” di fronte alla corrente più identitaria delle femministe come un bagno di realismo sullo stato del dibattito sui generi e sulla teoria del queer (e quindi della destrutturazione dai generi) in italia.

Si, giù la maschera, è vero! Noi siamo le antidentitarie e ci sentiamo davvero così e ci piace giocare a decostruire il genere, in alcuni casi il nostro, coi pronomi e con gli articoli ci divertiamo su maschile, femminile, neutro, corpi sessuali o asessuati che siano, desideri cangianti e camaleonti e viviamo in sacche, bolle, isole, autonomie, in cui siamo riuscitu a affermare ciò che siamo senza rimanerne schiacciate, ad essere amate senza le gelosie, i rancori, le ritorsioni del binarismo affettivo (etero patriarcale etc) .

Ma c’è un fuori rispetto a tutto questo, un difuori moolto ampio, dove per moltu manca proprio lo spazio per certi dibattiti: lì una visione identitaria “protegge” ancora oggi perchè appassiona e crea in mancanza ossigeno il primo focolaio dal basso di contropotere (strumentalizzabilissimo si, in quanto identitario come ricorda laglasnost su abbattoimuri ) che comunque NON è sanitarizzazione della questione della violenza o per esempio della disforia di genere ma mutuo soccorso.

Noi, in quanto donne, in quanto frocie, e aggiungerei in quanto anziane messe fuori gioco e pre ospedalizzate da questa società mononucleare monosessuale monogama monogenerazionale (tutte le conseguenze del binarismo di genere tecnologicizzato e messo a produzione dentro cui viviamo), in quanto migranti dei quartiere dormitorio o dei capannoni dell osmannoro, oppure in quanto consideratu “genericamente” pervertite frequentatrici di battuage reali o sentimentali dei quali subiamo la pubblica gogna perché abbiamo perso o scelto di riufiutare (come lo rifiutano le lavoratrici del sesso) il privilegio dell anonimato: Prima cosa Riconosciamoci, noi e le nostre identità in lotta.

In conclusione importante è mettersi in rete: allarghiamo e incrociamo le connessioni in quanto noi marginali e sfruttate, ma anche rispettiamo ascoltiamo e aspettiamo chi di noi si ferma ad affermarsi come identità sofferente in lotta, rischiando così di porgere il fianco alla reazione al pensiero di destra alla xenofobia alla autoreferenzialità dilagante dell’era di facebook.

Essere insieme antiidentitarie e identitarie è un casino di coerenza, d’accordo.
Ma è anche un percorso in divenire da cui siam passate un po’ tutte, nasci identitaria perche il conflitto polarizza per sua natura, nel liberarti dallo sfruttamento, dalle calunnie o violenze e piano piano pigli consapevolezza e allarghi gli orizzonti, (e questa cosa avviene solo con l’esperienza. ci vuol del tempo insomma saraaduraa). Io la vedo un po’ così, bella e contraddittoria.

con splendente ANOre
f.

ps (mi dicono che ci sono gia 1400 iscritt* ai tavoli di bologna di sab, arriva la marea…)

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