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Qual è stata la tua libera scelta e contro chi hai combattuto per realizzarla?

Rifiutarsi di essere oggetto di desiderio e diventare soggetto desiderante.

Rifiutarsi di fare sesso senza aver dato il proprio consenso e diventare padrone del proprio corpo.

Rifiutarsi di essere operaie riproduttrici e parlare di maternità responsabile.

Sono tutti punti che riguardano l’autodeterminazione delle donne. L’abuso perpetrato nei confronti di donne costrette ad assumere quella particolare funzione di genere è violenza, per l’appunto, di genere. Quello che dovete e potete chiedervi è in quale occasione la vostra volontà è stata prevaricata e cosa vuol dire per voi essere libere di scegliere. Senza ingerenze di nessuno.

Da secoli le donne combattono per poter vivere una sessualità consapevole grazie al consenso espresso. Da secoli combattiamo per essere altro a parte che riproduttrici della specie. Non è qualcosa che può essere imposto per “natura” ma, in realtà, viene imposto per “cultura”.

Decostruire la cultura che ci opprime e trovare la forza di dire di No è un passaggio importante per dirci in lotta contro gli stereotipi sessisti. Ed ecco perché chiunque dica che per fare sesso non serve il vostro consenso è sessista e chiunque dica che non avreste il diritto di abortire è ugualmente sessista.

Facciamo prove di femminismo e diciamo al mondo quali sono gli ambiti nei quali è stato necessario esprimere la nostra soggettività. Quali sono i nemici o le nemiche che abbiamo trovato sul nostro cammino in direzione di una autonomia di pensiero e di gestione del proprio corpo.

Raccontateci con semplici parole quel che avreste voluto scegliere e che vi è stato impedito o che avete scelto pagando un prezzo altissimo. Intitoliamo questa catena di messaggi “Fare ……… è stata una mia libera scelta. I miei nemici sono stati (o sono ancora) …………….Ho combattuto contro questi stereotipi sessisti e perciò ho bisogno di stabilire, per me stessa, che ho il diritto di dire NO o SI e che nessun@ può dirmi il contrario“.

Detta così la domanda è lunga, un lungo incipit per le vostre storie, ma consideratelo un esercizio di riappropriazione di un sapere che abbiamo il dovere di trasmettere ad altre che arrivano dopo di noi.

Inizio io, dal personal politico.

Ho scelto di lasciare un uomo violento. I miei nemici sono stati uomini e donne. Ho scelto di abortire: i miei nemici sono stati uomini e donne. Sono consapevole del fatto che l’antisessismo, la lotta contro il pregiudizio di genere, parte dalle lotte fatte sulla mia pelle. Nessuno può giudicarmi, le leggi devono tutelarmi e non ho alcun senso di colpa o conflitto con il quale convivere per le scelte fatte.

Dico di più: la parte sessista contro la quale ci ritroviamo a combattere, per esempio, non lascia spazio ad incertezze perché tutto si muove in senso binario e dopo aver vinto contro l’abuso subito incontriamo la necessità di abbracciare la complessità.

Soggetti si diventa. Ed è un percorso lento, doloroso, difficile. Contro ogni ingerenza normativa e ogni lettura binaria degli eventi. Io sono, oggi, dopo una lunga resistenza, un soggetto desiderante.

E voi?

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Comments

  1. Fortunatamente non ho mai dovuto combattere per una mia scelta. Sono stata fortunata nella mia famiglia d’origine e in quella creata.

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