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Alcune info utili per le vittime della Bibbia 3.0

Ancora sulla Bibbia 3.0, in relazione a quel che c’è da fare e agli errori che non bisogna commettere se non si vuole trasgredire le leggi vigenti in tema di pedopornografia.

Si dice che la Bibbia 3.0 sia a contenuto pedopornografico per il numero di cartelle, delle quali abbiamo visto, screenshottati, i titoli. In ogni titolo si definiva l’anno di nascita delle ragazze ritratte, prima ancora che il nome e il cognome o altri dettagli descrittivi secondo la modalità di “catalogazione” di chi ha realizzato questo archivio.

Abbiamo parlato con una persona che lavora per la polizia postale la quale ci ha fornito informazioni che tenteremo qui di riassumere per voi. Pensiamo alle ragazze vittime di questo trattamento che vorrebbero capire quel che c’è da fare o a chi vorrebbe fare una cosa buona e potrebbe ritrovarsi nei guai.

Ci viene detto che non ci si può improvvisare investigatori e che chi ha notizia del luogo, indirizzo, spazio web, in cui si sospetta siano presenti contenuti pedopornografici, dovrà comunicarlo alla polpost. Accedere ai contenuti potrebbe significare ricevere un’accusa di detenzione di materiale pedopornografico dato che per la legge visionare materiale in web significa realizzare, seppur in buona fede, un download di contenuti che restano sul vostro computer.

Abbiamo chiesto se lo stesso rischio potranno correrlo le ragazze, vittime di revenge porn o di diffamazione e pubblicazione foto senza il loro consenso, che vorranno verificare se tra quel materiale ci sia anche il proprio, ovvero quello che un giorno avevano spedito ad un tale XY con il quale pensavano di avere una relazione privata. Ci hanno risposto che effettivamente è così: se cerchi quel materiale e lo visioni tentando di trovare quello che ti interessa di fatto stai scaricando materiale pedopornografico e questo potrebbe costarti una denuncia, il sequestro del computer, del cellulare, tablet, e se anche in tribunale un giorno dimostrerete di aver fatto quel giro di orrori in buona fede passerà del tempo e dovrete spendere un capitale per la difesa.

Il suggerimento è di consultare un legale prima di fare qualunque cosa e poi di denunciare alla polpost se avete il sospetto che il vostro materiale sia presente tra quelli di cui stiamo parlando.

Abbiamo sottolineato come la tutela della vittima dovrebbe essere posta in primo piano e che il rischio di essere accusate di detenzione di pedopornografia pur non avendo alcun intento criminale, può scoraggiare chi vorrebbe denunciare piuttosto che chi non ha alcun interesse a farlo.

In questo senso è utile leggere un po’ di sentenze che potete trovare online, o accedere al sito della polizia postale, nella sezione faq, in cui si precisa che, per l’appunto, non ci si può sostituire alla polizia e che, tuttavia, la sola visione del materiale, non a scopo criminale, secondo alcune sentenze, non costituisce reato a meno che non riguardi un reiterato comportamento criminale dimostrabile con la frequenza di ricerca di immagini illecite.

Dunque, per riassumere, riportando le parole dell’ufficiale di polizia che ci ha dato queste info:

“Eventuali vittime si rivolgano direttamente ed esclusivamente agli uffici delle forze dell’ordine. Sia chiaro che dovranno spiegare come ne sono venute a conoscenza.

Chi incappasse nelle istruzioni per raggiungere materiale pedopornografico NON LE SEGUA e si rivolga (anche tramite email) alla polizia postale, indicando l’indirizzo della pagina dove le hanno trovate e come ci siano incappati.”

una ulteriore precisazione riguarda il revenge porn:

“Discorso diverso per il cosiddetto “revenge porn” (di maggiorenni), ovviamente illegale ma il cui possesso e la cui ricerca sono assolutamente legittimi.”

Riguardo al revenge porn e alla maniera in cui ci si potrebbe difendere, scrive:

“Chi è destinatario di qualsiasi forma di comunicazione ne è titolare e, salvo che il materiale in sé non costituisca reato, può farne ciò che crede.
Esiste comunque un corollario di reati che frequentemente si associa a ciò (ingiuria e diffamazione i più comuni statisticamente) che sono perseguibili a querela di parte.
Per quanto riguarda i gruppi chiusi e le comunicazioni di gruppo, l’interpretazione letterale vorrebbe che si trattasse di conversazioni private e ciò negherebbe la maggior parte delle ipotesi di reato… tuttavia ora, a maggior ragione che il fenomeno ha acquisito visibilità all’esterno, non mi stupirei particolarmente se qualche magistrato giudicasse che un gruppo, pur chiuso, composto da migliaia di persone costituisse “uso pubblico” con tutte le conseguenze del caso”.

Ricordiamo allora che in italia il Cyberbullismo, per esempio, tramite il quale si può anche portare una persona al suicidio, non è reato, se non associato, per l’appunto, a reati come l’ingiuria e la diffamazione e, nel caso in cui si individui un disegno criminoso ampio e a lunga scadenza si può parlare di stalking.

Tutto ciò, detto estremamente in sintesi, non rappresenta una soluzione definitiva al problema perché la questione, almeno per quel che ci riguarda, servirebbe trattarla in termini culturali. Serve dire che chiunque abbia la pur minima voglia di scambiare quel link, peraltro facilmente reperibile su google ad una superficialissima ricerca, dovrà trovare chi non se ne farà nulla, non lo aprirà, non fruirà di alcuna immagine e non si unirà al branco per riderne insieme. Serve che chi ritiene sia una cosa eroica il fatto stesso di creare simili archivi e diffonderne i link, debba trovare un muro compatto di opposizione culturale prima che legalitaria.

Siamo noi che dobbiamo cambiare le cose. Noi, per la maniera in cui ci poniamo di fronte a certi fenomeni e per il fatto di saper dire No a tutto questo. Allora: chi dice No insieme a noi?

—>>>Firma e fai firmare la petizione per chiedere prevenzione e norme contro cyberbullismo e revenge porn

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Comments

  1. confermo che e’ tutto facilmente scaricabile con una semplice ricerca su google!…… non e’ possibile impedire alla gente di pubblicare e distribuire ‘ste cose ma secondo me gente del genere si tira indietro al primo concreto rischio legale

  2. il punto fondamentale è che la rete è diventata uno spazio immenso dove si muove di tutto, da interessi criminali economici fino a persone adulte e responsabili che condividono passioni (quelle che un tempo si chiamavano “vizi privati”) in piccoli siti trasgressivi simili a mini club amatoriali.
    Fa una certa impressione continuare a vedere commenti di persone secondo le quali il fatto di fare una foto di nudo e pubblicarla implica necessariamente il consenso alla diffusione con ivi implicato il dileggio , la diffamazione on line e tutto che sta emergendo negli ultimi tempi. Con 40 e 50 like
    come se questa idiozia sia una verità assoluta. vedi il sito del Fatto dove mesi dopo la tragedia di
    Tiziana Cantone si continua a dire che in fondo se l’aveva cercata facendo due video di pompini trasgressivi con la complicità di un fidanzata. Cose fatte per puro divertimento che sono diventate
    spade acuminate nel cuore di questa ragazza.
    L’educazione. Manca questo in giro, l’educazione responsabile.
    Si potrebbe eliminare il problema alla radice, ciascuno possiede foto di ex o di un ex, che può anche
    essere un maschio o una lesbica…il punto è capire che il possesso di una foto non ti dà il diritto di
    divulgarla decontestualizzandola (=scambio innocente di foto tra quelli che un tempo erano amanti).
    Sul gusto di condividere abusivamente foto di terzi ignari, in qualche caso purtroppo minorenni,
    direi che siamo nel campo della pura malattia, accompagnata da espressioni di ingiuria e di scherno
    nei confronti delle persone che incautamente hanno messo in circolazione i materiali.
    Se non hanno contezza della loro malattia , credo sia impossibile intervenire.
    propongo un fuoco incrociato di segnalazioni su facebook dei gruppi di abusi on line, perchè di questo si tratta. Facebook è ormai un delirio, punisce una settimana quello che pubblica un quadro erotico
    presente in un museo e accetta gruppi abusivi di maniaci che si fanno seghe su foto peraltro
    insignificanti.
    Di questo passo si finirà per…non scattare alcuna foto e non fare video, come ormai stanno facendo in tanti, col rischio di eliminare (parlo di ADULTI consenzienti) il gusto di una passione condivisa con una persona. per i ragazzi il discorso è delicato è diverso, ma anche entra in gioco l’educazione,
    il consiglio dei genitori (che non non possono sorvegliare 24h le bacheche e gli smartphone dei figli)
    e la cultura sessuale di un Paese che dice di essere avanzato.
    le stesso Paese che si indigna per una ragazza che pubblica un pompino ma non riesce a varare
    una legge seria per la educazione sessuale nelle scuole.
    ciao

Trackbacks

  1. […] ad una pessima abitudine che sta mietendo vittime tra ragazze minorenni le cui immagini sono collezionate in particolari archivi facilmente rintracciabili in rete con le foto divise per nome, età, denominazione […]

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