Il perfetto militante antifascista

Lei scrive:

Sono una ragazza di 34 anni, ho sempre frequentato centri sociali e posti occupati, i miei amici sono, per la maggior parte, attivisti. Le mie relazioni, anche sentimentali, gravitano intorno a questo mondo per mia scelta e perché non potrei fare altrimenti, per me l’amore e la politica viaggiano sulla stessa strada. Ho conosciuto un uomo qualche anno fa, un guru della politica contro il sistema, faceva parte di uno dei centri sociali più importanti e storici di XXXXXXX, oggi gestisce un bar, una sorta di “punto di riferimento per i compagni”.

L’ho sempre visto, nella mia infinita ingenuità, come un uomo estremamente “giusto”, una persona la cui opinione politica fosse in assoluto la più ponderata, la più intelligente. Una persona che si è sempre battuta in difesa degli emarginati, contro il capitalismo e ogni forma di fascismo, insomma, un militante antifascista modello, sempre pungente acuto e sul pezzo. Ci frequentiamo per circa un anno. All’inizio mi confortava sapere che mi stavo vedendo con un uomo così attento al rispetto dell’altro e al senso di comunità. Dico “ci frequentiamo” perché non siamo mai stati insieme, intendo come una coppia, perché come diceva lui, questo concetto doveva essere sostituito da “rapporti nuovi” privi di quei meccanismi stantii, quali la gelosia e il senso del possesso, che la società del “produci consuma crepa” ci imponeva silenziosamente.

Ebbene, il suo rapporto anticonformista si basava su incontri decisi solo da lui, secondo i suoi tempi e modalità. Ogni volta che cercavo di criticare, in senso costruttivo, il nostro rapporto, dato che mi sembrava più conformista che mai, iniziava a parlare per ore di quanto fossi attaccata alle dinamiche borghesi e quanto fossi inesperta e ignorante: insomma ogni volta che cercavo di parlare di noi, lui la buttava in politica, fino a scomodare Marx. Tutto questo, ovviamente, mi faceva sentire in errore, ancor di più quando mi attaccava in modo sprezzante e denigratorio. Non ero abbastanza svincolata dal mondo borghese.

La storia finisce, io perdo quell’identità che avevo costruito tenacemente nel corso degli anni, perché ormai era stata disgregata da lui, la cui opinione per me, come per tante altre persone, era estremamente saggia. Dopo due settimane, il caso ha voluto, che ho saputo che picchiava la sua ex e anche quella prima, il Che Guevara del quartiere non era altro che un uomo violento insomma. E come mai non l’ho saputo prima? Perché le sue ex hanno preferito non rendere pubblica la cosa, molti lo sanno, sanno chi è, sanno quello che ha fatto, sanno che picchiava le sue fidanzate in punti del corpo non visibili, sanno dei maltrattamenti che infliggeva, dei ripetuti tradimenti e della sua morbosa gelosia, lo sanno, i compagni e le compagne dei centri sociali di XXXXXX, magari non tutti, ma in tanti sanno e continuano lo stesso a frequentare il suo locale, a partecipare alle iniziative politico-sociali da lui organizzate, a chiedere la sua opinione politica, che dispensa generosamente e narcisisticamente da dietro il bancone del bar.

Per quanto mi riguarda ho le mani legate, non posso mettermi a capo di un serio boicottaggio perché non lo ha fatto a me, “sono storie brutte che coinvolgono altre donne che hanno deciso di tacere e tu per questo devi rispettare la loro scelta” mi hanno detto. “In fondo a te ha fatto solo violenza psicologica, in confronto a chi c’ha preso le botte per anni….”. Certo è vero, diciamo pure che sono stata fortunata ma la domanda è: che cosa succede quando è proprio“uno dei nostri” a usare violenza sulle donne? Dove finisce il coraggio e l’indignazione e il boicottaggio che usiamo per tutto ciò che è ingiusto e ripugnante? Tacere vuol dire proteggere comunque, a qualsiasi prezzo, “uno dei nostri”? Quello che mi ha lasciato questa esperienza è una profonda delusione, penso che anche il nostro sia un mondo pieno di incoerenze, omertà, maschilismo dilagante al pari del sistema che tanto ci disgusta.
Grazie per l’ascolto.

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Comments

  1. Il punto è che l’ideologia e la maturazione personale non sempre vanno di pari passo. Spesso sono bei ragionamenti totalmente razionali che nulla hanno a che vedere con l’intelligenza emotiva. Aggiungo anche che, chi ti dice “Era “solo” violenza psicologica” sbaglia tantissimo. La violenza psicologica è strisciante, non si vede, nessuno ti consiglia di lasciarlo, nessuno ti aiuta perché lui in genere è una persona apparentemente perfetta. E nel frattempo tu vai in mille pezzi.

  2. “In fondo a te ha fatto solo violenza psicologica”
    :-O no comment!

    il maschilismo è indipendente dal colore politico, dalla città, dalla privincia, dalla regione, dalla nazione in cui vivete! lo potete incontrare nei luoghi più insospettabili: siate vigili, sempre!

  3. Non credo che gli altri lo stiano intenzionalmente proteggendo tacendo su quello che ha fatto nella sua vita privata, lui resta un punto di riferimento nell’ambiente perché si dividono le due identità “di gruppo” e “individuale”. La cosa più importante è che le ragazze che hanno subìto violenza abbiano una protezione loro, un appoggio, che sia la famiglia, gli amici più stretti ecc. e solo loro possono decidere cosa fare al riguardo. Storie simili le ho viste anch’io purtroppo. Si idealizza qualcuno per i suoi ideali e si accettano cose che non si accetterebbero mai da qualcun’altro perché si ha questa sorta di pregiudizio positivo nei suoi confronti. Ti riprenderai dalle sue denigrazioni e dalla delusione e avrai le idee ancora più chiare di prima!

  4. Che nel mondo in cui viviamo oggi esistano ancora movimenti, spazi liberi e la possibilità di praticare politica autogestita è quasi un miracolo.
    Ma anche i luoghi di partecipazione sociale, non sono che dei microcosmi dove alla lunga, ci si rende conto che si instaurano le stesse identiche dinamiche che osserviamo a livello globale. È molto triste dirlo, ma purtroppo è così.
    Le persone cattive e ingiuste si trovano ovunque, anche dove, aimè, si cerca di riscattarle le ingiustizie e le cattiverie.
    È paradossale, ma all’interno dei movimenti si verificano dinamiche di prevaricazione, di servilismo e di violenza a quanto racconti.
    Purtroppo ci sono persone che non sanno di essere fasciste, solo perché non rimpiangono il ventennio

  5. io cerco di scartare l’uomo “left” perché alla fine è iper picaresco e scopri che lo devi mantenere tu 😀

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