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Sono stata maltrattata e licenziata per la mia omosessualità

Lei scrive:

Cara Eretica,
Non immagini la mia paura nello scriverti (…).

Sono stata licenziata. Niente di nuovo.
E invece sono stata cacciata, umiliata, offesa e molestata per ben due anni.
La causa: la mia omosessualità.
Dei datori di lavoro, i classici uomini squallidi, sposati con figli che ad ogni donna che passa sbavano.

Ho sopportato frasi come “me lo fai venire duro, se scopi con me la vita ti si risolve” e tante tante altre, ogni giorno. oppure volte in cui mentre lavoravo mi toccavano (ho subito violenze da piccola, il solo tocco di qualcuno mi manda in panico) soffro di ansia e depressione per cui prendersela con me è stato facile.
Ho sopportato, in ginocchio per terra, ho sopportato di piangere davanti  ai clienti e subire parolacce, offese, a volte ti tiravano cose in faccia e per loro era tutto normale.

Le volte in cui sono stata umiliata, le volte in cui “se non stai zitta non ti do lo stipendio” il padre del mio datore, un vecchio signore burbero, mai visto tanto odio da una persona, mi umiliava ogni volta che poteva, parolacce e offese a non finire, e con le minacce di non ricevere stipendio, sopportavo in silenzio. Ogni giorno tornavo in lacrime.
Il mio datore che sapendo i problemi economici che ho, mi chiedeva di prestargli casa per portarsi le prostitute, cosi in albergo non lo vedevano.
Ovviamente non ho mai accettato niente di tutto ciò.

Quei pochi che sanno questa storia mi hanno consigliato di denunciare. Ma sono pietrificata dalla paura e dalla vergogna.
Ora sono qui, senza lavoro, senza soldi con un senso di colpa che mi logora dentro.
Mi sentivo dire ogni giorno “quella mi fa schifo se ne deve andare”
Sono stata sostituita da una ragazzina 19enne a cui ho insegnato il mio lavoro, che svolgo da anni.
Ovviamente questo gioco di provarci lo hanno fatto con tante ragazze, il mio capo le punta piccole, magari straniere e provocanti.
Io sono ancora schiacciata dalla cosa, perché in fondo era un uomo che non faceva del male volutamente, il suo problema con le donne è una vera e propria malattia, per lui il sesso è ragione di vita, più volte ho provato a parlarci, a dargli numeri di psicologi, ma per lui è tutto normale.
sensi di colpa perché in quel posto, ci lavorano tante persone, con famiglie e figli e se facessi qualche causa legale, rischiano di perdere lavoro anche loro.

Ho paura anche di una loro eventuale ripercussione su di me, se facessi qualcosa, ed essendo debole come foglie secche, mi distruggerebbero.
Giornate in cui partivano parolacce, davanti a tutti i clienti e colleghi. “Puttana pezza di merda” mi sentivo dire perché magari non avevo portato il foglio giusto.
Quando gli chiesi davanti a sua moglie e sua figlia di 8 anni di chiedermi scusa (ancora le sto aspettando) la bimba mi si girava dicendo “papà le dice anche a me le parolacce però mi vuole bene”.
8 anni. Gli stessi che avevo io quando subì violenze io.

Quando provai a fargli capire che ciò che lui faceva era una violenza, che era un male per me, che tremavo terrorizzata quando tentava di mettermi all’angolo, che doveva pensare se succedesse qualcosa a sua figlia (sperando mai, voglio bene a quella bambina) per lui non sarebbe mai successo, che era tutto normale cosi.
Tutti hanno sempre assistito, tutti tra clienti e colleghi. Quasi mai una parola.

Io ho molte difficoltà ed era facile attaccarmi, con la paura di perdere il posto e rischiare di perdere la casa (avevo anche preso un prestito con la banca, tramite consiglio del mio capo, con la promessa che non mi avrebbe licenziato, e che ancora sto pagando).
Alla fine quando ho cominciato a “minacciare” di fare qualcosa, ho ricevuto minacce e insulti. ho registrato cose che farebbero venire i brividi a chiunque.
Il colpo di grazia fu che il padre, malato, come “desiderio” su letto di ‘morte’ voleva che io me ne andassi.

No, nessun cliente c’è l’aveva con me, mi volevano tutti bene e mi hanno sempre apprezzato (tutt’oggi mi chiamano per sapere come sto e ovviamente mento).
Non potrò mai dimenticare quando morì mio nonno, andai comunque a lavorare, 4 giorni dopo morì mia nonna, andai comunque a lavoro, turno dalla mattina alla sera, venni attaccata così, senza motivo perché all’anziano rodeva e mentre piangevo dicendo “per favore almeno oggi posso essere lasciata in pace, non dovrei nemmeno essere qui” mi sentii rispondere “ah è morta tua nonna, mi dispiace ma non me ne frega un caxxo”.

Volte in cui i clienti si intromettevano (anche minacciandoli di smetterla) loro hanno sempre usato strafottenza e arroganza.
Una volta, una poliziotta cliente, gli fece notare di non trattarmi cosi perché potrei fare qualcosa” lui per tutta risposta e con strafottenza “mi sta sul caxxo se ne deve andare”
Si. Ho chiesto aiuto alla poliziotta, ma lei come tanti “eh ma sono cliente non voglio immischiarmi”.
Tutti che mi ripetevano, tra clienti e colleghi che era inutile lamentarmi, perché se non avevo fatto nulla fin’ora, ero ridicola a cercare di fare le cose ora.

Ma è una cosa troppo grande per chiunque probabilmente e io che ho sempre solo preso calci in culo, per me è una cosa immensa.
Le volte in cui mi minacciava di picchiarmi, perché quando si incazzava diventava violento e quindi spintoni, pestate di piedi, strette al braccio, secchi addosso e stecche di sigarette in faccia.
Sua moglie, per tutta risposta “è sempre il tuo datore di lavoro, se non ti sta bene te ne vai”. E lo sapevano che difficoltà economiche ho.
La loro libertà di provarci e toccarmi solo perché sono una bella ragazza, e farmi sentire una merda o sbagliata per la mia natura, che fortunatamente, non ho mai negato e ne vado fiera.
Tanti che mi hanno ascoltato, tanti “mi dispiace” ma mai nessuno che mi abbia saputo aiutare e la colpa è solo mia.

Ho collezioni di racconti di questo genere, due anni così, nottate di pianti.
Per poi essere cacciata e gettata via. era facile, sono giovane e molto molto debole, loro sono uomini adulti che hanno minacciato di mandarmi contro tutti gli avvocati del mondo se provo a fare qualcosa.
Io non ho nessuno, vivo sola, la mia famiglia economicamente non può aiutarmi e non potrei nemmeno chiedere aiuto o pagare un avvocato. Ho provato con quelli statali, ma sono stata trattata da cittadino di serie B.
Questa è la mia storia, magari qualcuno può darmi qualche consiglio e riuscire a sbloccare questa paura che mi sta rinchiudendo in casa. non esco quasi più, non vedo più gli amici, non parlo con nessuno e tengo tutti a distanza.

Mi sento una donna distrutta. La loro pressione è stata cosi forte da farmi cadere di nuovo in una depressione cronica. Incapace di reagire. Chiusa in casa, mangiando poco e niente, notti insonni, prigioniera di me stessa.
Mi vergogno come un cane. Avevo bisogno di scrivere a qualcuno e di sfogarmi e probabilmente non sono né la prima né l’ultima.
E ora sono come tante, senza lavoro, cacciata e non per il mio operato (ancora ho clienti che mi cercano e che mi vogliono bene).
Avevo tante qualità e sapevo fare tante cose, mi spaccavo in 4 e avevo sempre le soluzioni.
Ora sono qui a piangere in un letto, non mi sento più in grado di far nulla aspettando non so cosa.
Grazie per avermi ascoltata e scusate la confusione del messaggio. Grazie infinite.

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Comments

  1. Non so neanche da dove iniziare per esprimere il mio sdegno… Tutto quello che ti hanno fatto è così sbagliato che prendere azioni legali verso di loro non mi darebbe la stessa soddisfazione che sottoporre loro allo stesso inferno cui hanno sottoposto te. Da quello che dici in ogni caso ti sconsiglio azioni eroiche nell’immediato, ora è il momento di salvare te stessa imparando a riconoscere il tuo valore, godendo della libertà ritrovata anche se questa significa problemi economici, curando la tua depressione. È il momento per cercare nuovi lavori (anche provvisori e che non hai mai fatto, giusto per guadagnare qualcosa), valutare tutte le opzioni che hai, anche quella estrema di vendere casa col mutuo e trasferirti altrove se ti farà stare bene (non sentirti legata a quattro mura). Intanto se ne hai diritto chiedi il sussidio di disoccupazione: ti darà un po’ di serenità mentre ricostruisci la tua vita. Ti abbraccio fortissimo, ce la farai ❤

  2. Io mi auguro che se un avvocato leggerà questo articolo si metta una mano sulla coscienza e che ti assista per tutto l’iter giudiziario che serve a farti risarcire di quello che ti spetta, e che ti chieda il compenso solo alla fine e solo in caso di vittoria. Sarebbe una gran bella cosa e voglio credere che da qualche parte esista una persona così!

  3. Oggi tutto il discorso collettivo di massa è dalla parte dei padroni, ecco un esempio delle conseguenze esistenziali di una situazione politica.
    Parli di un senso di vergogna. Hai voglia di parlarci del contenuto di questa vergogna? Così, per visualizzarlo e neutralizzarlo, visto che è ovvio che in questa storia non sei tu a doverti vergognare.
    Credo di capire molto bene cosa significa sentirsi sbagliati; ti ascolto volentieri, e credo non solo io.
    Un grande caldo abbraccio
    (PS mi fa incazzare a morte che di solito queste merde sono anche ammirate socialmente)

    • Concordo.
      Gli avvocati per i quali lavoravo come praticante erano quasi tutti così. E, di solito, i giovani ambiziosi li ammirano, nonostante vengano da loro sfruttati e denigrati. Eppure… sono il loro modello da seguire. Appena un cattivo cade chi prende il suo posto si dimentica quello che ha subito e si comporta anche peggio.
      E’ successo con un mio vecchio amico. Appena hanno iniziato a pagarlo, anche lui trovava inconcepibile che un praticante avvocato potesse lavorare essendo pagato… già si era dimenticato cosa aveva dovuto subir in passato.

  4. Io sono un uomo e quindi, almeno tendenzialmente, non sono soggetto a soprusi quanto può esserlo una donna. Ho cambiato diversi posti di lavoro e alcuni proprio perché circondato da colleghi e capi dediti all’abuso, l’inganno e la mancanza di rispetto. Purtroppo viviamo in un paese dove l’abuso della propria posizione è un pattern ricorrente. Dai capi, responsabili, funzionari statali, avvocati, professori universitari e non. L’unico consiglio che mi sento di darti (ripeto, pur non conoscendo in dettaglio la tua situazione) è di resistere e di dedicare le forze che ti rimangono a fine giornata per cercare un altro lavoro: è l’unica soluzione che io ho trovato per persone che invece di insegnarmi un mestiere mi insultavano e sfruttavano.
    Tu in realtà sei una persona più FORTE di quello che credi. Perché, anche se per varie ragioni, continui a resistere: chi abusa degli altri in quella maniera è perché è una persona DEBOLE che elemosina AUTOSTIMA da iniettare nella propria viscida esistenza e dargli un senso, per eliminare la propria paura attaccando e sentendosi potente.
    Prova a trovare un altro lavoro
    Un grande abbraccio!

  5. Sono disgustato, non trovo parole per esprimere quello che sento.
    Pagliacci, deboli e vigliacchi, sono veramente persone tristi.

  6. Mentre leggevo questa lettera il mio primo pensiero è stato che questa non è l’Italia in cui vorrei vivere e che queste persone non sono quelle che vorrei come connazionali. Quello che ha dovuto subire questa donna è solo un esempio di quello che succede ogni giorno ogni momento nella nostra quotidianità. Non starò qui a sottolineare che ognuno è libero di amare e stare con chi vuole nella sua vita privata, perché farlo significherebbe affermare che è diverso. Nessuno va in giro ad ostentare la propria eterosessualità. È così di conseguenza nessuno dovrebbe difendere il suo essere omosessuale. È indecente che queste persone abbiano diritto di parola! M vergogno per loro.

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