Datti fuoco

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Lei lo lascia e lui le dà fuoco. Inizia così la carrellata di esempi di femminicidio dell’anno 2017. Mia e di nessun altro, e già immagino i mille modi in cui si potrà definire la faccenda. Avremo mai la libertà di dire di No senza subirne le conseguenze? Avremo mai il diritto di dire di Si e di essere considerate consapevoli per la scelta fatta senza che qualcun@ dica che non lo siamo? Sono due cose da mettere sullo stesso piano, perché non conta quel che diciamo o vogliamo o desideriamo. Conta solo quello che vuole la persona che intende imporci le sue regole, per proprio tornaconto o per motivi più ideologici, come quando a te non viene riconosciuto il diritto di scegliere cosa fare quando resti incinta, perché non sei tu a poter decidere di abortire liberamente. O come quando ti si dice che il tuo No non era comunque abbastanza per evitare uno stupro, ed ora, in questa circostanza, c’è chi dirà che non è sufficiente che tu lasci il tuo ex fidanzato perché comunque lui avrebbe tutto il diritto di tentare di tornare insieme, perché l’amore, perché la sofferenza, perché il possesso, perché bla bla bla, al punto che per obbligarti a cedere è disposto perfino a mutilarti a vita.

Perché così ti ricorderai sempre di lui, ogni volta che il dolore arriverà al cervello e le urla riecheggeranno nelle stanze di un ospedale in cui tenteranno di strapparti via la pelle da una zona del corpo per riparare quell’altra che è andata via per le grandi ustioni. Mi lasci e io porto via con me qualcosa di te. La tua bellezza, la tua serenità, la felicità, il tuo diritto di esistenza. Ti porto via l’aspetto, la salute, un arto, un organo interno, la stessa vita. E per pietà nessuno osi pensare (figuriamoci!) che si abbia diritto di giudicare questo individuo con severità o che sia necessario ripensare al fatto che deve pur esserci un modo per prevenire a partire dal fatto di descrivere queste cose come vicine a tutt* noi. Se tu che lasci il tuo ex pensi che a te non succederà mai e non riesci a cogliere i segnali perché qualcun@ ti dirà che si tratta solo di follia, capiterà anche a te di non riconoscere la violenza quando ce l’hai in prossimità e sta per raggiungerti.

Dire di No è un diritto e non puoi cedere ai ricatti, ai sensi di colpa, anche se hai bisogno di un tempo di transizione per recuperare distanza e solidità. Io lo so perché è successo anche a me. Repubblica dice che lei ora lo difende e dice che non è stato lui. E allora chi è stato? Cosa interviene in queste occasioni, quando si accusa e poi si ripone quel segreto tra le proprie mura. Ci sono ferite di ogni tipo, si suppone, da affrontare e da guarire, e non è mai tutto così lineare. Perciò mi dico che ci sono modi di affrontare queste faccende, in termini istituzionali, che non tengono conto degli andirivieni, delle indecisioni, umane, comprensibili. Le leggi non riparano, perché serve la prevenzione. Se non è lei a voler rinascere c’è ben poco che si possa fare. L’obbligo della denuncia con il percorso rosa, l’irrevocabilità della querela, e una ragazza che ora dice che non è stato lui e allora ditemi dove sta il successo di quelle leggi che tanto sono state supportate pure da alcune “femministe” che poco hanno saputo comprendere di questi percorsi così difficili.

Si parlerà di lei, forse. Qualcun@ le darà la colpa. Non si coglie il problema e quando una donna vive periodi così complessi se non è lui a poter essere definito folle allora la follia si sposta, in un giudizio severo che necessità di un colpevole. O lui o lei. Chi tra i due? Eppure è tutto chiaro. Lei ha detto no e lui le ha dato fuoco. Dunque come facciamo a impedire che ciò avvenga in futuro?

Se ti venisse in mente di stalkerizzare o uccidere la tua ex perché ti ha abbandonato, come se fosse tuo diritto, come se. Se non riuscissi a contenere l’impulso di creare un danno a quella che reputi responsabile del tuo dolore, come se. Se non riuscissi ad accettare il fatto che lei è una persona altra e che ha propri desideri, una propria volontà, e il diritto di scegliere dove e con chi stare, come se. Allora sei un egoista, un analfabeta emotivo, un infantile idiota che dovrebbe mettere una mano su una griglia bollente, così provando il dolore che vuoi infliggere prima di provocarlo ad altr*. Perché quel corpo non ti appartiene. Quella vita non è tua. Perché devi imparare a convivere con una decisione che non puoi prendere al posto suo. La prossima volta che qualcuno pensa di poter mutilare una donna perché ha detto no, aiutatemi a dire che la disperazione per “l’abbandono” non ti rende vittima ma può renderti un carnefice. Se proprio non resisti, ascoltami, allora datti fuoco. E ardi, splendente, a illuminare i tuoi pensieri bui. Dirigi la mano assassina verso te stesso. E ti guarderemo, forse, con un po’ più di comprensione. Forse.

Lorena (sopravvissuta a un tentato femminicidio)

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Comments

  1. La mentalità dei bei vecchi tempi è troppo lontana dall’andarsene. Tremendo è che il primo discorso che l’italiano della prima repubblica fa è “ma oggi non c’è più religione…perché lasciarsi?” o, meglio… “perchè lei doveva lasciarlo? per trovarsi un altro? che spurchignuna! (sporcacciona, in dialetto bresciano, giusto per dimostrare che non si deve raggiungere un villaggio sperduto in Sicilia per trovare questa mentalità)”.
    Una storia finisce solo se LUI lo vuole. Al massimo gli si rimprovera che era una brava ragazza. Non come quella svergognata con cui si è messo (che esce la sera senza lui, ha preso la patente e non vuole far figli prima di aver una vera carriera, udite udite).
    Ho paura ad ammettere che, oltre ai nostri sforzi e la nostra decisione a dire e far ciò che è giusto, servirà TANTO TEMPO. Chi è cresciuto a quella maniera non cambierà. E’ già difficile far cambiare idea ai giovani che sono stati indottrinati a quella maniera. Figuriamoci a dei sessantenni cresciuti a rosari e repressione degli istinti.

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  1. […] Sorgente: Datti fuoco – Al di là del Buco […]

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